La frittatina

 

Da piccoli mia madre ci mandava a cinema da soli, me e mio fratello, e lì ci lasciava per un paio di spettacoli, in quel cinemino vicino casa fre­quentato da bambine, bambini e vecchiet­ti. In più, diceva, risolve­va anche il pro­blema della cena: prepa­rava un paio di panini e via.

Il panino che pre­diligevamo era quello con la frit­tata. Che goduria sul più bello quando compariva­no mi­nac­ciosi sul­la collina gli indiani ed io speravo fosse la volta buona che gliele suo­nassero a quei soldati che vince­vano sem­pre, e però rimane­va il problema dell’eroe che non poteva morire, Ma quello stupido avrebbe proprio dovuto smette­re di fare la guida di quell’odioso Capitano che ogni volta tradiva i patti, diceva mio fratello, E, rispondevo io, doveva anche convincere la figlia del Generale a fuggire con lui smettendola di obbedire a quell’imbranato del padre che non si capiva che ci stesse a fare nel film perché non contava niente e diceva, Sì sì, qualunque cosa facesse il Capitano cattivo, che goduria, dicevo, cominciare a scar­tare piano il panino, sento ancora lo scric­chio­lio della carta e quel meraviglioso pro­fumo span­dersi nella saletta, e poi adden­tarlo la­sciandosi scivo­lare su quelle scomode poltroncine di legno e sospi­rare e guar­darsi attorno, Que­sta è vita!

I formaggini inve­ce non li amavamo molto e, quando capitavano, sempre in situazioni di emergenza, ci guardavamo delusi nel buio, io e mio fratello, sospiravamo e alla fine li sbocconcellavamo di mala voglia. Cer­te volte c’erano le polpette o la frittata di macche­roni, ma que­sto era il massimo e non ne parliamo.

Quella volta eravamo pronti, io e mio fratello, e aspettavamo che la mamma di Davide venisse a riprenderlo. Davide era il bambino di cui ero perdutamente innamorata (senza che lui lo sapesse ovviamente, benché, a ripensarci ora, era talmente evidente che doveva proprio essere uno con la testa altrove, e infatti la sua testa, i suoi occhi, i suoi pensieri erano tutti per quella scema di mio cugina Marisa), e quel pomeriggio il calore profumato proveniente dal bel sacchettino caldo che mamma aveva preparato, e che io religiosamente reggevo con entrambe le mani, non mi consolava del fatto che tra poco sarebbe andato via. Così la telefonata di sua mamma che, proprio all’ulti­mo momento, chiedeva se il figlio potesse fermarsi da noi anche per la notte, mi fece quasi svenire dalla felicità.

Capitava spesso che le nostre mamme si dessero una mano. Ma capitava raramente che addirittura (!!!) Lui rimanesse a dormire da noi. In queste rare occasioni veniva usata per la sua vera funzione la pol­trona-letto che era in camera nostra, mia e di mio fratello, e che generalmente fungeva da spazio per i nostri giochi. Quella rete piegata tre volte con sopra il materasso che accompagnava la struttura in ferro come fosse un grande cuscino, per me era il Castello della principes­sa o una Fattoria con tanti animali, per mio fratello era il Forti­no dei soldati o le Monta­gne Roccio­se dove si rifugiavano gli indiani accer­chiati dai berretti blu o dalle giubbe rosse. Quanti bistic­ci tra noi due per impadronircene! Quanto mi arrabbiavo quando mamma interveniva a dire che giocasse lui, io ero una bam­bina e dovevo ‘cedere’!

Quella sera dunque per me era la felicità perfetta: al cine­ma con Davide e la frittatina!

Ma nella sala buia av­venne che, a scartare i panini, lui trovò quello col formaggino, anzi, non si trattava neanche di panino, la mitica ‘rosetta’, ma di fette di pane con in mezzo il formaggino. Mamma non aveva avuto il tempo per fare un’altra frittata e non c’erano più panini evidentemente, pensai sforzandomi di essere comprensiva nei suoi riguardi.

Non mi piace il formaggino, dice Davide sporgendosi a guar­da­re mio fratello. Lui addenta il panino con la fritta­ta e fa finta di non sentire. Fa come papà, penso con le dita bloccate sul mio cartoccetto profumato. Non mi piace proprio il formaggino, ripete Davide che è seduto tra Marisa e me e dopo Marisa c’è mio fratello.

Questa mia cugina Marisa era la bambina più bella della scuola e tutti i bambini le sbavavano dietro. Lei sorrideva a tutti con quegli occhioni civettuoli e io non potevo fare a meno di sentirmi offesa perché quando di maschi non se ne vedevano Marisa era la mia più cara amica, inciuciavamo, ridevamo come due sceme, ci giuravamo eterna amicizia, e poi appena appariva un calzoncino eccola là a fare la smorfiosa e a ignorarmi.

Tornando a quella sera del cinema, quei due, Marisa e mio fratello, pensano a mangiare e non danno mostra di aver sentito. Io anche ho finalmente scartato il pacchetto e le dita assaporano quel meraviglioso tepore, ma.

Non gli piace il formaggino, ripeto ai due tradi­to­ri. Mio fratello si muove sulla sedia, dice, Ah!, e continua a guardare lo schermo masticando, Marisa fa quel gesto con la testa come dire, Che sta succedendo? io non ho sentito niente, e intanto giù bocconi feroci. Ha detto Davide che non gli piace proprio il panino col formaggi­no, sbotto guardando Marisa e sporgendomi a tirare per la ma­nica mio fratello, mentre il profumo mi entra nelle narici. Davide, aria va­gamente infelice, tace, rassicurato dalla mia pre­sa di posizione. Cosa c’è? Che succede? Marisa si gira verso di noi mentre l’ul­timo boccone sparisce in quella sua boccuccia ro­sata. Mio fratel­lo mormora, Piantala cretina, rivolto a me ed è di nuovo silenzio per un momento. A Davide non piace il formaggino, sussurro sconsolata e intanto penso, E di’ qualco­sa anche tu, no? ma lui si fa sempre più piccolo sul­la poltron­a, Potremmo. Mio fratello di­vora l’ul­ti­mo pezzo di pa­nino. Potevamo dividere. E’ vero, povero Davide, potevo darti il mio. Marisa fa una vocina dolce dolce e io la pizziche­rei l’ipocrita, gesù, sono due ore che sto dicendo proprio che. Ora anche mio fratello si mostra premuroso. Tanto anche lui il panino con la frittata l’ha mandato giù, lo divora sempre con velocità supersonica e poi cerca di fregare qualche pezzo del mio. Come si fa?, Davide, non ti piace proprio? Bè cre­tina, dice a me, daglie­ne un pezzo del tuo, no? Sei l’unica che ne ha ancora. Oh sì, dagliene metà, fa Marisa, se ce l’avevo ancora, Davide caro, ti giuro che te ne davo metà. Lui è tutto intenerito. Lei è tutta sorri­dente. E io, Tieni, dico. Glielo do tut­to e la mia mano assapora quel calore prima di abbandonar­lo. Ma tu?, fa lui, già con la mano protesa, Prendi, prendi, a me in fondo piace il formaggino, Sei sicura?, Davvero, mi piace il formaggino e poi si spiaccica tutto sul pane ed è divertente, Bè. Finalmente lo prende e io sto a guardarlo un attimo men­tre addenta il mio panino, La frittata l’ho mangiata anche ieri, aggiungo. Ma lui già non mi ascolta più e io in fondo non rimpiango il mio panino neanche tanto perché sen­tire le mascelle di Davide che se lo lavorano è una pura felicità.

Sullo schermo intanto Lui è arrivato, ha salvato Lei, ucci­so tutti gli indiani e si è inginocchiato vicino al suo Capita­no morente steso per terra con tre frecce nella pan­cia.

 

( intorno al 1980)