Dell’Araba Fenice conoscete tutti il mito, perpetuato continuamente da qualche sconsiderato: perseguitata e ricercata, la poverina, per la logica malvagia della storia, è obbligata, tutte le volte che le cose stanno andando per il loro verso, a morire continuamente per rinascere lontano.
Così la Fenice è molto infeLice…. ma un giorno, mentre tra una comparsa e l’altra si riposa sotto un pino (ce ne sono ancora a Napoli), decide di cambiar vita, cioè decide di vivere, di cercarsi un’altra storia e nuovi autori.
Venne da noi:
“Voglio essere feLice” singhiozzò, digrignando il becco
“E’ ben difficile di questi tempi”
“Voglio essere feLice
Scrissi questa favoletta, nel 1984, in occasione della fondazione dell’Associazione culturale L’Araba Felice, a Napoli, che rappresentava per noi la volontà e la necessità di resistere al così detto riflusso. In realtà, negli gli anni ’80, in Italia, ebbero inizio trasformazioni che alla lunga, incontrollate, saranno catastrofiche (il nuovo liberismo, lo spostamento dell’attenzione dalla classe operaia ai manager, l’individualismo e l’egoismo trionfanti, lo slittamento dell’idea di “politica” come impegno, rivoluzione, aspirazione alla giustizia, lotte a fianco dei più deboli, a operazioni tutte interne alle logiche di partiti, e infine la trasformazione dell’immaginario stesso riguardo a cosa significasse cultura e bellezza). Eppure, negli stessi anni, in Italia ci sono stati fenomeni di grandissimo interesse e di grande portata storica e culturale: l’affermarsi del femminismo, la ripresa della creatività, l’esplorazione di nuovi linguaggi, di nuove forme d’arte e di sperimentazione. E L’Araba Felice ha dato, credo, un contributo interessante.
Alla favoletta seguiva un Manifesto programmatico dove, tra l’altro scrivevo: L’ARABA FELICE è un’Associazione culturale tra artiste e artisti, operatrici culturali e operatori culturali, provenienti da esperienze varie (scrittura, poesia, musica, teatro, arte figurativa, scuola, grafica, fotografia, cinema, regia, musica, canto, ricerca scientifica….), che facendo “quadrato”, per proteggersi dalle sgradevolezze della lotta per la vita dell’arte, dell’intelligenza, del senso critico, della creatività, del gioco, dell’ironia… della cultura insomma, si propongono di allargare sempre più spazi e modi d’intervento. Da qui il carattere aperto dell’Associazione (che non si configura come “gruppo”, né come generica aggregazione) e la scelta di procedere, di offrirsi, attraverso eventi che possano servire da stimolo e da proposta operativa.

L’Araba FeLice, scrivevo, è:
• scommessa per creare un tessuto culturale a Napoli (città ricca di sommi artisti e di ingegni di grande levatura)
• punto di incontro (e di scontro) tra quegli artisti operatori che, per incomprensibile (agli altri) scelta, decidono di esserci, in questa città
produzione di eventi culturali, nati grazie all’intreccio e alla contaminazione delle iniziative e delle capacità individuali
circolazione e organizzazione di eventi culturali a livello nazionale e internazionale
promozione e organizzazione in questa città di eventi “stranieri”.

Anni dopo, nel 2001, avviando il Sito dell’Associazione, così commentavo quel primo Manifesto: questo era il Manifesto Programmatico presentato nel lontano 1986 alla città. Oggi, appaiono evidenti le ingenuità ma ancora mi piace quel desiderio di essere presenti, non più per trasformare il mondo, come alcuni di noi pensavano fino a qualche anno prima, ma per accettare di farlo (poiein) vivendo e assumendosene una parte di responsabilità, e dunque di mettere insieme l’intelligenza, la cultura, la sensibilità, la capacità di ciascuno/a per riuscire a formalizzarle in un Progetto complessivo. Insomma, sceglievamo di impegnarci in attività che non aspirassero al Potere, ma che erano di per se stesse una scommessa per poter fare. Per questo la poesia (il poiein) era il centro delle nostra attività e delle nostre ricerche.
La poesia, intesa in senso lato come scarto, veniva riferita non solo a tutte le manifestazioni creative e artistiche che, grazie a vari linguaggi, raggiungessero, appunto, la qualità di poesia, ma anche alle manifestazioni intellettuali, sociali, culturali, politiche, che si configurassero come esplorazione del “non detto”. Del “non detto” ancora, che, nel suo dirsi, creasse ulteriore “non detto” e dunque rigenerasse continuamente la vita nel suo entrare e uscire, nel suo andare e tornare, nel suo flusso costante di accoglienza e rielaborazione e di curiosità e ricerca. E del detto in altro modo.
Altro elemento centrale, che non citavo perché ovvio, era il mio essere femminista che segnò ogni azione dell’Associazione. In effetti, dalla fondazione dell’Araba Felice, la mia biografia intellettuale e artistica ne fu totalmente assorbita. O forse Anna e L’Araba Felice si identificarono l’una nell’altra.

In breve: L’ARABA FELICE è stata una Associazione culturale senza scopo di lucro, regolarmente iscritta nella Tabella Regionale delle Associazioni culturali della Campania e nell’Albo delle Associazioni del Comune di Napoli. Ha operato dal 1984 al 2003. La ricerca nella Biblioteca Nazionale di Napoli dei testi a firma femminile, con tutto ciò che poi comportò, la scelta della performance, gesto poetico, l’importanza attribuita al piacere dell’ascolto, il lavoro sulla fusione tra gesti, posture, voce, musica, il successivo progetto A VIVA VOCE, fino alla creazione del Sito che tra le altre attività ospitò Dominae, il Dizionario biobibliografico delle donne, furono progetti tutti, ciascuno di essi, novità assoluta a livello nazionale (o internazionale?) e aprirono la via a ricerche, iniziative, anche da parte di altre e altri.
Tutte le attività furono portate avanti dall’entusiasmo di tante e di molti, spesso con il contributo e il sostegno di Istituzioni pubbliche e private (Ministero, Regione, Provincia, Comune, Scuola pubblica, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Istituto per la Resistenza di Napoli, Biblioteca Nazionale di Napoli…, più varie altre Associazioni). La ricerca culturale (i vari Convegni che abbiamo promosso e i percorsi di ricerca che illustreremo più avanti) si saldava con la promozione di attività e di manifestazioni pubbliche. E nasceva dall’attenzione verso le persone e gli eventi. Da questa nacquero quelli che successivamente preferii definire Progetti Permanenti, strettamente intrecciati l’un l’altro e non pensabili isolati. La ricerca e la visibilizzazione della Storia della produzione femminile e della soggettività femminile, evidenziando la non neutralità del discorso e dei punti di vista, la presenza del corpo nelle scritture delle donne e dunque l’importanza della voce, del suono della parola, s’intrecciò con la complessiva valorizzazione e diffusione delle attività creative e di ricerca dei (e sui) vari linguaggi, l’attenzione per la Voce, per il senso del suono, della musica e dell’immagine: da qui nacquero anche i progetti per la promozione della lettura, il rapporto forte con scuola, territorio, Centri sociali, e così via. Tutte queste attività e linee di ricerca si scambiavano l’un l’altra doni, e tutte si collegavano alla “lettura” della nostra realtà, sociale, politica, culturale, economica. A ciò vanno aggiunte l’attenzione e le pubbliche prese di posizione riguardo agli eventi politici della nostra città e del Paese.
Iniziammo col proporre performances, spettacoli di poesia e musica, letture pubbliche, e il primo lavoro di catalogazione dei libri delle scrittrici presenti nella Biblioteca Nazionale di Napoli (che già avevo iniziato con un gruppo di compagn* di strada), successivamente preferimmo riferirci a Progetti permanenti, a cui si aggiungevano presentazione di libri, mostre, letture, piccoli incontri di poesia e musica.
Tutti i Progetti permanenti avevano finalità complesse: valorizzazione delle presenze, delle modalità creative, delle metodologie di comunicazione, e anche attenzione al rapporto tra esse e la vita quotidiana, lo svelamento di significati e segni, e infine la promozione e formazione per nuove professionalità (la lettrice/il lettore di professione.
Ai consueti Progetti permanenti si aggiunse poi il lavoro sul Sito, che aprì nuove sezioni e incrementò l’area di dibattito e di riflessione.
I Progetti Permanenti:
1) Ricerca e visibilizzazione della produzione femminile e creazione di relazione tra le autrici: Rete.
2) Manifestazioni di poesia, musica, immagini.
3) A VIVA VOCE – Portiamo i libri nelle case : 1994-2003. A VIVA VOCE aveva più percorsi di attività che corrispondevano a più “sottoprogetti”:
a) Per la qualità della vita e Estate in solitudine?
b) Laboratori per la formazione del lettore ad alta voce
c) Il piacere dell’ascolto – Il suono della parola
d) Manifestazioni di lettura e musica nelle strade e le Attività nelle e per le scuole
e) A VIVA VOCE nelle scuole
4) Conservazione e diffusione del Libro: attività di coproduzione editoriale.
5) IL Sito dell’Araba Felice: Antologie, Pensare pensare pensare, Bacheca, Dominae

 

(segue)