Si arrotolano pensieri e immagini

senza capo né coda

tanto è arduo districare

il sapore amaro che ti assale

per vergognosi strepiti

facce truccate messe in posa

a costruire indignazione

e consenso alla volgarità

gocce di sudore – lingue

umettano labbra ingorde

trionfanti per l’azione svolta

Che si tratti del delitto pompato

a scapito del morto – parenti

indotti ad allargare riccioli

depilare ciglia e baffi

mettere in scena un dolore

profondo asciugato ora

dalle luci della cinepresa

e dall’avvoltoio che li sovrasta –

o di morti ammazzati donne sfregiate

povera gente smarrita e fuggiasca

piccoli corpi tra braccia senza forza occhi

stretti nell’odio per le offese ricevute

oppure del ladro il farabutto il mascalzone

insomma del prescelto delinquente

– oggi a te domani all’altro –

in ogni caso è questo che ora

incanta e forma

il nostro immaginario

e non più il tramonto della sera

il rossore di guance innamorate

e nemmeno il desiderio di cambiare.

 

(da: La Quinta Stagione, Kairòs, 2017)