Anche il Sito è stata un’assoluta novità per quei tempi nel panorama nazionale (e in parte anche in quello internazionale). Purtroppo, per varie ragioni, è stato distrutto e a fatica ho ricomposto solo l’elenco alfabetico di Dominae. Però mi restano documenti che cercherò di inserire qui e soprattutto mi resta la memoria (mia e di altre).
La Bacheca raccoglieva avvisi di manifestazioni, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, concerti, le proposte dal dell’Araba, e di altre Associazioni, o dai Siti a noi collegati.
Pensare pensare pensare (citazione da V. Woolf), era lo spazio dove si raccoglievano discussioni su varie tematiche (guerra, lavoro, violenza…).
Le Antologie: una di racconti di scrittori, l’altra delle poete presenti in Dominae.
Dominae era (tendeva a essere) un Dizionario biobibliografico internazionale delle donne. Era uno spazio, dove le persone interessate inserivano schede (proprie o di donne studiate).
Noi raccogliemmo poco più di 500 schede, ciascuna con la propria biobibliografia, inserita tramite le varie categorie (Linguaggio, Alfabetico, Cronologico, appartenenza geografica…). In più, comparivano allegati (poesie, stralci di saggi, racconti, incipit di romanzi, immagini, e così via).
Il programma, creato per noi, era fantastico: c’era l’elenco alfabetico, l’elenco geografico, quello cronologico, che potevano essere intrecciati l’un l’altro e con quello del linguaggio scelto, per cui era possibile verificare per es. quante e quali donne avessero scritto o dipinto o fossero state attrici, ballerine, cantati, in un certo numero di anni e in quale paese.
Le schede, da autentico work in progress, andarono moltiplicandosi man mano che Dominae diveniva popolare (tanto che, purtroppo, non poche schede ci furono “rubate” senza che venisse citata la provenienza, e questo è stata una ferita non al nostro individuale lavoro – non solo – ma alla creatività di tale progetto che metteva in rete, senza divieti o protezioni, i propri risultati), e molte si arricchirono con interventi successivi da parte di studiose, che hanno arricchito molte schede con ulteriori notizie o commenti, studentesse alla ricerca di bibliografie, artiste. Ci hanno anche scritto discendenti di queste nostre madri, fornendoci informazioni preziose.
In complesso, Dominae, come già il Catalogo delle opere delle scrittrici italiane giacente nei fondi della Biblioteca Nazionale di Napoli (che, nel mio tragitto di ricerca ne è l’anticipazione), presentava una quantità e una pluralità di presenze che, tutte insieme e spingendoci a scoprirne altre, rimuovevano ogni accenno riduttivo alla Storia che possediamo. Mise in luce nomi sconosciuti (dei tempi passati e delle contemporanee) di donne, definendole Dominae, e spesso crearono tra artiste/intellettuali relazioni e scambi.

Mi è molto piaciuto, ora, nel rimettere in ordine il vecchio file, ritrovare sin da allora donne che poi, negli anni, lavorando, impegnandosi, sono diventate le poete, le scrittrici, le studiose che oggi sono. E anche verificare come, nomi di donne morte da secoli, allora del tutto cancellate dall’immaginario, o consegnate a letture stereotipe (maschili, ma anche femminili), siano diventate oggetto di studio e di ricerca spesso da parte di “buone lettrici”. E come tante giovani studiose che furono collaboratrici a vario titolo di questo lavoro immenso, abbiano trovato, molte di loro, una strada professionale di grande interesse.
Dirò di più: andando su e giù per il recupero dell’elenco (che per fortuna avevo salvato in word, ma presentava vari errori, e soprattutto le varie schede si presentavano in un ordine del tutto casuale), ho riletto con rinnovato piacere le storie di tutte quelle donne, a volte anche poche righe, e ho ricordato il fervore di quando, col gruppetto delle collaboratrici, portavo avanti la ricerca, e ho capito che il motivo principale di questa presentazione, oggi, sta nel desiderio di fornire materiale di riflessione e studio a tante giovani (o no) che ignorano la forza delle nostre madri.
Troppo spesso mi capita di leggere su FB o altrove, il senso di solitudine di chi non sa quanta Storia possediamo, o il tono un po’ ingenuo di chi ancora si chiede: ma come mai le donne non hanno scritto, dipinto, suonato, e così via, o anche la scarsità di conoscenza del lavoro di visibilizzazione e valorizzazione che negli ultimi 40 anni è stato portato avanti, da tante studiose.

Anna Santoro