Capitolo primo del mio primo romanzo, pubblicato nel 1986 ma scritto nel 1978-80.

Anna Santoro, In altro modo?


Capitolo Primo

Sono stanca e un po’ triste. Mi seggo al tavolo in cucina, appoggio il mento su un pugno, con l’altra mano mi tocco i capelli il collo scendo a massaggiarmi una gamba. Mi tengo sull’orlo della mia testa: i pensieri sono traditori. Ti assalgono ti maciullano in un niente ti posseggono ti devastano o ti fanno cantare. Voglio tenerli lontani.
C’è polvere sul ripiano del mobile e il portacenere è pieno. Un soldatino dimenticato sullo sgabello punta la pistola contro il vuoto. Non ho preparato da mangiare e ancora una volta sarà il formaggio che risolverà i problemi della cena.
Stamattina mi ero alzata con la voglia di una bella camminata oppure di mettermi a scrivere cose che ieri notte avevo pensato. E poi ci sono state tante cose da fare: preparare Giorgio mettere un po’ d’ordine in casa andare all’INPS.
Vado alla scrivania. Ho iniziato un nuovo romanzo: la storia di una donna (“naturale!” Lucio). Ma ho mille dubbi. Tra le righe, dentro di esse, ci sono i miei circuiti solitari silenziosi. Con chi parlarne? Laura commenterebbe: Ti capisco, le tue parole sono ventre ingrossato mammelle piene ansia gioia paura: non ancora parto. E io alzerei gli occhi al cielo senza farmi notare da lei.
– Certo che parla di una donna, esclamo ad alta voce. Io sono una donna!
Voce fuori scena: Il femminile è uno specifico!
– E il maschile?
– Quello è IL GENERALE!
– Ah be’!!!
Scrittura femminile? le parole sono così strette: Tira taglia togli tampona traccia travesti traffica tinteggia trattieni trasporta trasmetti trastulla tronca tura o taci.
E lei sGuScia soFFoca SopPorta Soffia sfrACELla stuZZica SFoga SFUgge spinGE SvolGE svUOta SvOlAzZa sussurra SUssulTA supPLIsce SuPPLica suona sale scende salluunga saccooorcia sta.
Come si fa? Che si fa? Si fa? Fa? voce del verbo FARE, già!
Ma è l’uomo quello che fa, la donna è quella che è! o è quella che ha?
Sbuffo e mi mordo le labbra. E se invece scrivessi di una bolla di sapone?, mi chiedo.
Non se ne fanno più come una volta (anche reazionaria e nostalgica sto diventando): per me e per mio fratello mia nonna preparava in un bicchiere acqua e sapone per panni: era bravissima. Neanche mia madre riusciva ad eguagliarla.
Che senso avrebbe la storia di una bolla di sapone? Nessuno. Appunto. Oggi c’è la crisi. Crisi della verifica di ogni potere e quindi tracotanza del Potere.
CRISI? ci erre i esse i:
crisi come decadenza crescita trasformazione perdita malessere speranza
possibilità morte
crisi come diversità
Il telefono interrompe perentoriamente l’elenco, per fortuna, obbligandomi a rispondere.
È Laura:
– Tra cinque minuti sotto il portone – comunicazione militare, e subito apprensiva: Sei pronta?
La rassicuro:
– Certo.

Al collettivo ci siamo tutte e per un po’ parliamo a ruota libera: di Marisa che è andata dal ginecologo che le ha diagnosticato l’utero fibromatoso, di Lucia che a scuola non ce la fa più ad andare avanti, di Paola che ha fatto dei nuovi disegni davvero belli e di come ci piacerebbe fare una mostra (non come quella di quelli), di mariti, di uomini.
Alle 22 vengono le compagne del self-help: ci parlano di speculi tubicini conoscenza del proprio corpo di malattie che non sono malattie e di rapporto diverso col concetto di salute. È un discorso che ci coinvolge molto: parliamo della sessualità e dei vari modi di viverla, dei rapporti col partner.
Una compagna di Roma sostiene che in realtà alla donna la penetrazione non dà piacere un’altra commenta che spesso è vissuta male che a volte è violenza ripetuta però che ci sono tanti modi di fare l’amore e che così com’è posta la questione una alla quale piace si sente in colpa (risate). Ci addentriamo sull’argomento e l’atmosfera all’improvviso si fa tesa: qualcuna sbuffa altre si agitano e infine una esplode che si sente violentata dalla veemenza della discussione, che c’è mentalità maschile in molte compagne, in altre c’è il culto del tecnico, che la sua femminilità è continuamente messa sotto accusa anche da noi, che le sensazioni naturali e tutto ciò che viene dal suo essere donna a lei sta bene. Mestruazioni è bello, conclude. C’è un’esplosione di risate e un coro di proteste e ci sono assensi convinti rapiti.
Laura dice che finché la situazione è quella che è, finché la realtà che ci circonda è questa (e anche dopo, penso io), dire “mestruazione è bello” è una cazzata.
Altre accuse di violenza maschilista.
Una chiede il parere delle compagne del self-help e subito sbuffano in tante.
– Anche tra noi, commenta Luisa, si ripropongono i ruoli, i detentori del sapere, la scienza.
Queste considerazioni gelano tutte, chi per una ragione chi per un’altra. Io mi sento a disagio: ci accusiamo l’una l’altra sul piano prettamente ideologico e da qualche tempo non siamo capaci di andare oltre.
– Ciò che da sempre ci hanno inculcato pesa più di quanto pensassimo, dico, ma bisogna insistere nella ribellione a consuetudini e comportamenti dati per naturali.
– Forse tagliamo con l’accetta, mormora Paola, siamo sbrigative o troppo dubbiose incerte insicure. Forse scoprire desideri nascosti nel profondo non è facile, e non è sempre tranquillizzante.
Ci guardiamo un po’ imbarazzate. Qualcuna mormora qualcosa. In silenzio, tranne che per bisbigli accolti da visi pensosi tristi annoiati drammatici, prendiamo il caffè che due compagne frettolosamente si sono offerte di preparare.
Laura riporta il discorso sulla conoscenza del corpo e una delle self-help ci spiega come sia possibile, benché difficile, usare come anticoncezionale questa conoscenza e racconta che lei una volta, guardandosi, si era accorta di essere in fase di ovulazione perché l’os era aperto e così aveva disdetto un rapporto di penetrazione per la serata.
Un momento di silenzio.
– Ma, faccio io, al telefono che avevate detto? stasera ci facciamo una penetrazione? Ridiamo fino alle lacrime.
Quando, molte ore più tardi, riaccompagno Laura a casa, ci fermiamo a parlare in macchina. Lei è un po’ troppo dogmatica per me, ma è la mia amica sempre presente.