Donatella Schisa, 23 Maggio 2018, in Ilmondoincantatodeilibri.altervista.org

L’ultimo libro di Anna Santoro, pubblicato da ali&no nel marzo di quest’anno, è un romanzo che narra in una lingua asciutta e affilata il dolore contemporaneo, che non è solo quella della protagonista, la cui identità, oscura all’inizio, si svelerà progressivamente nel corso delle pagine, ma appartiene a tutto un mondo di ultimi, di disgraziati del nostro tempo.

Ma procediamo con ordine: la vicenda prende le mosse dall’ingresso di una donna, accompagnata da un uomo, entrambi senza nome, in una casa. L’uomo poi va via e la lascia sola. Questa donna, ce lo svela l’autrice con l’incalzare del racconto, non ha memoria alcuna, né di se stessa, né del mondo circostante. La sua è nelle prime pagine una non vita, una sopravvivenza solo corporea, fatta di gesti meccanici e di istinti, di fame, di sete, di freddo, di sonno, di incubi, di malesseri, di visioni, di ricordi informi e di fumo. La protagonista vive, dunque, il buio che è nella sua testa e, per estensione, nella casa chiusa da cui non esce mai, e sa di esistere solo attraverso lo sguardo degli altri. Nelle lunghe giornate vuote in cui si trascina inerte in un clima claustrofobico comincia, infatti, ad affacciarsi prima timidamente, poi con sempre maggior insistenza, da una finestra dalla quale si mette a spiare le vite degli altri, non avendone una propria. Spiare, pensa la donna, è sempre meglio del distacco e dell’indifferenza reciproca, che oggi sembra essere diventata la norma. E da quest’osservatorio privilegiato Francesca, si scoprirà essere questo il suo nome, entrerà nelle vite degli altri in punta di piedi, ma con grande partecipazione emotiva. Scoprirà così un bambino, che è al centro di un dramma familiare, con il quale stringerà, sia pure a distanza, un rapporto privilegiato, un gruppo di ragazze che abitano insieme, dividendo il poco che hanno, un’anziana signora che vive sola con le sue malinconie. Attraverso questa galleria di personaggi si intrecciano storie di dolore e difficoltà tipici del nostro tempo, che non risparmiano nulla al lettore, dal malaffare al traffico di clandestini, allo sfruttamento della prostituzione, allo smaltimento dei rifiuti tossici, alla corruzione politica. E poi ci sono i bambini, tanti bambini, tratteggiati con garbo e tenerezza, ma afflitti dalla mancanza di attenzione, tipica del nostro tempo; bambini vittime innocenti, creature inermi su cui gli adulti esercitano in vario modo la loro crudeltà, il loro potere. Perché, al di là delle chiacchiere, farà dire l’autrice a Francesca, siamo disinteressati ai loro destini, troppo assorbiti dai nostri.