Poesie 1965 (2)

 

queste parole così brevi e spezzate

zampilli su un fiore dell’acqua

che scroscia sui monti a cascate

 

quest’onda che spazia violenta

avrebbe bisogno di forza di punte

di tenere voci di suoni feroci

 

ho solo parole che sono

spruzzo leggero sull’erba dell’acqua

di un fonte che lunghe fila di contadine

con secchi colmi fa tornare

 

son giunte recando per mano il bambino

e in capo su panni ritorti

hanno ceste di mele al lato

legati hanno secchi che vanno riempiti

 

ed è solo al bambino che giova

lo spruzzo dell’acqua

che non cade nei secchi

a lui piace saltando gridare

la fronte bagnata

 

 

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essere punta di lancia

affondare radici nella terra

succhiarne linfa

 

assaporare le cose

bere la luce

diventare sole

 

rompere il mare

portarne via un pezzo tra le mani

strappare la coda del vento

tirarmela dietro attorcigliata al braccio

 

afferrare stelle

staccare un quadrato di cielo

 

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Lunghe sere d’estate

passate al balcone

aspettando

 

Era la giovinezza stessa

stare lì ferma fremendo

 

vedevo altri passare – qualcuno

guardare i miei capelli biondi

le braccia nude lungo i fianchi

 

sognavo la mia estate

le mie uscite con accanto qualcuno

 

aspiravo la pelle abbronzata

cantavo discorsi alla luna

cercandole gli occhi

e scalpitavo

 

*****

tu

mi rimani accanto

senza badare ai miei occhi stanchi

larghi di luce se guardano lontano

 

tu

dei miei sorrisi misteriosi incurante

delle malinconie laceranti dimentico

affondi lo sguardo nei miei capelli lisci

 

e li avvolgi in ricci

attorno ai compatti raggi

del tuo amore

*****

 

Quel poeta meraviglioso che sognai

non verrà più

m’ha detto addio in una notte

senza luna

 

è andato via per altre strade

verso fanciulle nuove innamorate

 

 

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Talmente perentori

e sicuri delle vostre verità

che vi ho amato con ferocia

per rassomigliarvi

 

Ora lucida vi osservo

muovere le mani

con tanta ansia

da farvi odiare

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