Gli occhi più azzurri. Una storia di popolo. Libro e DVD video.

A cura di Simona Cappiello, ed. Città del Sole, 2018

 

Il 29 Aprile del 2018, in un piccolo locale romano, Altroquando, di quelli dove ancora si fa (ma forse ora è chiuso) musica dal vivo e incontri con scrittrici e scrittori, poete e poeti, ho visto per la prima volta questo bellissimo DVD, e a casa la sera stessa cominciai a leggere il libro.

Conoscevo da anni la curatrice, Simona Cappiello, amica di mio figlio (Francesco Forni, autore della musica), una giovane donna napoletana, appassionata e attenta ricercatrice già in altre occasioni di storie, documenti, immagini. E conoscevo vagamente la vicenda dei treni dei bambini (forse ne parlava mia madre o mia nonna) e forse la reputavo una leggenda fantasiosa dei napoletani, come quella della nave smontata pezzo a pezzo in una notte, subito dopo la fine la guerra (ne ho scritto nel mio Le cicale operose).

E invece la storia era vera e veniva raccontata con intelligenza, passione e cura. Veniva restituita alla nostra memoria, per (anche per) ricordare a chi l’aveva dimenticato “come eravamo”.

Pochi giorni dopo, scrissi un breve post su fb, che qui ricopio:

“L’altra sera bellissima serata alla presentazione di Gli occhi più azzurri, libro e cd, realizzati da Simona Cappiello che, grazie a una ricerca intelligente e accurata, ricostruisce la storia di un evento straordinario: i treni che, subito dopo la guerra, portarono al Nord migliaia di bambini del Sud, devastato più di altri del territorio nazionale, e che meno di altri ottenne fondi per la ricostruzione postbellica. Tornerò sul libro che sto leggendo con crescente interesse, ora però ho sentito la necessità di questa breve nota anche a seguito delle vergognose affermazioni, considerazioni, conclusioni, che sento da parte di esponenti del PD. Il Progetto per l’accoglienza dei bambini, udite udite degeneri eredi di tanta passione e solidarietà, fu organizzato dal PCI napoletano, con la prevalenza di donne.”

Ne parlai ad amiche e amici, chiesi a qualche associazione di donne come presentare libro e DVD (soprattutto nelle scuole) e intanto usciva il romanzo di Viola Ardone, tanto lodato per la storia “inedita”, vincitore di premi, eccetera eccetera.

Sono una femminista, poeta e scrittrice, e sono una studiosa che cerca di praticare con la massima onestà intellettuale il lavoro di ricerca, anche perché lo svolgo per passione e liberamente. Ho imparato da ragazzina l’obbligo di fare le opportune citazioni, e ho imparato, per mia esperienza, che tante volte, nei nostri tempi disgraziati, non si fa. Molte volte ho visto usato il mio lavoro senza un accenno alla provenienza, alle fonti, e questo, oltre ad essere sbagliato, è anche, soprattutto quando si tratta di donne, negare la possibilità di fare rete, di rappresentare il cammino della ricerca, della cultura. Così, a leggere il romanzo Il treno dei bambini, e poi una recensione che appariva sempre su fb, ho scritto questo altro breve post.

“Ho letto Il treno dei bambini di Viola Ardone e confesso che mi sarei aspettata alla fine, lì dove di consuetudine l’autore/l’autrice fa ringraziamenti, la citazione delle fonti, cioè di due opere splendide che hanno fornito all’autrice tutta la materia e tanti particolari del racconto: Il film Pasta nera, di Alessandro Piva, e Gli occhi più azzurri, una storia di popolo (libro e dvd) (La città del sole) a cura di Simona Cappiello. Aggiungo che, in questo caso, citazione e ringraziamenti sarebbero stati d’obbligo, vista la grande ricerca fatta da Piva e da Cappiello, attorno a una storia dimenticata e sconosciuta ai più.

In particolare, il lavoro di Simona Cappiello, del quale ho scritto tempo fa, minuzioso, ricchissimo di interviste, sopralluoghi, memorie, tenero e commovente, racconta tutto ciò che poi, nel libro di Ardone si fa romanzo, fin nei particolari. In più evidenzia le ragioni di quella ricerca: sottolineare come, una volta, donne e uomini del Partito Comunista facessero con semplicità, ma attraverso grandi difficoltà, “cose di sinistra”, e come il rapporto tra Nord e Sud, tra le popolazioni del Nord e del Sud, fossero di affidamento ed accoglienza, di scambio reciproco di doni. Ecco, vorrei che a Simona e a Alessandro fosse restituito il merito che, nei meandri delle ragioni editoriali e commerciali, non è stato loro riconosciuto. E ripeto, per entrambi, ciò che ho già scritto a proposito di Gli occhi più azzurri: dovrebbero circolare nelle scuole.”

Voglio ora solo aggiungere quanto dovremmo valorizzare, ciascun* a suo modo e secondo le proprie possibilità, la ricchezza enorme che possediamo e che viene invece negletta. Si parla e si scrive di un’opera (di un libro, di un film, di una musica, di un progetto di ricerca) solo dopo e se il mercato, e la tv, i giornali, l’abbiano proclamata importante. Così la musica è quella di Sanremo o di Amici, i libri sono quelli dei grandi editori, i film quelli da premi o successo di cassetta, la ricerca quella che ha mire accademiche (e dunque diffusione tra i poveri studenti e studentesse).

Questo lavoro di Simona Cappiello, come quello di Piva o di Giovanni Rinaldi (di cui ho già scritto), è un documento importante. C’è la serietà della ricerca (anni passati a cercare, girare, intervistare, fotografare…), la bellezza formale del video, e c’è la tenerezza del racconto, la memoria restituita. Già, la memoria.

La Memoria che mi interessa, che serve, è quella che si fa Sapienza. La Memoria non è un pacchetto, una serie di dati nascosti da riscoprire, o conservare. Se lo vogliono. La stessa realtà, la Storia, nella nostra percezione cambia, a seconda di chi siamo, del perché guardiamo, del cosa vogliamo cercare, e dunque la Memoria cambia: si arricchisce, si chiarisce, si distorce…Sta alla Sapienza, cioè a chi siamo noi, leggere la Memoria, farla sua. La Sapienza è Memoria elaborata, acquisita, assorbita, è ciò che siamo NOI. Il nostro IO. Insomma, ciò che a me importa non è La Memoria, concetto astratto che potrei in certi casi mettere da parte, ma la Sapienza. Ciò che sono ora. Qual è il mio sguardo che guarda il mondo. Qui c’è uno sguardo di donna sapiente, Simona, che ha visto, ha studiato, ha ragionato, ha lavorato. Questa tipologia di ricerca e di restituzione è una miniera: dalle interviste presentate (che riportano alla mia mente donne –e uomini- conosciute, amate, stimate, o che m’informano di persone comuni ricche di sentimenti e di azioni pulite e generose) impariamo che un Partito può essere di Sinistra, e dunque deve fare cose di sinistra, anzi: le fa. Con naturalezza. Con dedizione. Con sacrificio. Impariamo che la gggggggente è (era?) pronta all’accoglienza, al mettersi nei panni dell’altro, che la “pancia” è una comoda invenzione dei nostri sciagurati tempi, di miserabili politici e di ir-responsabili mezzi di comunicazione.

Ultima cosa non secondaria: questo tipo di produzione è povera. Non ha sponsor, non ha “mandanti”. E forse questa è la sua forza. Sempre che noi collaboriamo.