Il 23, 24 e 25 ottobre 1986, L’Araba Felice organizzò a Napoli, all’Istituto Grenoble il Convegno “Centauri, farfalle e, appassionatamente, tutti gli altri (indagine sui linguaggi poetici)”. Il Catalogo, molto particolare, venne stampato dall’editore Gaetano Colonnese.
La Manifestazione prevedeva tre serate di performances, e due mattinate di discussione. Mi riprometto di inserire un poco alla volta maggiori informazioni sul Convegno, sul Catalogo e sui partecipanti, ma qui presento un testo molto interessante che avevo quasi dimenticato e che ho ritrovato per caso: lo sbobinamento (un poco impreciso e certo non completo, in certi casi oscuro) delle due mattinate di discussione con la partecipazioni di intellettuali e poeti di grande sensibilità e intelligenza (donne poche!).
Per quel che riguarda me, ricordo che, presente al tavolo sul palco come Presidente dell’Araba Felice e organizzatrice assieme a Bruno Tramontano dell’evento, la prima mattina non parlai quasi, offrendo la presidenza al prof. Achille Mango, la seconda, qualche parola la dissi, e a sera, l’ultima della manifestazione, realizzai la performance.

I mattina
Stelio Maria Martini: i linguaggi poetici o il linguaggio poetico? Dovrebbe essere il perché la poesia è sempre. Risaliamo ai primi decenni del secolo. Le tavole paralibere dei futuristi che superano gli specifici. Poi c’è stato anche il mezzo filmico.
Maurizio Grande: Polverizzazione della poesia nel poetico. La funzione estetica nel linguaggio tende a porsi in secondo piano e la poesia va cercata altrove. Cosa è questo altro? Vediamo nel Comunicato. 2 idee: la prima considerazione sulla poesia. Idea metastorica della poesia che c’è da sempre e si rintraccia, non viene prodotta dai linguaggi, ma si rinnova. L’altra è che i mezzi espressivi la fanno diventare altro. La poesia è l’altrove del senso. Il Convegno coglie la crisi della ricerca sui linguaggi espressivi e della poeticità, se oggi si può ancora trovare.
Estetica e semiologia possono servire. Il discorso poetico altera i significati. Fino a che punto mette in questione il senso del senso? Segno e cosa: poi c’è qualcosa In più. E’ al fare poetico dei linguaggi che è affidato questo qualcosa in più.
Posizione ora classica: i testi poetici si autodefiniscono, il farsi poetico del senso è il senso della poesia. Posizione classica di Jacobson. La poesia è oggetto congiunto. Aspetto di immobilità. La forma deliberata è il senso del testo poetico. Il modo di significare della poesia è il senso delta poesia.
Poi si è detto: bisogna affrontare il problema del significato. Che rapporto c’è tra il segno e la realtà. Tutto si arenava. Emile Benveniste dice: dove stanno le cose se il linguaggio rimanda sempre a se stesso? Quando il senso diventa segno? Il linguaggio poetico lavora sui linguaggi per rintracciare questo momento tra segno e cosa.
Il testo poetico mette in questione il segno. Il linguaggio poetico si pone sulla soglia tra tutto il sapere verbalizzato della nostra storia e tutto ciò che abbiamo introiettato attraverso la lingua. Testo poetico è la soglia tra rappresentazione e cosa. Natura liminare. Heideger sottolinea che così il poeta lavora sempre su realtà eterne, cioè su realtà permanenti e cosi lavora sul mutevole.

Carlo Villa: Lo stile, il linguaggio, ha una storia povera. Sensibilità nuova che diventa autonoma. Wittgenstein: la poesia non deve significare ma essere. Cioè non deve descrivere, spiegare… Da sempre la poesia è un tentativo, a seconda del poeta, di placare l’ansia, la sconfitta, la solitudine dell’essere umano. Il poeta utilizza la parola senza più le emozioni eccetera…, è l’organizzazione delle parole che acchiappa i sentimenti.

Gianni Toti: Già tra noi disaccordo. Poetico è senso generale o specifico? La poesia che sta nella prosa è la stessa della poesia scritta? E così via. Insomma il poetico non è poesia. Poesia è quella che va a capo. La poesia è il moderno del mondo. Arte industriale? Per Toti non c’è. La poesia è il punto più alto del pensiero umano. E’ il modo in cui l’uomo nel moderno (che cioè mette in crisi il precedente) lotta contro il linguaggio. Il poetico con i linguaggi poetici è un’estensione di senso che si riduce alle teorizzazioni precise riguardo la linguistica generale, ma la poesia è la critica della stessa linguistica. Tutti parlano di poesia come se sapessero di che si tratta. Che cosa è il verso? Molti hanno attirato l’attenzione sull’al di là dei versi, cioè oltre i segni fatti. Non è più alla cosa che vogliamo arrivare. La poesia è un’altra cosa. Gli autori continuano le creazioni del mondo, creano altre cose, non quelle che già esistono. (Cioè il rapporto cosa-segno è superato). Il segno della poesia è una nuova cosa. Abbiamo a che fare non solo con l’immaginario, ma l’immaginario scientifico. Stiamo creando altre arti. Io faccio poematica… Ci misuriamo oggi con cose nuove, con lo sviluppo delle scienze. Lavoriamo sull’eterno, avendo dubbi se esiste. Banalità infinita del capolavoro infinito dell’infinito di Leopardi. Se oggi sappiamo che è finito, il mondo, e che le sue dimensioni sono 26, e non 3 o 4 o 6… la poesia è un’altra dimensione. La materia della poesia che materia è? Partendo da segni fatti produce segni non fatti. Parliamo dei linguaggi poetici.
Filiberto Menna: Necessità del discorso sulla poesia. Toti dice che non se ne può parlare, ma ne ha parlato con una struttura di discorso che mimava la poesia. Inevitabilità di parlare della poesia. Parlare della pittura, dei film, vuol dire porsi un problema di distanziamento. La poesia non è un dato privilegiato. E’ difficile parlare della poesia come del cinema. Critico è discorso discreto: allontanarsi per afferrare l’oggetto. Dobbiamo cercare di usare un discorso adatto, flessibile, aperto… Oggi, secondo me, c’è una tentazione neo-irrazionalistica di privilegiare il discorso poetico sugli altri discorsi. Questo non mi convince. Tentazione per cui il discorso sulla poesia sta al di sopra degli altri discorsi. Sono caduti anche filosofi e teorici insospettabili di neo-¬decadentismo. Per esempio: Rella. Il discorso poetico: si può dire che possiamo servirci di strumenti di carattere psicologico. Si tratta di discorsi che hanno l’apparenza della realtà e che non sono reali. La Finzione poetica ha la stressa consistenza dell’allucinazione? E’ diversa, anche se ha qualcosa in comune. Questa condivisione intermedia è stata colta da Freud. La poesia sarebbe la posizione intermedia tra reale e irreale, tra fantasia e realtà. Cosa distingue il discorso poetico dagli altri linguaggi? Gli altri linguaggi (quello segnaletico per es.) hanno un rapporto preciso e formalizzato tra cosa e segno, nel linguaggio familiare lo è meno, ma ancora . Il linguaggio poetico è intermedio tra il linguaggio preciso e la varietà del linguaggio naturale, sta tra il linguaggio della notte e il linguaggio del giorno. Il linguaggio poetico conserva qualcosa della confusività della notte e la distinzione del giorno. Oscilla. Ancora sulla soglia.
Maurizio Grande: I! termine linguaggio poetico come teoria delta poesia, in senso metaforico ok, ma in senso tecnico il problema non esiste. Se parliamo di poesia come dimensione extra che prende forma, allora parliamo di tutto. La poesia ha bisogno di regole come il resto. Il problema: distinzione tra poetico e poesia. Nonostante la poesia è la forma più ampia di possibilità, se ne deve parlare. Il poetico non è il bello, l’artistico, non è la poesia come super arte. Il poetico è un modo che lavora nell’artistico. Il poetico è struttura speciale del discorso. Le regole della poesia sono ristrette. Se possiamo rintracciare in un linguaggio queste regole che sono della poesia, allora è poetico. Per es. il primo cinema sovietico utilizzava le interiezioni e le assonanze cioè le regole delta poesia, perciò era poetico. La poesia è un discorso specifico con regole che poi possono essere usate come si vuole. La poesia è la somma di tutto ciò che è possibile con il linguistico secondo regole di restrizione espressiva. E’ il massimo di potenza del linguaggio. E un’altra qualità è che la poesia fa entrare in una lingua il suono. Il suono fa parte e genera la struttura e il senso. Assonanze… Il suono genera la poesia. La lingua poetica fa suonare il senso. Bisogna vedere in termini analitici il discorso sulla poesia. Quando diciamo “un paesaggio è poetico” noi gli affidiamo a livello semantico la possibilità di autodefinirsi, di suonare. Il poetico si può rintracciare in tutti I linguaggi. Il poetico e non i linguaggi poetici. Cioè il poetico nei linguaggi artistici.
Gianni Toti: Sono usciti altri problemi. Non è che non si può parlare di poesia e il discorso critico può essere poetico e anche poesia. Gli strumenti psicoanalitici sono utili a capire la poesia. Però il discorso sulla poesia da parte dei psicoanalistl non quadra, sulla poesia è diverso. Allora tutti possono parlare? No. La poesia deve essere avvicinata con il massimo delle regole e delle restrizioni. Il poetico è un alone, la poesia no.
Maurizio Grandi: Neanche il poetico.
Gianni Toti: Ci sono vari tipi di poetico, di tecnico, ecc. La poesia è “fattura di cosa che prima non era e poi è”. L’alonato d’altra parte è affascinante, è ambiguo. Preciso. I film poetici a volta non hanno poesia. Sono poetici perché usano quelle regole. E la poesia? Cosa è la regola? E’ ciò che regge il significato. La creazione poetica è creazione di altri segni. Il suono è una forma speciale di pensiero. Che cosa è la funzione del linguaggio? L’arte industriale funziona secondo le regole del poetico ma non della poesia. Non si può fare opera di poesia per la pubblicità. Cioè, si può fare. Se si è obbligati. Ma non usando semplicemente le regole del poetico. La poesia combatte il linguaggio poetico. L’immagine è l’altro frutto dell’albero del linguaggio che deve essere costruito dai poeti.
Filiberto Menna: Nella poesia c’è un rapporto tra le parole e le cose diverso che nella vita quotidiana. La condizione dell’artista è vicina a quella dello psicotico. Entrambi non possono non fare delle cose.
Maurizio Grande: Parliamo delle circostanze delle cose. Si è detto parliamo degli oggetti, del testo, ma ora si cerca di nuovo la circostanza delle creazioni.
Gianni Toti: la poesia è una malattia del linguaggio, ma possiamo anche dire che è il medico del linguaggio.
II mattina
Achille Mango: Se dovessi dire che cosa è il linguaggio teatrale, oggi dovrei stare zitto. Gli avanguardisti di ieri oggi forse sono i retro… Mi manca la possibilità di entrare sul tema e ricorro al racconto. Serve il microscopio per guardare, lo smonterei, ne vedrei le componenti, eccetera, lo rimonterei, e farei guardare cosa c’è. Se non metto niente da vedere non vedo niente, il microscopio è uno strumento della ricerca scientifica, non è la ricerca scientifica. Il linguaggio teatrale assomiglia al microscopio. Se il linguaggio non è finalizzato a qualche cosa, non c’è nulla da vedere. E non intendo per questo la ideologia. Il linguaggio ha ancora una funzione se si rapporta al senso e al significato. Il linguaggio non è da solo deputato a cambiare il senso e il mezzo. E’ il mezzo che modifica il linguaggio, è la tecnica. Si pensi ad alcuni momenti del teatro: invenzione sulla scena della luce elettrica, che cambia radicalmente lo spettacolo. Oppure un altro momento: Pirandello usa in teatro la specularità. Queste cose, questi mezzi, hanno cambiato il piano linguistico. Dal 500 in poi il testo è d’obbligo. Almeno un progetto. La premeditazione è indispensabile a teatro. Beckett è stato osservato pezzo per pezzo e non tutto insieme. Egli ha inciso profondamente sul mezzo teatrale. Il linguaggio teatrale non deve avere ne più né meno importanza di quanto ne abbia. Lo spettacolo teatrale ha molti vantaggi apparenti rispetto al testo.
Gino Frezza: Eterogeneità dei mezzi espressivi cinematografici
Gianni Toti: Forse si dovrebbe dire: esistono tante arti e poi c’è l’arte poesia. Mango ha ben sottolineato il rapporto tra mezzi e linguaggi. Le nuove tecnologie hanno in sé il possibile cambiamento del linguaggio. Per es. a teatro si usano i video, ma in modo tecnicista, come si usavano le luci. La teatronica non esiste ancora. Problema del testo, del progetto, che è l’elemento premeditato del teatro. Questo è comune a tutte le operazioni artistiche. Ma poi c’è la violazione del progetto. Come per il sonetto. Problema del nuovo testo teatrale che tenga conto delle aggiunte del linguaggi delle nuove tecnologie. Anche per il cinema: come si distingue la forma della poesia nel cinema. Quando c’è arte nel cinema si dice arte, ma certe volte diciamo poesia. Cioè non è più prosa ma poesia, vado a capo eccetera. Il cinema è prosa e certe volte c’è poesia. Intanto quando si autodenuncia. Dice: io vado a capo. Come va a capo il cinema? Cita Festival di Pesaro (mi viene in mente Croce). TI cinema di prosa è quando non si distinguono i suoi mezzi, i movimenti di macchina. Ci può essere molta arte. Ma il cinema di poesia è quello che dice: guardate che sto zummando eccetera. Il cinema oggi sta diventando cinematronico. Facciamolo, ovviamente anche quello vecchio si può continuare a fare. Cinema e teatro si possono fondere con la tecnologia.
Achille Mango: Toti ha detto bene. Il suo discorso è il proseguimento del mio. La struttura linguistica del teatro è ora aliena rispetto al mezzo elettronico. Il teatro e il cinema usano l’elettronica, spesso in modo solo funzionale. Fino a quando viene usato un mezzo all’interno di un linguaggio che si è sviluppato per secoli si farà un cattivo servizio. Ci sono esempi di vìdeo-teatro, ma chi usa la telecamera per riprendere uno spettacolo deve cercare di combinare le urgenze del proprio mezzo con il linguaggio. Forse solo Tango glaciale va bene. Critica un lavoro di Barbieri Corsetti. In quanto al senso di poesia nel teatro o nel cinema, terrei distinte le cose. Badiamo al valore etimologico. Cioè il poeta di quel mezzo, di quel linguaggio Quell’andare a capo è differente da quello delle sillabe.
Carlo Villa: Contaminazione tra poesia tradizionale e mezzi tecnologici. Ogni autore si è servito forzando il mezzo. Come si è avuto bisogno di secoli per affinare il linguaggio, ora anche bisognerebbe umilmente imparare prima. (Ma oggi la poesia non è più affinata di quella di ieri, è diversa. Dice qualcosa di vero riguardo al resto, ma non calcola la sperimentazione)
Gino Frezza: In effetti nel teatro e nel cinema bisogno del progetto per la poesia, però a volte la poesia c’è anche senza progetto.
Luigia Sorrentino: Non si può pretendere la perfezione perché si esclude la ricerca.
Carlo Villa: La curiosità è importante e non mi riferivo a te.
Carla Bertola: C’è bisogno di saperlo usare e poi bisogna essere poeti. Non tutti quelli che scrivono sono poeti.
Gigino x: Bisogna prima distinguere tra poesia e poetico. Ciò che si oppone alla poesia è la prosa. Ciò che si oppone al poetico è il non poetico. Il poetico è la proposta di una prevalenza delle strutture significative, il non poetico delle strutture significanti. Tradurre è andare da un carcere a un altro, da un codice a un altro. Il non poetico si pone il problema di svelare il significato, il poetico di non svelare. Sul cinema c’è il tipo del racconto, e l’altro tipo della suggestione e evocazione. Il non poetico è coerente, il poetico si espone di più.
Maurizio Grande: Riferito a ieri sera. La poesia fa la parte della prostituta, si accoppia con tutti. Ognuno si esprime. Può dire tutto. Per es. non è possibile costruire testo senza conoscere l’orizzonte di scrittura. Bisogno della consapevolezza che il proprio modo di scrittura si inserisce in un altro orizzonte di scrittura: cosi c’è il poetico. Per es. solo Binga è consapevole dì ciò che fa: gioca. Non c’è l’espressione. Che cosa è il sentimento poetico? Non c’è.
Gianni Totl: Molti punti. Il video-teatro non esiste. E’ video. E’ televisione. Il teatro è ciò che si vede sul palcoscenico. Il video può essere usato all’interno come soluzione teatrale, scenica. Umiltà di cui parlava Villa: ovvio ma con rischi. Il mezzo bisogna conoscerlo. Ma ogni poesia ha la sua lingua. Come si conosce il linguaggio dell’elettronica? Usandolo. Così capisci le possibilità del linguaggio in questione. Il video: molti hanno fatto, più che video, cinema. Usano il video perché costa meno. Il progetto testo è anche esso in progress. La poesia è sempre sperimentazione. Non serve a volte per provare le macchine. Però la sperimentazione porta alla perfezione di ciò che ha voluto fare. Il discorso di Luigia non è giusto. Problema dell’attore del video (Bruno) L’uso del tecnico è giusto quando l’autore sa cosa vuole e cosa si deve fare. Eliminiamo l’umiltà. Bisogna conoscere tutto per sperimentare cose giuste e poi dimenticare e si è soli.
Achille Mango: Sul video-teatro. Non esiste. E non solo perché non ci sono ancora applicazioni ma perché la tv ubbidisce alla legge del guardare, il teatro al guardare e all’essere guardati. Il teatro è una struttura privilegiata da un certo tipo di società e di cultura. Non ci può essere forma d’arte di teatro se non è premeditata.
Carla Bertola: (a Grande) spiega le cose viste ieri sera: poesia puttana.
Maurizio Grande: L’idea di poesia diventa puttana. Altrimenti tutto diventa poesia e dunque scompare: nostalgia, senso del vivere.
Carla Bertola: Non si può dire: fin qui è poesia (Binga), poi no.
Maurizio Grande: C’è il patetico che non è poetico. Murale: battuta e sberleffo. (Federico)
Io: due problemi. 1) un convegno di questo tipo chiama le sperimentazioni a confronto (e io confermo le persone che ho invitato) 2) chiaramente approfondimento e critica. Però sono due elementi. E’ importante lo spazio che noi offriamo. Equivoco sulla spontaneità. Non solo nel teatro. Dopo si è capito che non basta: ci si libera per impadronirsi di strumenti e studiare. E’ un processo in pieno svolgimento, che ha coinvolto personaggi grossi, che essendo grossi possono permettersi la sperimentazione. Giusto segno di impadronimento di certi linguaggi. Poi alcuni continuano e altri no. Però serve possibilità del confronto e vivere la critica come crescita.
Maurizio Grande: Paternalismo. E’ sul concetto di poesia, poi ognuno fa ciò che vuole.
Io: Non è mostra e critica. Il Convegno è lavoro insieme. Non separazione tra creativo e critico: si deve lavorare insieme.
Carla Bertola: C’è un casino: quello che oggi non è poesia, lo sarà domani. A parte il bello e il brutto.
Carlo Villa: Bisogno di assolvere.
Io: Non si dice che la poesia non è ricerca. I linguaggi, I modi, gli strumenti sono tanti e nella sperimentazione succede di tutto. Strumenti come supporto. Oppure uno si impadronisce di quello strumento e lo usa. Non metto in contraddizione la libertà dell’uno e la coscienza con cui usi. Primo: la curiosità. Secondo, ci lavori sopra.
Carlo Villa: Mezzo come giocattolo o come supporto. Allora non mi accresce lo scatto espressivo del testo.
Io: Nel momento che uso degli strumenti, io faccio un’altra cosa, io faccio poesia usando la musica, l’immagine. Il corpo…
Carlo Villa: Questo ci lascia perplessi.
Fotografo X: fotografia-musica-movimento-elettronica (cinema: foto + musica…)
Gianni Toti: Prossimo anno: continuiamo sulle opere il prossimo anno e discutiamo sul serio. Discussione tra autore e critico. Il discorso di Grande, che mi piace molto, è insufficiente per quanto riguarda i Murales. Che si iscrive in un orizzonte di scrittura e si deve giustificare come operazione sul realismo socialista e non di realismo socialista. Ha delle facce interessanti non è opera riuscita ma è interessante, l’intuizione è affascinante. E’ ambiguo, inoltre se si assume l’orizzonte di scrittura di un’opera che succede? Il patetismo del realismo socialista è assunto come materia. Anche il sentimento che c’è è materia, non coinvolgimento dell’autore che nel testo è anzi colto. La struttura poetica c’era, che forse si faceva prendere la mano da una coscienza critico-saggistica. In questo senso è come quello di Binga: entrambi in un orizzonte di scrittura. B. non è una musicista ma è musicale. Tende al teatro, al cabaret. La poesia respira oltre la pagina. L’opera fa deflagrare ogni teoria. Questo Convegno è storico, tra mille ambiguità ha messo su una problematicità nuova. Grandi risultati che vogliono un seguito
Achille Mango: La teoria dovrebbe essere sufficiente a se stessa.