Da bambina avevo treccine che sbucavano dietro le orecchie e

ascoltavo le storie di mia madre di mio padre di mia nonna di mio nonno del portiere della maestra delle mie amiche bambine delle donne che frequentavano la casa e

ascoltavo i film di indiani e pistoleri di Bambi di Pinoc­chio di Cenerentola di Piccole donne e

ascoltavo la mia casa la strada i bambini all’asilo la primavera e il mare il sole la pioggia una volta anche la neve e fu una cosa straordinaria e

ascoltavo i libri che leggevo Il richiamo della foresta Zanna bianca Piccole donne e Il libro azzurro delle fate e quello giallo e quello viola e quello turchino e

ascoltavo il mio corpo le mie mani i miei occhi soprattutto e poi gli odori e la felicità che da tutto ciò me ne veniva

Ascoltare accogliere era elaborare trasformare fare mio e

E poi raccontavo

a mia madre a mio padre ai miei fratelli ai bambini e alle bambine a mia nonna alla vicina di casa alle mie bambole e soprattutto raccontavo a me

Raccontavo inventando storie straordinarie o bugie elaborate e raccontavo anche quando correvo in Floridiana quando mi bisticcia­vo e urlavo quando ridevo quando mi immaginavo di essere la regina la fata quella che col suo desiderio tra­sforma le cose la realtà

Da allora ho continuato ad ascoltare gli anni con tutto quello che mi hanno portato e dunque l’amore e il dolore la felici­tà preziosissima di tante cose per tante cose e la vergogna di non essere tanto forte da fare reale il mio desiderare

Ho ascoltato le voglie che avevo questa città così bella e corrotta la gente che incontravo le idee che avevo ho ascoltato la necessità di purezza di giustizia di felicità per tutti la necessità di dignità  di lavoro di pane di casa e la necessità di cultura di sapere le cose di sapersi orientare

Così di volta in volta in volta ho raccontato e sono andata a ballare mi sono presa cotte su cotte e ho cercato anche io di fare la rivoluzione tante rivoluzioni e ho letto libri e libri e ho visto film e film e ho goduto dell’odore del vento della terra bagnata del piacere del lungo parlare tra amiche tra amici e ho fatto un figlio bellissimo dolce e testardo e ho cercato perfino di trasformare gli strazi che ho vissuto in esperienza umana

Non è stato sempre facile

non è sempre facile

Tutto questo cerco da sempre di “formalizzare” nella scrit­tura e la scrittura è così forte che mi aiuta a scoprire le pieghe i risvolti le possibilità

Mi aiuta a svelare le cose e a riderci sopra certe volte

Giocare è cosa indispensabile io credo

ironizzare su di sé su tutto il mondo: è certamente un modo per andare avanti ma

ma ho visto e vedo molti cadaveri in giro

con la bocca larga o stretta nella smorfia ebete

di chi si diverte -alla lettera: si allontana- dalla vita

 

 

 

Febbraio 1992

 

In: Melita Rotondo, Spunti di vista, CUEN 1992