Da La Quinta Stagione – e antefatti – indizi – antefatti e no (Kairòs 2017

Ne ho attraversato di strade sentieri piazze
superato monti e mari e laghi paludosi
e soprattutto ne ho articolate di parole
e ne ho ascoltate
ho visto la scostumatezza usata
nel trattarle – la perfidia nel berle
e poi sputarle e c’ho giocato
come con mazze arroventate:
pietre – diceva Lui – che segnano più
di pugnali di bastoni di stiletti
Ma quelli – quelli che seggono impettiti
nutrendosi di sangue umano e pelle
quelli dagli occhi luccicanti
e dalle mani lisce
quelli delle armi degli elmetti delle bombe
delle Leggi che colpiscono sul collo
quelli serrati tra di loro
sguardi sbiechi denti in fuori
quelli mai sono crollati – fronte sudata
dita imbarazzate a controllare l’urto
Troppo forti troppo tanti troppo tutti
l’hanno schivate come moscerini
spedendo a volte un loro servo
invitandomi a poetare delle stelle
e al mio rifiuto hanno scardinato a una a una
strade montagne mari e monti
e – cani nella sabbia –
hanno scavato i miei tesori
Epperò io è in ciò che guardo
e nel vederlo sta e dunque è un noi
Il canto che intono non è
mia proprietà o mia invenzione
: sulle barche nella cantina dove siamo sequestrate/i
nell’aula buia dove c’hanno rinchiuse/i e malmenate/i
fuori i cancelli dove ci rechiamo ogni mattina
e nei campi sui marciapiedi con la mano tesa
nella folla che intona musiche coinvolgenti e minacciose
nelle baracche dove ci tocca di passare un’altra notte
nella corsia dove come un sacco c’han gettate/i

nella collera che tutt* proviamo
quel canto è voce che grandiosa sale
sillabando ogni fonema ogni significato.