Appartengo alla generazione di donne che, poco più che bambine, venivano importunate e offese in strada, sui tram, con toccamenti, assalti, spintoni, prese in giro. E che, più grandi, tutto ciò che c’era attorno (famiglia, scuola), anche nei casi di situazioni “illuminate”, cercava almeno di convincere a “smussare gli angoli”. Quasi tutte, lungo l’arco della vita,  abbiamo vissuto molestie sessuali, fino a tentativi di stupro, senza ancora nominare le cose col loro nome. Anche nel periodo della militanza politica, i compagni avevano con noi atteggiamenti di superiorità, e, perfino più avanti, era molto difficile per noi parlare dei nostri progetti, delle nostra attività. Gli esempi sarebbero tantissimi.

Eppure, cocciutamente ci siamo ribellate, già prima che si diffondesse il femminismo in Italia: anzi, furono quelle come noi che dettero vita al Movimento delle donne. E ora sono decenni di presa di coscienza, di produzione culturale femminile importante, di amore di sé.

Ciò che fu chiaro alla maggioranza di noi fu che tutto quel disagio, quell’ingiustizia, apparteneva all’agire degli uomini, cioè, come capimmo poi, alla CULTURA maschile. I film che circolavano (e molti ancora ripassano in TV) erano tremendi: pensate anche a  quelli apparentemente inoffensivi: “Poveri ma belli” con i vari seguiti; film di Totò, Fabrizi, Taranto, per non citare le cosce lunghe, i Pierini a scuola… E i libri di testo, a scuola e all’Università, i romanzi (pubblicati anche da case editrici importanti),  la saggistica, la Storia. Sembra secoli fa, ed è un secolo fa, eppure ancora rimangono tante tracce e solchi profondi.

E’ la CULTURA maschilista il problema, con tutto ciò che comporta. Ed è dura a morire e lascia segni: nelle insicurezze di tante donne, specie se adolescenti o comunque giovani,  o, al contrario, in certe durezze, in atteggiamenti provocatori.

Questo per dire, brevemente, che la vita delle donne, per essere una buona vita, necessita di una cultura e di pratiche comportamentali e di relazioni che le facciano crescere e agire per ciò che sono e vogliono essere, e l’aggressione sessuale è parte di una cultura generale (maschile) che tante di noi rivisitano, rileggono, attaccano, svelano da decenni. E’ questo che va fatto, creando reti allargate, di autentico scambio tra le donne sia pure diverse una dall’altra, onorando ciascuna  il percorso dell’altra,  attente al rischio di stupide competizione, o addirittura al riproporsi di forme di cancellazione vissute già dalle donne nei secoli passati.

Allora: c’è qualcosa che mi turba, che mi  fa essere di cattivo umore, nel leggere, ascoltare, vedere, certe semplificazioni. Sui social, in tv, sui giornali. Denunce di violenze, stupri, assassini di donne sconosciute, ce ne sono tutti i giorni, e tante altre donne, anche tra “noi”, a parte forse partecipare a qualche grande e giusta e bella manifestazione, non fanno una piega. Una volta, penso al delitto del Circeo, il Movimento delle donne seguiva il processo, interveniva con manifestazioni mirate, denunciava. Ora orride trasmissioni “scippano” e trasformano in spettacolo i nostri temi, il nostro dolore, la nostra rabbia e oscurano la nostra forza.