Prefazione

 
Nei vortici del 2000 è un testo teatrale assolutamente delizioso.
Scritta da Maria Pia Lombardi De Maria, e pubblicata a Napoli nel 1934, la commedia, ambientata nel 2040, è l’ironica rappresentazione dei timori e delle aspettative che si nutrivano, nei primi decenni del secolo scorso, nei riguardi del terzo millennio. Timori e aspettative che in qualche modo sono continuati per tutto il 900 e che in parte sono ancora straordinariamente attuali.
Ricordo una canzone di Bruno De Martino, molto in voga decenni fa, in cui si cantava a ritmo swing: “Nel 2000 / noi non mangeremo più / né spaghetti / né polpette col ragù / prenderemo quattro pillole e con gran facilità / la fame sparirà. / Razzi di qua, razzi di là / andremo sulla luna poi per prendere il caffè / vola di qua vola di là…..”.
Nel 2000 di Maria Pia ci sono velivoli di tutti i tipi al posto delle auto, gli uomini vanno su Marte e i Marziani (piccoli e verdi, o alti e allampanati) vengono in visita sulla Terra e ci si nutre con pillole. Ma c’è di più: gli automi (perfetti e di marca italiana) fanno i camerieri, puliscono la casa e servono in tavola (pillole, ovviamente, su vassoi di lucido metallo), le donne hanno conquistato la totale emancipazione (c’è l’avvocatessa, la perita, cioè l’operaia specializzata, la pugilatrice e così via) e una assoluta supremazia in tutti i concorsi, esami, posti di responsabilità, lo psicofotografo (straordinario strumento, migliore –si fa per dire- della macchina della verità) legge i pensieri e permette l’accusa per reati di pensiero o di intenzione, un microfono porta gli avvisi del Capo (che a sua volta sente tutto) in tutte le case, si pratica l’ibernazione (per sfuggire alla legge, per curiosità nei riguardi del futuro, per un amore infelice), la chirurgia plastica e l’arresto della giovinezza a 25 anni (presso L’Istituto di giovinezza), gli operai arrivano entro 10 minuti altrimenti sono multati, ci si veste con tute tutte uguali, non c’è più la moda, non ci sono più scioperi (è vietato), le industrie sono riunite in un grande Monopolio Governativo, non esiste la pensione perché tutti devono sempre lavorare, si mandano al confine gli uomini inutili, c’è un totale Statalismo che ricorda il mondo del Grande Fratello di Orwell. Ma è da notare che l’oggetto delle ironiche notazioni è il fascismo, rispetto al quale troviamo, assolutamente fuori posto, encomi del Duce o dei Balilla talmente estasiati da costituire, già a quei tempi, elementi di comicità.
Inoltre c’è il Sole artificiale, il divorzio, la Confederazione europea e la lingua europea, la Biblioteca parlante, la televisione, il cinema, l’onnipotenza dei mezzi di comunicazione di massa. Insomma quel 2000 che ormai viviamo e rispetto al quale, negli anni scorsi, azzardavamo le più strambe previsioni, era già stato messo in scena (e le didascalie per gli scenari fanno pensare a Metropolis di F. Lang) circa un secolo fa da una scrittrice napoletana della quale (al solito!) nessuno di noi aveva mai sentito parlare.
Eppure Maria Pia scrisse anche altre cose: per esempio, nel 1935, sempre con la CLET, pubblica a Napoli: Tutto in rosa. Umorismo al 100 per 100Raccolta di commediole, scenette, dialoghi, monologhi, adatti per il teatro, convitti, istituti, serate e salotti. Tra i pezzi proposti, delizioso è Lo sciopero di Fortunello e i suoi compagni: sciopero dei personaggi del Corriere dei Piccoli. Molto interessante è il Monologo su Napoli e qualche altro. L’ironia di Maria Pia è allegra e “leggera” ma riesce a rappresentare bene un mondo in bilico tra fascino del nuovo e nostalgia del vecchio mondo, tra tecnologia e autenticità.