La professionalità

– E ci fu il momento in cui finalmente si comprese…

– (… da parte anche dei peggiori soggetti…)

– (…il che è prova della definitiva presa di coscienza generale…)

– (…ed equivale allo snaturamento dell’oggetto di cui si è preso coscienza…)

– Ma prego, non interrompa: si comprese che la questione era tutta nella p r o f e s s i o n a l i t à.

– Bel vocabolo! A mormorarlo lentamente, come fa lei, scandendo bene ciascuna lettera, sguardo pudico, fa un effetto non male

– Ma lo si può anche pronunciare, scivolando sulle lettere, alzando di un tantino la voce nelle ultime sillabe, assumendo una idonea postura generale, dalla mimica del volto, al busto un po’ spinto in avanti, alla mano leggermente svolazzante, pronunciare, dicevo, con un tono di assoluta ovvietà

– Già, chi non sa che il docente ha una sua professionalità?

– Qualcuno, infine….

– Qualcuna, mai?

– Qualcuno, qualcuna, faccia lei, qualcuno-qualcuna (va bene così?) lo pronuncia con voce convinta: la mia professionalità mi impone di… Tutto ciò è contro la mia professionalità! Se nella scuola ci fosse un poco, solo un poco, di professionalità…

– In questi casi il tono è duro. Non è vero?…

– Lasci perdere. La signora in questione, dicevo…

– … assieme ai signori in questione…

– …intende, intendono tutti, che, per insegnare, per essere un buon docente, per possedere professionalità bisogna…

-…essere persone colte ed informate, amare il proprio lavoro, credere nella potenza trasformatrice della cultura, riuscire a fare assegnare all’interno della società un ruolo reale alla professione di docente…

– No, no, no…

– Avere fiducia nei giovani, assumersi il compito di aiutarli a portar fuori le proprie qualità, aiutarli a costruirsi saperi e conoscenze, a costruirsi un senso critico, ad amare la vita nella sua bellezza… a nutrire autostima…

– No, no, no…

– Porsi come guida ed esempio, magari con umiltà e…

– No, no, no…

– Studiare, pretendere rispetto per il proprio lavoro, pretendere per esempio di scalare le spese di libri e degli impegni culturali dalla propria cartella delle tasse, come ogni professionista fa, ottenere uno stipendio che gratifichi la propria fatica, che monetizzi in qualche modo i propri saperi….

– No, no, no………Lei continua a non capire. La parola chiave è: competenze

– Competenze?

– Sì, competenze, al plurale. Le competenze: ecco cosa serve per la professionalità del docente

– Bè, dicevamo saperi, conoscenza o conoscenze, cultura….

– No, no, no….: competenze. Le competenze sono tutta un’altra cosa. La cultura, va bene, il sapere, va bene….ma vuole mettere le competenze?

– Metterle? Dove?

– Sia serio

– Già: Il docente in questione è munito delle necessarie competenze….Le competenze del Prof. Pinco Pallino non sono seconde a quelle del Prof. Pinco Pallo…

– E’ così! La passione va bene, ma senza le competenze…

– Mi sta dicendo che finalmente venne il momento, venne il tempo in cui si affrontò, e bellamente, il problema di come mediare tra educazione e istruzione, tra etica generale e informazioni pratiche, tra senso critico e capacità di intervento, tra…

– No, no, no

– Mi sta dicendo che si riuscì a formare una classe docente che seppe davvero affrontare il problema dell’evasione, dell’abbandono, dell’apatia….

– No, no, no…

– Che seppe mettersi nei panni dei giovani senza dismettere i propri e dunque seppe recepire e seppe comunicare…

– No, no, no…

– Che fu fornita ai docenti una tecnica di insegnamento, certo con la mortificazione parziale della creatività e della libertà, ma insomma in questo modo…

– No, mioddio, no!

– Cosa mi sta dicendo?

– Mi lasci parlare, lei mi interrompe

– Ha ragioni, mi scusi

– Vede, si capì che c’era all’interno del popolo della scuola, e intendo docenti, alunni, e perfino Capi d’Istituto e bidelli..

– Vale anche per i Segretari, gli addetti alle Segreterie, le squadre di pulizia…?

– Bè, di queste ultime non so niente. Forse non ci sono mai state… Chiederò…Ma non mi faccia perdere il filo del ragionamento…

– …che sta portando avanti…

– Esatto. Si capì che era giunto il momento per il quale si lavorava da tanto tempo, per il quale erano serviti anni e anni di continuo, testardo e duro lavoro

– ???

– Che la cultura possa appartenere a tutti è una bestialità, lei ne converrà

– Parla anche in rima? Bravo

– L’istruzione, il senso critico…  Ma a che servono? Creano forse lavoro?

– Parla come molti giovani oggi

– Appunto

– Mi sta dicendo…

– Sì? Comincia a comprendere?

– Prima ai disgraziati altro che la scuola…

– Già. Ma poi è diventata una moda: a che scuola vai? perché non vai a scuola? e a scuola che fai? Fatti una   c u l t u r a   g e n e r a l e

– Si diceva anche: la cultura è potere, e anche: quale cultura?…

– Sì, sì, ma non divaghiamo

– Va bene, conduca lei

– Dica la verità: questa scuola pubblica, per tutti, è una pazzia. Cosa potevamo fare?

– Già, cosa avete fatto?

– Ma è chiaro: se tutti vanno a scuola, se tutto cambia bisogna che cambi tutto per rimanere uguale…

– Cosa fa? Mi cita il Principe di Salina?

– In certo senso. Se tutti vanno a scuola, bisogna che la scuola non sia più scuola. Sia altro. Un posto dove si va

– Un posto dove si va?

– Sì, come dicevano allora: uno spazio aperto, un luogo d’incontro, di socializzazione…

– Ehi, un momento. Aveva un altro significato e un altro scopo. Il contesto era diverso e…

– Certo, certo…

– E poi, le cose prima erano pessime. In altro modo, ma erano ugualmente pessime

– Appunto! Erano ugualmente pessime

– Comincio a capire

– Vede? Non è difficile. Mi segua. Ora ci sono due scuole di pensiero: formare-educare e istruire-insegnare. Noi lasciamo che vivano entrambe. Non ci danno fastidio, anzi….Spostano il discorso da ciò che preme davvero

– Un momento, lei parla della scuola come un corpo separato da tutto il resto e invece…

– Vede che capisce? Ci sto arrivando

– No che non capisco. Eravamo partiti dalle competenze e ora…

– Ora taccia e mi ascolti. Nel frattempo continuava ad esistere e acquistava meriti la scuola privata

– Gesù, la scuola privata…

– Non mi interrompa. Dunque c’è la scuola pubblica con mille fermenti, con docenti sgangherati…

– … ma anche con docenti in gamba: colti, intelligenti, appassionati…

– Sì, sì, ma mi lasci dire:…e c’è la scuola privata che continua a formare la classe dirigente…

– …bè, molta parte della classe dirigente di oggi si è formata nella scuola pubblica

– Può darsi. Ma in numero minore di quanto lei creda. Si informi…

– Lo farò. Lei sputa sentenze e…

– E insomma, basta. Se vuole continuare questa intervista…

– E’ un’intervista? Non lo sapevo

– Cosa credeva che fosse?

– Non so, un incontro fortuito…

– Ma mi faccia il piacere..

– Questo dovrei dirlo io

– Dica ciò che vuole ma in altro momento. Ora ascolti

– Va bene. Vada avanti e sappia che prendo appunti

– Così mi piace

– !!!…

– Si capì dunque che era giunto il momento di ridare centralità al servizio pubblico delle scuole private e…

– Sembra un gioco di parole

– Lo è, lo è

– …e di creare un servizio privato nelle scuole pubbliche

– !?

– E’ semplice. Da una parte aumentare quel tanto, tanto, di confusione che c’era nel pubblico…

– Cioè dequalificarlo sempre più…

– Dall’altro la grande invenzione ormai non più procrastinabile, dati i tempi

– ???

– Il privato che entra nel pubblico. Le sinergie, la contestualità, l’ipertestualità, le pratiche psicopedagogiche, i laboratori, i protocolli, e soprattutto i progetti, i progetti, i progetti…Sono queste le parole vincenti, sono questi i cardini della professionalità. Tra conoscere la poesia del Novecento e sapere cosa siano gli indicatori quale dubbio c’è su cosa sia più consono alla nuova professionalità dei docenti?

– Freni, freni…Certo, è utile, e oggi è indispensabile che il docente sappia costruire questionari ma…

– Non c’è ma che tenga…

– …ma non se questo penalizza la conoscenza della poesia o della storia o della filosofia o…

– Vede? Mi parla di elementi astratti, riguardo ai quali è difficile valutare le competenze

– Ma no. Il problema era come riuscire a insegnare quelle discipline, articolate certo, all’interno di  una realtà che di quei saperi non sa cosa farsene

– Appunto! Vede, lei mi lascia perplesso: capisce e poi non trae le giuste conclusioni

– Ma saranno giuste per lei

– Insomma in questa scuola indifferenziata si è ritenuto opportuno che si sviluppasse una scuola di serie A, come dite voi, e una di serie B, come dite voi

– Voi la fate, di serie A e di serie B

– Certo. Altrimenti che ci stiamo a fare? Come fare un servizio privato all’interno del servizio pubblico?

– Cioè insegnate ad un ristretto numero di ragazzi a fare ipertesti e cose del genere, occhei. Ma e i professori?

– Anche loro, anche loro. Di serie A e di serie B

– In verità ci sono sempre stati i bravi e i ciucci

– Ora la differenza è che c’è una marea di docenti, bravi o non bravi nell’accezione da lei usata poco importa, una marea di docenti che non capisce niente. Alcuni si danno da fare, ma non contano

– Questo lo dice lei. Quelli bravi servono per lo meno alle loro classi, ai loro studenti

– Sì, ma hanno sempre minor peso. Anche i ragazzi lo capiscono. Vuole mettere quello che legge in classe e spiega appassionatamente e quello che arriva con lucidi e schede?

– Ma anche il primo sa usare e usa i lucidi e le schede

– A volte, solo a volte. E dando loro relativa importanza. Comunque, il punto è che, al di là di costoro, ci sono poi quelli che fanno Progetti

– Ma non è ben verificato, a volte per niente, se questi progetti effettivamente diano risultati in termini di calo della dispersione

– Non ha importanza. Non ne ha alcuna. I progetti servono, ma ci torneremo poi, a rastrellare danaro e a far allontanare dalla scuola docenti e ragazzi

– Non capisco, ha voglia di dire che capisco. Io non capisco dove vuole arrivare

– I ragazzi impegnati in cinquecento attività: teatro, musica, corpo, ambiente, salute, pavimentazione stradale dell’antico Egitto, e chi più ne ha più ne metta, e impegnati, ah ah, in modo per lo meno dilettantesco e puerile, non hanno letteralmente il tempo di imparare a leggere e a scrivere. Oppure lo sanno fare già

– Cioè, mi sta dicendo che tanto lavoro non serve e che voi lo sapete e anzi che lo promuovete proprio per questo

– E’ naturale, è naturale

– E i docenti?

– Questi docenti, questi che abbiamo detto, alcuni anche dotati, non c’è che dire, altri solo, ehm, come dire?

– Arrampicatori? Docenti per caso o per fatalità? Frustrati ingegneri, commercialisti, avvocati, studiosi, scrittori, poeti…?

– Sì, sì, questi. Appena ne sono in grado, lasciano l’insegnamento, diventano chi prima chi dopo figure di sistema: Formatori, Operatori, Esperti, Utilizzati, conducono Corsi di Aggiornamento (sempre con lucidi e disegnini). E intanto si dà l’illusione alle famiglie di contare qualcosa, si fanno riunioni, si prende, dalle critiche e dai suggerimenti, ciò che serve, ciò che già si era deciso servisse e si va avanti…Mi creda, il gioco è fatto

– Lei è un cinico

– Lo prendo per un complimento, grazie

– E’ un… buffone

– Ma mi faccia il piacere!

– Ancora! No, che non glielo faccio. Lei è una persona sgradevole e… insomma prima o poi di nuovo si comincerà a…

– E’ qui che si sbaglia. Vede, lo stipendio è sempre una miseria, i fondi pubblici per la scuola sono sempre una miseria. Ma intanto quei prof che hanno capito le cose come vanno, appoggiando quei Capi d’Istituto e quei Segretari che ormai sono il punto di forza della scuola italiana, i nuovi manager, i direttori dell’azienda per la quale fanno compilare opuscoli pubblicitari da far invidia agli spot televisivi delle industrie nazionali, questi fanno soldi. Soldi…

– Bè, mai quanti ne fa lei…

– E che paragone! Certo: mai davvero tanti. Quel tanto che fa credere loro di esserseli conquistati con la professionalità. Ma in conclusione la scuola è sommersa dai soldi. Soldi di Progetti e di Corsi di Aggiornamento che sia pure quando siano ben fatti non hanno niente a che vedere con la pratica didattica svolta…

– o da svolgere…

-…nelle classi. Soldi che provengono dalla Cee, dalle Regioni, dai manager esterni, dalle forze produttive, dalle Aziende, dai Commercianti…Soldi per costruire Corsi, soldi per scrivere Progetti… La scuola, così povera, morirà seppellita dai soldi che vanno ad alcuni e non a tutti

– E’ una nuova forma di clientelismo

– Certo, secondo il principio che li ha chi li merita e non chi scalda la cattedra

– Già, una volta si diceva scaldare il banco

– Vedrà, tutto andrà a gonfie vele

– Ma, scusi, e le strutture preposte, gli Uffici di controllo, i…

– Ma cosa dice? Lì ci si assassina per un’idea, la più bizzarra, la più vistosa, la più inutile. La gente è tesa a far carriera. Cosa sia questa carriera, francamente, lo ignoro, ah ah!. Forse si bisticciano su chi debba portare la borsa di un Ministro, di un Assessore, su chi possa mettere le mani su qualche Gabinetto di Ministero…

– Lei è un mostro. E credo che sbagli a pensare che tutti sono corrotti…

– Corrotti? Ma certo che no. Cosa dice? In teoria è tutto così bello! Tutto così giusto. Solo alcuni si accorgono di tutto ciò e…

– …e o salgono all’ultimo piano e si gettano di sotto…

– Ma cosa dice…Sprofondano, ah, ah, sprofondano in quella frustrazione che già coltivavano, o si danno da fare disperatamente, pateticamente…

– …oppure si convertono…

– Già. Oppure si convertono. La filosofia, se così possiamo chiamarla, dei nostri tempi, è quella della razionalizzazione, della presa d’atto. Vuole che vadano contro la Storia? Che siano astratti, patetici, improbabili?…Ma dove va?

– Abbiamo concluso, mi pare….Cosa fa? La prego, mi lasci la giacca..

– Ma dove va? Mi aveva promesso lo scandalo, lo scoop, la fotografia, il servizio TV….Ascolti, ho molto da dire ancora……

– La smetta, mi lasci la giacca, non morda così, non picchi così forte. Queste cose che mi ha detto le sanno tutti. Sono banali…

– Ma noi avveleniamo anche la mensa dei bambini poveri, introduciamo topi nei Licei Classici, rubiamo i Computer…

– Oh gesù, non vomiti sul mio cappotto di cammello, non mi sfasci il cellulare, non mi strappi il Rollex d’oro, non mi prenda per la gola….glu…glu…glu…..