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Sapienza – Memoria – Cancellazione

Sono stata tra le prime (forse la prima) a sostenere (e poi, grazie alla ricerca, a provare) l’esistenza di scritture delle donne, anche nel passato, in Italia. La prima a impegnarsi in una ricerca contro quella che a quei tempi si chiamava “assenza” e che io qualificai “cancellazione”.  E già agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, denunciai la cancellazione operata nei confronti delle scritture femminili a opera della cultura maschile, della sua tradizione,  e misi in guardia contro il pericolo di una cancellazione che si sarebbe potuta verificare di nuovo se non fossimo state attente.

E ora c’è la cancellazione di tante, e purtroppo anche a opera di alcune donne, intente a procurarsi la visibilità di una presenza (per di più poco incisiva, se non sul proprio circuito), dimentiche che essa è buona cosa se si ottiene come “fronte unito” (sia pure ricco e aperto) e non come singolo esempio, spesso ripetitivo di esperienze già fatte.

Mi chiedo quando, come e perché si sia inserito, incuneato tra noi, questo miserabile virus di marca maschile: l’individualismo, successivamente andato a nozze con il concetto di consorteria.