Le Monde Diplomatique, luglio – agosto 2018
CERCANDO BAMBINA di Anna Santoro (Ali&no editrice 2018).

“Ignoro quale sia stata la mia vita prima di questo muovermi costretta in un piccolo spazio, e non ricordo il mio volto», dice la protagonista senza nome e senza memoria in un silenzio che fascia e si interseca con il tempo immobile dell’attesa.
Sta male perché è sul corpo che il dolore – come la gioia- scrive il suo linguaggio e la porta, nello svuotamento di ogni speranza ad autoescludersi: l’io-pelle (DidierArzieu) è come senza protezione, senza schermo rispetto all’esterno, senza filtri di autodifesa. Solo l’oblio cancella avvenimenti emozionalmente insostenibili, aiuta ad arginare le voragini di disperazione.
L’angoscia del presente -legata ad un passato doloroso rimosso- aveva decretato la morte del linguaggio nel ritrarsi della parola ma quando la donna comincia a guardare dalla finestra che si affaccia sul cortile, è lentamente portata a seguire il bambino di fronte, a comunicare coi gesti, così prova tenerezza e finisce per relazionarsi anche con altre vicende che intravede ed immagina nelle varie abitazioni. E’ questo che permette di passare dal non rammentare «nessun luogo» all’irrompere dei ricordi, in un crescendo sottolineato da un periodare spezzato e incalzante nel prender coscienza delle emozioni più profonde.
Dopo essersi vista allo specchio col viso deturpato, la donna così dirà: “E’ la cicatrice della memoria che si riapre», poi <