Tra le parole e il giorno

(Viaggio nello spazio che dilata il tempo)

 

E’ passato più di un anno da quando sono entrati i ladri in casa. Un anno è servito per elaborare il lutto per la perdita di cose e il leggero senso di nausea che la prendeva a immaginare sconosciuti che frugano nel buio, probabilmente con l’aiuto di una piletta da quattro soldi.  Ha ripensato film per realizzare tale visione. E li ha seguiti, i ladri, come con una cinepresa, attraverso le stanze. Ha guardato e visto con i loro occhi la sua casa: mobili, quadri e manifesti, librerie, ripiani, e poi l’armadio, il cassettone, e i cassetti aperti, le mensole, fino alla scrivania, ai fogli e ai mucchietti di documenti, lettere, appunti. Fino al suo computer.

Cosa li ha attirati nel suo computer? Era un vecchio modello. A venderlo ci avranno ricavato neanche 100 euro. Eppure l’hanno preso e in questo modo le hanno portato via un pezzo della sua vita. Mi hanno rubato l’anima, s’è ripetuta per mesi e, ogni qual volta le veniva in mente ciò che si era accumulato nei vari file, si era sentita davvero male.

Passi per gli scritti editi, sebbene anche lì, ricopiare tutto, ricordarsi di tutto, non solo libri ma articoli per giornali, testi pubblicati in antologie, interventi a Convegni, era una cosa folle, ma la cosa che davvero la tormentava erano tutti gli appunti, le schedature di libri, gli abbozzi per racconti, le poesie scartate dalle varie raccolte e quelle degli ultimi anni ancora inedite, e vari saggi che avrebbero dovuto comporre il libro cui stava lavorando.

Poi aveva anche pensato, e ancora non sa se non sia stato per superare lo scoramento, che c’era anche tanta zavorra, tante cose stupide, superficiali, inutili, per niente interessanti, inutili, faticose da riprendere. Per esempio tutti i file di correzioni che lei diligentemente salvava ritenendo che chissà, forse, poteva esserci un’idea geniale, una frase bellissima da usare in altra occasione, una notazione super intelligente, e invece erano solo zavorra.

Così, dopo un anno è riuscita a ripartire.

E da qualche settimana sta lavorando alla ricatalogazione dei libri. Usa excell: autore/autrice, titolo, città, casa editrice, data, collocazione in libreria, notazioni specifiche, parole chiave.

E riscrivendo uno ad uno quei nomi, quei titoli, osservando il ripetersi delle case editrici che hanno fatto cultura, che le hanno permesso di amare, conoscere, studiare, immaginare, ha un impeto d’amore e di rimpianto per gli anni passati, rivede compagne, compagni, con i quali ha condiviso godimenti o punti di approccio alle cose.

Molti di quei libri non li rilegge da anni, di alcuni conservando il giudizio iniziale, di altri non ricordando neanche più quello. Ora desidera liberarsi della zavorra, di ciò che non ama più, che non toccherà mai più. Dunque rilegge, di nuovo provando l’incanto che ricordava o cogliendo spunti e riflessi, meravigliandosi di quante cose già si sapessero e da quanto tempo, chiedendosi perché, quando, in che modo, tutto quel sapere, non libresco, ma vivo, fosse stato lentamente ricoperto dalla polvere della dimenticanza. Non che avesse, lei e tanti altri, tante altre, non tenuto presente quella ricca memoria, ma essa era stata accolta e assorbita, tanto che, certe volte, aveva finito per essere, di fatto, superata, trasformata, e infine negletta. Certo è che quei libri densi, intelligenti, di saggistica o di narrativa, le riportano un mondo, il mondo, culturale, politico, sociale, che lei ha amato, seguito, imparato a conoscere, su cui si è interrogata. Per questo rimane incantata, e, passando una mano sul dorso del libro, si dice: era già tutto chiaro, si sapeva già tutto. O per lo meno: si era individuato già un filo che bisognava percorrere. Cosa è successo poi?

Trova anche bidoni. Libri di successi effimeri, analisi datate, romanzi superficiali o pretenziosi. Non le interessano più se non come cimelio di se stessa, di come è stata. E inizia a mettere insieme alte pile di libri da portare via, da dare via, vendere, regalare, far usare da altre, da altri. Sulla poesia, lascia in sospeso. Dovrà rileggere con calma.

E dovrà trovare un nuovo modo di catalogare, di farne l’elenco e di inserirli nelle librerie.

Per la narrativa le cose andranno abbastanza lisce. Abbastanza. Divisi per nazionalità, i libri di narrativa prenderanno una parete intera. Certo, ci sono testi “fuori canone”, come ha scritto tante volte, libri di donne prevalentemente, diari, lettere, scritti autobiografici, per dirla breve, che appartengono alla letteratura, alla narrativa, in qualche modo. E poi brevi prose confinanti con testi poetici e libri di storia o d’inchiesta, che però sono anche romanzi che.

Ma il casino è con tutto ciò che non è narrativa o poesia e anche la saggistica letteraria, i libri di storia, di filosofia, antropologia, eccetera eccetera. 

Deve rileggere tutto. Di questo è certa. Intanto penosamente accatasta anche per questa tipologia cumuli di libri da dare via. Alcuni rimangono nel limbo. Deciderà della loro sorte poi.

 Intanto, senza capire bene perché lo faccia, calcola tutto il calcolabile man mano che scheda i libri che conserverà (i testi che ha scartato, circa un terzo di quelli rimasti, non li ha catalogati), e si compiace della riprova materiale e visiva, immediata, di quali grandi case editrici abbiano aiutato il suo viaggio. A Napoli, prima di partire, aveva circa 10.000 volumi. Ben schedati in exell.

Dopo gli scarti, senza contare poesia, varie, enciclopedie, grandi opere, teatro, restano circa 450 titoli Einaudi, poco meno di 400 di Feltrinelli, altrettanti di Mondadori, poco più di 200 di Adelphi, circa 90 di Garzanti, una settantina di Bompiani, altrettanti Rizzoli, Sellerio, una quarantina di e/o, Fabbri, Guanda, La Tartaruga, circa trenta titoli di Laterza, Baldini e Castoldi, Vallecchi, Filema, Longanesi, Giunti, Bollati Boringhieri, Il Mulino, Il Saggiatore, una ventina di Avagliano, Marsilio, Editori Riuniti, Bulzoni, Archinto, Franco Angeli, Tufani, Cappelli, e poi testi di Aelia Laelia, Aragno, Anabasi, Astrolabio, Barion, Bemporad, Bastogi, Bideri, Bietti, Camunia, Bollati Boringhieri, Carabba, Casini, Ceschina, Dall’Oglio, De Donato, Donzelli, Edizioni delle donne, Franco Maria Ricci, Fazi, Frassinelli, Il Melangolo, Intramoenia, Iperborea, Le Pleiadi, Macchiaroli, Marcos y Marcos, Marsilio, Minimum fax, Mursia, Neri Pozza, Newton Compton, Passigli, Pironti, Rusconi, Salani, Sandron, Sansoni, Savelli, Scheiwiller, Sonzogno, SperlingKupfer, Spirali, Theoria, Treves, Utet, Ubu Libri …

Senza contare i libri che sono nel reparto “antichi” e che ancora non ha schedato, si ritrova a calcolare che  nel reparto narrativa trovano posto una trentina di volumi dell’800, novanta dal 1900 al 1944, 180 fino al 1968 escluso,  200 fino al 1978, circa 280 fino al 1988, più di 500 fino al 1998, poco più di 450 fino al 2008.

Circa 400 sono di cultura angloamericana, una trentina cino-giapponese, 180 francese, poco più di un centinaio fra spagnolo, portoghese, latino americana, poco meno di 900 italiana, una ottantina russa, circa 120 tedesca. E le città? Solo per la narrativa, circa 850 titoli stampati a Milano, poco meno di 500 a Torino, poco più di 150 a Roma, quasi 100 a Napoli, un’ottantina a Firenze, 50 a Palermo, circa 40 a Bologna e Bari, 20 a Parma, e poi a Cava dei Tirreni, Ferrara, Venezia, e Trento, Salerno, Genova, Pompei, Padova…

 Che significano questi numeri, si chiede e poi scuote le spalle, boh!

Le mattine le passa tutte a smontare mensole, ripulirle, guardare le copertine, schedare. E a scegliere i libri che rileggerà, ma spesso si ferma a riflettere, ricordare. Trova libri con dediche affettuose da parte di autori che non ricorda di aver conosciuto, trova libri segnati, con brevi appunti scritti di lato o nelle prime e nelle ultime pagine bianche. La grafia è quasi illeggibile. E’ la sua, ma è sempre stata indecifrabile anche per lei. Allora nella confusione di libri, strofinacci per la polvere, fogli in cui ha annotato qualcosa ma che perderà di sicuro, siede lì dove si trova, per terra, e prende a leggere il saggio in questione, il racconto, il romanzo. E le vengono in mente figure, persone amate o semplicemente conosciute, situazioni.