Catalogo della scrittura femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli(dalle origini della stampa al 1860)  (Napoli, 1984)

 

PREFAZIONE

I Cataloghi che qui presentiamo, (Catalogo alfabetico, Catalogo a soggetto, Indice cronologico, più l’Appendice contenente l’Elenco delle opere appartenenti al fondo della Lucchesi Palli e 4 tavole) registrano la produzione femminile a stampa (in lingua italiana, tranne al­cune eccezioni in latino e in francese), dalle origini al 1860, pre­sente oggi nella Biblioteca Nazionale di Napoli.

Ci è sembrato utile stampare questi Cataloghi (in dotazione ora dell’Istituto di Filologia Moderna della Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli) frutto di una ricerca di anni (compiuta grazie ad un contributo CNR ottenuto su richiesta del Prof. Giancarlo Mazzacurati) alla quale, oltre alle autrici di questa edizione, altri hanno colla­borato, limitatamente alla prima schedatura dei libri: in particolare desidero ringra­ziare Tonia Cerino per il lavoro svolto nell’ultimo anno.

Questa inchiesta sulla produzione femminile a stampa non nasce da una conce­zione rivendicativa e competitiva nei riguardi della produzione maschile (anche noi abbiamo scritto!), ma sta a significare una messa in discussione di analisi non solo di parte, ma vecchie, superate dalla stessa metodologia della ricerca moderna.

Se è vero che un discorso sulla “cultura femminile” deve forzatamente interro­garsi sulle assenze e anzi mettere in discussione la stessa nozione di “assenza”, in questo caso il lavoro nasce per motivi che stanno a monte di tale interrogativo: nasce per conoscere ciò che hanno scritto le donne in Italia. E parte dalla considerazione che, al di là del complesso rapporto donna-scrittura e della funzione culturale complessiva delle donne, alcune di esse hanno scritto, ma non si conosce questa pro­duzione che dunque non viene usata nelle analisi e nelle ipotesi.

Ciò vale in modo particolare per la produzione femminile in Italia, che è comple­tamente sconosciuta. Non solo nelle storie letterarie noi non troviamo citati che i soli­ti 6 o 7 nomi di scrittrici, ma anche nei lavori di critica femminista o comun­que attenta alla vicenda femminile, le scrittrici citate, quelle alle quali si fa riferimento, sono inglesi, francesi e, per quel che riguarda l’epoca moderna, americane. Per l’Italia viene detta l’assenza, determinata, viene spiegato, da vari fattori. Ma, a chiarire quali siano, ci si è impegnate/i molto poco. Letture di testi, ricostruzioni di biografie, indagini su ambienti e dunque su ruoli e funzioni, tutto ciò (tutto ciò, dico) resta da fare.

Questo Catalogo può servire: parte da una situazione, enumera delle presenze. Dice parte di cosa è stato scritto: come e perché (non) sia stato scritto, bisogna studiarlo.

Presentare dei Cataloghi di scrittura femminile certamente significa alludere ad una cultura femminile ma non immediatamente identificarla con questa stessa scrittura. Semmai ritenere che attraverso l’analisi diretta degli scritti di donne, come di ogni altra manifestazione femminile, si possa arrivare a concretizzare tale allusione. Inoltre i Cataloghi non stanno a significare una prospettiva separatista della storia delle donne: al contrario, proprio scorrendo i titoli, e più ancora leggendo i testi, viene confermato come la condizione della donna, e dunque il suo porsi, all’interno delle vicende della società di appartenenza, costituisca, a sua volta, una chiave di lettura dell’andamento della medesima società.

In questa sede non si tenteranno dunque bilanci o discorsi generali che non potrebbero per ora che essere generici, ma semplicemente si renderà conto di una ricerca che ha il merito di offrire materiale di lavoro a quante/i intendano usarne. Quello che è auspicabile è che il lavoro possa continuare e che possa estendersi, e che ogni nome citato, ancorché sconosciuto, trovi chi si faccia carico di andare a ricrearne la fisionomia completa. Vorrei anche sottolineare che un Catalogo di questo tipo è un buon sistema di riappropriazione e rivalutazione di un patrimonio culturale che, una volta dimenticato, è difficile torni alla luce. Solo un lavoro sistematico, come questo, permette, oggi, di riscoprire testi condannati all’oblio da un sistema di valori che non è più quello moderno.

Il concetto di “letteratura” e di “cultura” si è certamente dilatato negli ultimi anni e certo pesa che, per quel che riguarda la produzione passata, il recupero e la rivalutazione debba necessariamente essere ancora così lento.

A mio parere è necessario sviluppare una politica culturale delle Biblioteche tendente non più solo a conservare, ma ad usare il patrimonio della nostra storia culturale. La Biblioteca Nazionale di Napoli è una miniera: possibile che venga esplorata unicamente da irriducibili volontari con il gusto della ricerca polverosa? In tempi di computer?

 

Il Catalogo alfabetico è ricco di poco meno di 400 nomi, conta 237 libri e cioè 609 schede (incluse le riedizioni, le singole composizioni poetiche facenti parte di raccolte e le raccolte stesse alle quali si rinvia)(1). Il Catalogo segnala anche molti pseudonimi. E’ presente anche un giornale fatto da donne.

Moltissime le sconosciute, specialmente quelle di cui possediamo appena un sonetto, riprodotto, per lo più, o nella Raccolta della Bergalli o in quella delle Rime di 50 illustri poetesse (cosa questa già indicativa che non di sconosciute all’epoca si trattasse). Molte anche le scrittrici importanti: oltre a Vittoria Colonna (1490 -1547), Eleonora Pimentel Fonseca (Napoli, 1752 (o 1758) – 1799), Veronica Gambara, (1485 – 1550), Lucrezia Marinella (Venezia, 1571 – 1653), Diodata Saluzzo (Torino, 1774 – 1840), Gaspara Stampa (Padova, 1523 – 1554), Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso (Milano, 1808 – 1871), troviamo M. Gaetana Agnesi (Milano, 1718 – 1799), studiosa di matematica, che successe al padre nella cattedra dell’Università di Bologna; Isabella Andreini (Padova, 1562 – 1604), poetessa, scrittrice, attrice comica, accademica degli Intenti, etc.. ; Teresa Bandettini (Lucca, 1763 – 1837), detta la “Ballerina letterata”, nota col nome arcadico di Amarilli Etrusca, incoronata poetessa in Campidoglio; e poi Eleonora Barbapiccola (Salerno, ?), Laura Battiferro (Urbino, 1513 – 1589) Luisa Bergalli (Venezia, 1703 – 1760 (o 1779 ?), pittrice oltre che scrittrice, nota (?) unicamente come moglie bisbetica di Gaspare Gozzi; Elisabetta Caminer (Venezia, 1751 – 1796), figlia del direttore del “Giornale d’Europa”, alla morte del quale successe nella direzione del giornale, autrice teatrale e conosciuta per la raccolta di opere teatrali di vari autori, e molte altre.

Queste sono le scrittrici in qualche modo ancora conosciute, citate nei Dizionari Biografici delle “donne illustri” e nominate (ma non tutte) in alcune Storie della letteratura italiana. C’è poi un altro gruppo, tra le quali Cecilia de Luna Folliero (Napoli, ?), Giannina Milli (Caserta, ?), Isabella Morra e Laura Terracina (Napoli, 1500 – 1595) che invece, famose presso i contemporanei, citate anche da singoli studiosi, non trovano però posto neanche nella maggior parte dei Dizionari di donne, in alcuni dei quali capita anche che personaggi come la Guacci, siano appena nominati. Per non parlare delle Storie letterarie, (e, peggio, dei manuali scolastici) che, dal De Sanctis in poi, tranne alcune eccezioni, hanno adottato un taglio finalizzato a fissare una “Storia” della letteratura che non preveda elementi di disturbo.

È da notare che le ultime scrittrici citate sono napoletane, come napoletana è Carolina Cosenza e amalfitana Costanza d’Avalos, scrittrici del tutto sconosciute eppure molto interessanti. In più, va ricordato, ci sono le “anonime”, sulle quali il discorso (e la ricerca) è più lungo. Napoletane furono anche Tullia d’Aragona, M. Angela Ardinghelli, la stessa Eleonora Pimentel Fonseca, che, almeno in certi ambiti e parzialmente, furono conosciute. E questo dimostra come un’analisi parziale, quale è quella condotta in una biblioteca, fa venire alla luce personaggi e opere del territorio (egualmente ciò avviene — lo abbiamo verificato — andando nella biblioteca di un’altra grande città) e può essere una indicazione, da aggiungere ad altre, riguardo la politica culturale, in questo caso, di Napoli, da confrontare con quella, per esempio, di Venezia.

Il problema è più ampio: ciò che veramente stupisce è trovare poco meno di 300 nomi (su 375) assolutamente sconosciuti non solo alle Storie letterarie, alle Enciclopedie, ma anche alle Raccolte di donne illustri. Ovviamente la nostra è stata rapida ricerca, e si spera, come si diceva, che vengano studi a dar fisionomia a tanti nomi.

Ma lo stupore di cui si diceva, e il sentimento in qualche modo di soddisfazione misto ad un certo disagio, non può rimanere fine a se stesso. La presentazione di opere scritte da donne, l’amarezza che esse siano state dimenticate, le analisi delle motivazioni che questo hanno prodotto, non può esimere -chi voglia effettivamente cercare una ricostruzione della storia culturale delle donne- dal conoscere criticamente tale produzione. Se è giusto rifiutare il concetto di “donne illustri”, e se è sciocco aspettare centinaia di tesori inesplorati da questa produzione “sommersa”, e se è vero che il metro per l’analisi di queste opere è altro da quello tradizionale, è anche vero che non si può e non si deve peccare di “maternalismo”. Soprattutto, credo, non si deve assumere una posizione di difesa: esiste una larga parte di questa produzione che può deludere (ma la delusione non viene a causa di aspettative preconcette?) e che, se serve certamente ad una storia del rapporto scrittura-donna e a quella più ampia del ruolo della donna attraverso i secoli, e dunque se serve alla conoscenza della storia politica, sociale, culturale, economica di una nazione, presenta però, sul piano letterario, ingenuità che non è utile negare. Essa di fatto serve a mostrare la base culturale, grazie alla quale o nonostante la quale, altre donne, presenze squisite e significative su tutti i piani, hanno saputo e voluto scegliere di esprimere se stesse e il loro rapporto con la realtà.

Il Catalogo a soggetto offre una gamma abbastanza ampia di temi, alcuni sostenuti da poche presenze (Alchimia, Analisi matematica, Mitologia, Scienze naturali, ….), altri invece, e non a caso, ricchi di interventi (i vari scritti sull’Educazione, libri di testo, regole per scuole private, scritti filosofici, scritti di critica letteraria e soprattutto scritti mistici o genericamente religiosi, e scritti d’occasione). Ovviamente dal Catalogo a soggetto, come verrà spiegato poi, è stata esclusa la produzione propriamente letteraria (poesia, teatro…). Confrontando date e luoghi di edizione molti sono i riscontri tra la realtà sociale e culturale del territorio e la produzione femminile corrispondente (scritti filosofici, scritti d’occasione, scritti sull’educazione).

Infine segnaliamo gli scritti che affrontano da vari punti di vista specificamente il tema della “donna”, segno di una problematica sempre presente in quelle scrittrici che, pur affrontando e magari risolvendo in parte le contraddizioni della propria condizione, continuarono ad interessarsi della condizione femminile, a volte con toni rivendicativi e urtanti per orecchie delicate “al di sopra delle parti”. A queste ultime consigliamo la lettura di testi (scritti da uomini) talmente malevoli e superstiziosi nei riguardi delle donne (e dunque stupidi in se stessi) che giustamente hanno finito per cadere in oblio, non prima però di aver contribuito a creare una mentalità (peraltro dovuta a ragioni ben più serie) decisamente nemica di una visione per lo meno serena della figura femminile. Consigliamo anche la rilettura attenta di tanti altri scritti che, muovendosi con eleganza e bonomia ai limiti di tale mentalità, di fatto ne hanno accreditata la validità.

L’Indice cronologico (dove ovviamente non sono segnalate le opere mancanti della data di edizione) vede come primo testo a stampa in possesso della Nazionale, le Rime di Vittoria Colonna del 1539.

Nel secolo XVI non ci sono sorprese grosse, trattandosi prevalentemente della produzione in rima delle poetesse così dette “petrarchiste”. Troviamo però un delizioso libretto, stampato a Venezia, di Isabella Cortese, I secreti ne’ quali si contengono…Va notato che in questo periodo operano altre poetesse: le opere però le troviamo stampate solo successivamente in qualche Raccolta (ad esempio in quella della Bergalli).

Nel secolo XVII posto d’onore occupa la produzione di Lucrezia Marinella e di Isabella Andreini. Interessante anche la presenza delle Regole di suor Orsola Benincasa, e alcuni scritti di “esercizi spirituali”, e ancora un libretto che in certo senso fa il paio con quello citato della Cortese, e cioè Giardino di vaghi fiori di Teresa Perillo Lancillotti. C’è ancora, e anzi in misura maggiore, la produzione poetica e c’è la raccolta delle Rime di 50 illustri poetesse, stampate a Napoli nel 1695 da A. Bulifon.

A questo proposito, sarebbe utile una ricerca delle tipografie e delle case editrici che
stampano opere di donne. Nel ‘600 a Napoli A. Bulifon, per altro in molte operazioni
interessanti, è certamente uno dei più sensibili a questa produzione, Noi ci siamo limitate a fornire due tabulati che hanno come coordinate il luogo di stampa, a livello nazionale, uno, e la tipografia (solo per Napoli), l’altro, relativamente agli anni. Ma il discorso è ovviamente più lungo. Ad esempio, di Laura Terracina, napoletana, si posseggono qui le edizioni del ‘500, tutte, tranne una, veneziane mentre solo alla fine del ‘600 troviamo le ristampe delle sue Rime a Napoli, appunto con Bulifon.

Il XVIII secolo è ricco di una produzione interessante e ampia. Oltre alle opere di poetesse, troviamo il libro di analisi matematica della Agnesi, e la traduzione di Car­tesio, fatta dalla Barbapiccola (in linea coi tempi, come si vede) e poi libri di geogra­fia, di genealogia, regole spirituali, biografie come proposte di exempla. Troviamo pure un interessante libretto sull’arte ostetrica di Teresa Plojant, utilissimo ancora oggi per quante/i studiano il rapporto donna-parto e la sua trasformazione attraverso gli anni. Ci sono scritti sul teatro, e sulla “maniera della traduzione” (anche questo in linea con le problematiche culturali del tempo). Un capitolo a parte meriterebbero gli scritti d’occasione, che in questo periodo si fanno frequenti (parliamo sempre della produzione rinvenuta nella Nazionale di Napo­li, senza per ora alcu­na allusione a situazioni generali) : nozze, morti, incoronazioni, compleanni, vestizioni… sono tutti momenti di un sociale che trasporta il privato nel pubblico e fissa la lettura di tali avvenimenti. Molto interessante sarebbe il confronto tra la mentalità presente in tali scritti e la realtà della condizione femminile, e cioè la realtà delle monacazioni, dei matrimoni forzati o combinati, etc, etc …Nel 1780 troviamo le Lettere filosofiche di Anna Gentile Galiani, che aprono, per quel che possediamo qui, la produzione più propriamente filosofica, la quale nel secolo XIX presenta opere di Cecilia de Luna Folliero e di Carolina Cosenza, a mio avviso estremamente interessanti e utili per più discorsi.

L’800 offre un ventaglio ancora più ampio del secolo che lo ha preceduto: ci sono opere di storia, di critica letteraria e d’arte, produzioni teatrali, traduzioni. Le donne discutono sull’amore, sul ruolo della donna colta, sulle istituzioni, sul Romanticismo; la Renier scrive una pre­gevole storia delle feste veneziane, e M. Raffaella Caracciolo traduce

favole di autori francesi. Aumentano e si specificano gli scritti sui sistemi educativi, sui “precetti morali”. Possediamo anche un divertente giornale scritto da donne, “Un Comitato di donne”, oggi poco conosciuto. Un altro libro di medicina ostetrica di Maddalena de Marinis conferma l’interesse a temi propri dell’esperienza femminile.

Segnaliamo inoltre la presenza di bellissimi racconti della Percoto, della Paladini, della Rossellini e di altre, oltre un numero abbastanza ampio di produzione poetica. Anche la storia politica è presente : Afan de Rivera e Cristina Trivulzio, in modo diverso, partecipano alla realtà del loro mondo in trasformazione.

L’aumento registrato lungo l’arco dei secoli delle opere femminili non deve far pensare ad un “miglioramento” della condizione femminile, dovuto a fattori di vario genere (di carattere economico, politico, sociale, etc. …) determinati dalla nuova realtà che si viene creando con l’affermazione della società borghese. Il discorso sulla condizione della donna è molto più complesso e non ho motivo di anticipare qui considerazioni che, poiché necessariamente veloci, apparirebbero anche semplicistiche.

I Cataloghi, dunque, segnalano alcune presenze che, come scrivevo, non offrono un quadro reale della produzione napoletana (meridionale in genere), né della circolazione delle opere femminili: se si riuscisse a collegare queste con altre presenze, otterremmo dati sufficientemente approssimativi ad avanzare analisi e ipotesi più generali.

Le assenze di opere sicuramente edite sono molte e le cause tante, da quelle più ovvie come il particolare processo di formazione della Biblioteca stessa che, nata come Biblioteca Reale nell’ultimo ventennio del secolo XVIII sulla base della raccolta Farnesiana e arricchitasi man mano grazie a confische di biblioteche appartenenti a monasteri (specie dei gesuiti, dopo la loro espulsione dal Regno) o a nobili (esempio: quella del principe Tiberio Carafa) o anche di acquisti isolati o di interi fondi (esempio: la biblioteca del principe di Tarsia), per tutto un primo periodo privilegiò particolarmente classici, manoscritti, testi sacri, la ricerca delle “quattrocentine”, etc… I libri non ritenuti utili erano periodicamente venduti o ceduti ad altre biblioteche.

Riguardo i criteri di valutazione del patrimonio librario, si pensi che la Commissione eletta nel 1802 a dirigere la politica culturale della Biblioteca (e cioè anche gli acquisti e le vendite) era composta da “dotti” in storia naturale e numismatica, storia e fisica sperimentale, medici di anatomia, studiosi di lingue esotiche, dotti grecisti, teologi e abati. In quanto al “diritto di stampa”, era rispettato molto relativamente, come del resto ancora oggi.

Nel 1860 la Biblioteca Reale Borbonica diviene Biblioteca Nazionale, e in un certo senso i problemi aumenteranno. Comunque è a questa data che si fermano per ora i Cataloghi.

Dicevo: oltre il processo di formazione possono aver inciso poi le divisioni, le perdite durante gli spostamenti e le guerre. Ovviamente qui ci stiamo chiedendo se e in che misura la produzione femminile a stampa ci sia stata conservata e non si pone il problema, a monte di questo, di quanto e di cosa non riuscisse neanche ad essere stampato, o addirittura scritto, e del perché. Cioè, sottolineo ancora una volta, non è questa la sede in cui si vuol affrontare il problema della cultura femminile e della rappresentatività (o no) di essa attraverso la scrittura di donne.

Resta il fatto che mancano ad esempio (a questa data) le opere di Colomba Amalia Acquaviva d’Aragona, poetessa napoletana del secolo XIX; di Elisabetta Ajutamicristo, poetessa palermitana del secolo XVI che dedicò molte delle sue Rime alla duchessa di Nocera; di Isabella d’Aragona Sforza (1470 – 1524), napoletana; di Adriana Basile, cantante e poetessa napoletana del secolo XVII; di Lucrezia Borgia d’Este, poetessa romana lodata da Ariosto e Bembo, che ebbe come primo marito un nobile napoletano e come terzo Alfonso d’Aragona, figlio naturale di Alfonso II re di Napoli, e di molte altre scrittrici conosciute a Napoli, alcune citate da autori come Tiraboschi e occasionalmente già dai contemporanei.

I nomi e le opere si sono andati progressivamente perdendo nel tempo: operazioni come la presente tendono appunto al loro recupero e alla loro conoscenza, per rimettere in discussione il modo di leggere la produzione femminile da parte di tanta critica e quindi l’operazione di cristallizzazione del “femminile” come inesauribile “vocazione naturale” al materno, al dolce, al sentimentale.

Infine qualche parola sui criteri usati per compilare i Cataloghi.

Per quel che riguarda il Catalogo alfabetico, ci siamo attenute alle norme stabili­te dal nuovo “Codice di regole per la compilazione del Catalogo alfabetico per auto­re”, secondo il decreto del 28-9-78 del Ministero per i Beni culturali e ambientali. Spesso però abbiamo dovuto inventare delle soluzioni delle quali diamo di seguito ragione :

– I dati che forniamo sono: nome dell’autore, titolo dell’opera, città, editore o tipo­grafo, data della stampa, formato, numero delle pagine, infine la collocazione del libro come è a tutto oggi nella Biblioteca Nazionale;

– le opere anonime ovviamente non sono state schedate, tranne che per pochi casi, dove non c’era alcun dubbio che si trattasse di scritti di donne;

– quando ci siamo trovate di fronte nomi di scrittrici che nei tempi passati (fino al ‘600 circa) erano al femminile (es.: G. Albiosa, L. Aldobrandina, L. Marinella…) e solo più tardi sono stati normalizzati al maschile (G. Albiosi, L. Aldobrandino L. Marinelli…), abbiamo deciso di rispettare i frontespizi contemporanei alle autrici, parendoci questo un fenomeno interessante del quale però non era in questa sede possibile occuparsene in modo esauriente: così abbiamo schedato Albiosa, Aldobrandina, Marinella… ;

– lì dove la presenza femminile non coincide con l’autore principale, abbiamo comunque fatto la scheda per autrice (con il rinvio all’autore principale), poiché il nostro intento è quello di segnalare ed evidenziare la presenza femminile;

– riguardo al doppio cognome, in linea di principio abbiamo mantenuto il cognome proprio, tranne i casi in cui i frontespizi portano sempre (non solo in qualche opera) il cognome del marito e dunque l’autrice sia conosciuta solo con questo nome;

– abbiamo fatto schede secondarie di rinvio alla principale per gli pseudonimi e anche per gli eventuali altri nomi con cui potessero essere conosciute le autrici;

– come già si è detto, abbiamo, per questa prima fase di lavoro, fermato il Catalogo al 1860, data importante oltre che per motivi storico-politici, anche per le ripercussioni che essi ebbero sulla conduzione della Biblioteca e sulla differente funzione che essa da quell’anno possedette;

– abbiamo riportato tra parentesi quadre tutto ciò che non si ricava dal frontespizio;

– qualche volta, quando risultava necessario ai fini della chiarezza dell’indicazione, abbiamo riportato in “pagine” le “colonne”, dandone comunque sempre segnalazione;

– per il Catalogo a soggetto, pur non essendoci “norme” ufficiali precise, abbiamo seguito in linea di massima quelle d’uso corrente: abbiamo attentamente valutato la differenza tra “materia” e “genere”, non abbiamo incluso la produzione più propriamente letteraria (poesie, racconti…);

– nell’Appendice, trova posto un Elenco della Lucchesi Palli: il fondo infatti è ancora inagibile (dal terremoto dell’80) e quindi abbiamo potuto solo fornire l’elenco dei titoli registrati negli schedari della Biblioteca;

– sempre in Appendice trovano posto due tabulati (dei quali abbiamo già detto) più due diagrammi che visualizzano la produzione edita nelle principali città in rapporto agli anni.

 

Saremo grate a chi ci volesse fornire suggerimenti e in generale a chi mostrerà di gradire la nostra fatica.

 

(1) A questo numero andrebbero aggiunti i 42 titoli (27 autrici) di opere appartenenti al fondo Lucchesi Palli che, come spiegato più sotto, è ancora chiuso al pubblico. Va anche segnalato che la Biblioteca Na­zionale di Napoli possedeva inoltre per lo meno un centinaio di altre opere (i titoli infatti son presenti ancora nello schedario) che, alla richiesta, sono risultate smarrite.

 

 

                                                                                                                        Anna Santoro

 

 

 

 

 

 

Al Prof. G. Mazzacurati

al C. N. R. a V. Vasquez

All’Assessorato ai Servizi Sociali di Napoli

Alla Direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli e ai suoi collaboratori

vanno i nostri ringraziamenti.