Da Il Novecento, Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio), Bulzoni 1997)

Anna Franchi

Anna Franchi, nata a Livorno il 15-1-1867 da una famiglia benestante, oltre ad essere scrittrice, partecipa, come Fanny Salazar, Flavia Steno ed altre, alle grandi problematiche sociali e politiche dei suoi tempi e porta avanti battaglie civili per i diritti delle donne, coinvolgendo in pieno la propria vita, anzi da essa prendendo avvio e motivazioni per la chiarezza teorica e per le scelte ideologiche. Appassionata di musica e tentata dall’idea di intraprendere la carriera artistica, incontra incomprensione da parte della famiglia che appoggia invece il matrimonio con Ettore Martini, maestro di musica e direttore d’orchestra e riesce a convincerla. Nel 1883, Anna accetta di sposarlo. Martini si rivela subito uomo interessato e violento tanto che Anna decide, dopo varie peripezie, di separarsi da lui e di farsi parte attiva nella campagna per il divorzio: partecipa a dibattiti, fa conferenze e nel 1902 pubblica “Avanti il divorzio”, romanzo puntigliosamente autobiografico. Il suo impegno civile e politico si esplica anche con la partecipazione agli scioperi delle trecciaiole, con la critica alla concezione del “far politica” di tanti deputati 1), e con un’articolata visione della religione e della Chiesa, che tocca punte di autentico anticlericalismo (ad esempio, in Avanti il divorzio, Anna chiama “uomo mascherato”, il prete che dà l’estrema unzione al padre morente). Vicina al Partito socialista, figura dirigente alla Camera del lavoro, Anna Franchi è anche donna di grande cultura e traduttrice finissima. Collabora a numerose riviste, tra le quali Nuova Antologia, e svolge una fervida attività giornalistica. Attenta alle arti, é vicina, sin da ragazza, oltre che alla musica, alla pittura: segue il movimento dei macchiaioli, dei quali scrive su riviste di prestigio (es. Natura e arte di Milano) e ai quali dedica monografie, come quella sul Fattori (1908). Ed è alle arti e alla ricerca più prettamente culturale che Anna si dedica quando, con il Fascismo, vive anni di grande solitudine. Muore nel 1954.
In Avanti il divorzio, oltre la vicenda personale di Anna, c’è la rappresentazione esemplare della mortificazione delle energie femminili, schiacciate prima dalla famiglia d’origine poi da quella acquisita, e, insieme, dalle consuetudini del gretto e ipocrita ambiente “bene” di quegli anni. Ma è anche la storia della lenta presa di coscienza di una donna, la segnalazione dell’importanza di credere in se stesse e di continuare a lottare anche contro le mentalità e le leggi del tempo per giungere, non alla pace, ma al rispetto di sé, al riconoscimento dei propri diritti 2).
Anna Morello, la protagonista, sin da ragazza sente la sua “diversità” e crede e spera di trovarla nella musica, ma, frenata dalla famiglia, da ribelle e sdegnosa degli atteggiamenti delle coetanee finisce anche lei per sognare il matrimonio come “luogo” dell’amore. Convinta, sia pure con sotterranee riserve, di dover accettare il suo essere una “signorina”, in qualche modo acquista gli atteggiamenti del proprio supposto ruolo: crede di innamorarsi, aspetta il fidanzato quando tarda, lo accoglie quasi con gratitudine quando arriva, rifugge dalle espansioni di lui ma prova brividi a pensare il contatto fisico. Che sarà totalmente deludente sin dalla prima notte e la confermerà in una visione di “bestialità” dell’amore fisico come le aveva insegnato la sua educazione moralistica. Più tardi, nonostante tutto, sarà gelosa del marito, lo seguirà di nascosto, piangerà per commuoverlo, ecc, insomma Anna si riduce ad essere “convenzionale”: la soggezione nei riguardi del marito è pari a quella nei riguardi del padre (che pure Anna cerca di proteggere, tranne in certi scatti nei quali accusa i genitori di debolezza, di ignoranza, ecc), gli ambienti in cui si muove é quello dei salotti ipocriti dove la maldicenza è d’obbligo sia pure accortamente dosata quando le apparenze siano salve. Ma, Anna Franchi lo ha scritto nelle prime pagine, Anna Morello non sarà mai una “vinta” , e, riflettendo sulla propria storia, finisce per “prendere coscienza” e ci racconta il viaggio di crescita di tante donne del suo tempo. Anna un poco alla volta si ritrova a comprendere le donne che tradiscono: quelle che vengono giudicate disoneste, quelle che non cercano coperture, e dunque per il suo ambiente sono colpevoli, per lei diventano invece delle protagoniste. Un poco alla volta nasce in lei il senso di relazione tra donne, di complicità, che viene a sostituire l’ammirazione per l’intelligenza e la cultura degli uomini. Questo passaggio è importante. In Prefazione ci siamo fermate sul rapporto col corpo, distintivo della scrittura femminile. Anna Franchi é esemplare delle donne intelligenti che all’inizio del loro viaggio di conoscenza, per distaccarsi dall’immagine tradizionale della donna, nutrono ammirazione per le qualità maschili, aspirano ad essere riconosciute pari e negano di se stesse i sentimenti, le pulsioni fisiche. Intelligenza e distacco appaiono i primi miti per la liberazione e per la distinzione. Solo successivamente c’è il recupero delle proprie qualità distintive. Interrogandosi sulla propria frigidità, Anna si chiede se è solo lei ad essere così o se così sono tutte le donne, ingannate da racconti romantici di passioni travolgenti, in realtà destinate a “subire” l’atto coniugale solo per fare figli. Anche quando avverte l’amore di un giovane poeta, Anna, pur gratificata ed intenerita, non accetta la relazione, dubitando che essa possa ridursi unicamente all’atto del possesso da parte dell’uomo. Finché Anna non si innamorerà di Giorgio Minardi, l’idea della fisicità, pur regalandole qualche rossore e qualche capogiro, resterà per lei quell’atto impuro che le hanno insegnato e che essa stessa ha verificato, violentata nella sua prima esperienza. Con l’amore, nato dalla tenerezza e dalla comprensione di Giorgio, Anna scoprirà la sessualità, il piacere del contatto fisico, il desiderio. Con l’amore, con il distacco dalla casa del marito, con la raggiunta autonomia emotiva, Anna in certo senso scopre anche l’amore materno: ormai divisa dal marito, Anna vive la sofferenza dei ragazzi, affidati al padre in quanto la legge, trattandosi di donna “adultera”, è stata severa con lei e le ha negato la custodia dei figli. Così, dopo aver sfatato, come già aveva fatto Sibilla Aleramo, il mito di una maternità che cattura e ricatta, che offre alibi occupando la mente e i giorni, dopo aver anche accennato alla possibilità di ricorrere all’aborto, tendendo in qualche modo a sdrammatizzare il suo significato, Anna lotterà per i suoi figli, ma questa volta uscendone sconfitta in modo doloroso. Se la storia è interessante e eccezionale per la narrativa di quei tempi (per quella maschile), il romanzo in realtà delude. Io preferisco il racconto, citato in nota, della Salazar, perché lì Fanny non ha finto una finzione: Antiche lotte, speranze nuove é il racconto della sua vita, é una dichiarata autobiografia, dove, grazie al patto di complicità con chi legge , Fanny narra le sue avventure. Qui invece Anna Franchi ha sentito il bisogno di spostare il piano della narrazione da biografia a romanzo autobiografico e ciò fa cadere tutta l’opera. Il racconto cade proprio perché è chiamato romanzo, cade e non solo perché a tesi, ma perché Anna in qualche modo, dovendo essere questo anche una presa di parola, un “dire finalmente la verità”, un documento delle miserie che ha dovuto soffrire, quasi una memoria da tribunale, finisce per raccontarci minutamente una serie di episodi insignificanti sul piano narrativo, di assumere spesso un tono difensivo e accusatorio inadatto a un romanzo.
Ben altra é la scrittura dei suoi racconti. Ed é grazie ai racconti che reputo Anna Franchi una scrittrice. In Chi canta per amore, la scrittura è sicura, a volte con un ritmo da favola, a volte ironica, acuta. I periodi sono lunghi proprio per dare l’incalzare del ritmo che va a grandi volute. Spesso c’è la descrizione fisica del protagonista, asciutta e arguta. Donne protagoniste poche, ma è sguardo femminile che inquadra gli uomini. Ne viene fuori un ritratto (degli uomini) molto vario: lavoratori, onesti e saggi, oppure mariti ingannati o che temono di essere tali. Apparentemente con le donne non è tenera Anna Franchi, ma a ben guardare il suo discorso nei riguardi del conflitto uomo-donna é molto significativo. Di fatto Anna spiega come ci si “perde”, di fatto racconta la complicità un po’ vile che hanno tra loro gli uomini, pur ingannandosi l’un l’altro, ma che comunque pone “dall’altra parte” le donne. Non ci sono scenari borghesi, solo contadini o operai, o di impiegati. I valori non sono quelli piccolo borghesi del tempo, sono quelli dell’onestà nel senso profondo del termine, quelli dell’amore. Spesso sono gli uomini ad amare senza speranza, quasi sempre sono ingannati. Irco-Bisirco, per esempio, racconta di tre amici che in un piccolo paese classificano i mariti a seconda del tipo di atteggiamento che hanno nei confronti dei tradimenti delle loro mogli. Ad un certo punto uno si sposa, la moglie lo tradirà proprio con gli amici e lui dovrà vivere l’evento con un senso di rassegnazione indignata. Non sfugge nessuno: le donne tradiscono sempre. E’ un completo rovesciamento della raffigurazione delle donne in pena a causa dei tradimenti degli uomini. Altro tema, appena sfiorato, é quello della guerra: non c’è “spirito patriottico”, non c’è retorica. Anna preferisce raccontare delle cospirazioni al tempo del Granduca di Toscana, per l’Unità d’Italia. I racconti sono ambientati a Firenze e fiorentina é l’arguzia che li anima come in Il mondo gira o non gira?, dove appunto riscontriamo quell’arguzia, quello sguardo disincantato eppure tenero, tipico di quella terra. Anche quando racconta storie drammatiche, Anna Franchi non solo non cade nel patetico, ma se ne tiene molto lontana. Può raccontare suicidi o morti ma sempre con parole asciutte e calde. In Ridi, maschera, che forse è il più “filosofico” dei racconti, la maschera sapiente, grazie alla sua lunga osservazione del mondo degli uomini, è un po’ portavoce della stessa scrittrice. E’ lei smagata e quasi cattiva che non parla, ma commenta col suo perenne sorriso le speranze, le convinzioni, le illusioni del protagonista.
La trecciaiola, uno dei due racconti qui proposti, è invece una storia di sfruttamento e di avvilimento nei riguardi di una giovane operaia vedova. Il secondo appartiene alla linea dell’arguzia e della smagata visione del mondo: Un tipo di conservatore.

Note:
1) A proposito di Un eletto del popolo, C. Villani scrive: “romanzo che rappresenta un vero atto di arme contro un certo tipo non raro di rappresentante politico”. (cfr. C. Villani, cit.)
2) Una storia molto simile l’aveva raccontata (e vissuta) anche Fanny Salazar: si veda il suo bellissimo Antiche lotte speranze nuove, Napoli, Tocco, 1891

OPERE: (l’elenco che viene offerto dalle fonti consultate è lungo, ma spesso senza note bibliografiche: mi limito a segnalare, tra le tantissime opere, le edizioni verificate):
– Tolstoi L., Sebastopoli, (trad.), Milano, 1889
– Guy De Maupassant , Una vita, (trad.) Firenze, 1898
– Decadente (novella), Catania, Giannotta, 1901
– Avanti il divorzio, Milano-Palermo-Napoli, Sandron, 1902 (con Prefazione di Agostino Berenini)
– Il divorzio e le donne, Firenze, Nerbini, 1902
– Arte e artisti toscani dal 1850 ad oggi, Firenze, Alinari, 1902
– Gli arazzi, Sta in: Natura e arte, 1901-1902, fasc. XVI-XVII
– Ancora un ritratto di Dante, Sta in: Il Secolo XX, a.II (1903), n.3
– Mafia e Giustizia, Firenze, Nerbini, 1904
– Giovanni Fattori (studio biografico), Firenze, Alinari, 1910
– Mamma (romanzo), Milano, Ed. Milanese, 1911
– Burchiello, Quattro atti , Milano, Ed. Milanese, 1912
– Città sorelle, Milano, Treves, 1915, 1919
– A voi, soldati futuri, dico: La nostra guerra, Milano, Vallardi, 1916
– Il figlio alla guerra, Milano, Treves, 1917, 1944
– Ironie, Firenze, Battistelli, 1919
– Chi canta per amore, Milano, Treves, 1920
– Per colui che verrà (romanzo), Milano, Caddeo, 1921
– Alla catena (romanzo), Milano, Treves, 1922
– Donne e amori, Milano, Ceschina, 1930, 1931
– Caterina de’ Medici, regina di Francia, Milano, Ceschina, 1932
– Aldo Sguanci (1883-1933), Firenze, s.e., <1933>
– Dono d’amore (Romanzo), Milano, Treves, 1933
– Maria Teresa d’Austria, Milano, Ceschina, 1934
– Livingstone attraverso l’Africa, Torino, Paravia, 1938, 1944
– La mia vita, Milano, Garzanti, 1940
– Nessuno saprà – Romanzo storico, Firenze, Nerbini, 1942
– Era quello l’amore (romanzo), Firenze, CEN, 1944
– Fra’ Diavolo, Milano, Ed. V.I.R., 1945
– I Macchiaioli toscani, , Garzanti, 1945
– Cose d’ieri dette alle donne d’oggi, Milano, Hoepli, 1946
– David Livingstone, Torino-Milano-Palermo, Paravia, 1946, 1951
– Borgiotti Mario, Il mio mare (Introd. a:), Firenze, 1948
– Storia della pirateria nel mondo (2 voll. Con Bibliogr.), Milano, Ceschina, 1952
– Polvere del passato (romanzo), Milano, garzanti, 1953
– Luci dantesche, Milano, Ceschina, 1955
– Le teorie estetiche di B. Berenson, Torino, Ed. di Filosofia, 1960
– Un eletto del popolo (romanzo), Milano-Palermo, Sandron, s.d.
– (s. n. b.) Dalle memorie di un sacerdote
– ( “ “ “ ) Una fortuna in soffitta, con prefazione dell’On. Agostino Berenini
Carola Prosperi inoltre scrisse tantissimi libri per bambini e per ragazzi, pubblicati spesso da Salani.

Bibliografia : EBBI, Bonfi Malaguzzi; Casati, Manuale…; Gastaldi, Panorama…; Morandini; Rovito; Villani.

Anna Santoro