Venerdì 28 aprile 2017
Il Mattino

Poesia
Anna Santoro,
pensieropugno
sotto un cielo
capovolto

Alessandra Pacelli

Non è una scrittura femminile, ma una poetica che si occupa «di femminile» inscritta però in battaglie civili più ampie, che diano voce al non detto e alle contraddizioni della contemporaneità.
Del resto Anna Santoro, da sempre femminista impegnata in lotte culturali e politiche, ha fatto del rapporto tra segno, voce e corpo sessuato il perno del suo lavoro di saggista e organizzatrice di manifestazioni e rassegne. E ovviamente di scrittura lirica.
Ancora interrogandosi sul valore e la potenza della poesia civile e di quanto peso
possa avere nella realtà di oggi.
Con La quinta stagione(Kairos edizioni, pagg. 119, euro 12) Santoro si muove tra i
cortocircuiti delle relazioni percorrendo quella sottile barriera che separa il privato
dal cosmico, e lo fa con lo sguardo particolare di chi entra ed esce da un confine labile, come una clandestina che occupi contemporaneamente due dimensioni di spazio e tempo distinte eppure sovrapponibili. Si propone come voce narrante di una geografia del presente inaspettata e dolorosa, dove non c’è posto per possibili riconciliazioni.
«Un diverso ritmo di respiro intonativo e di una ricerca formale che confermano,
ancora una volta, come la poesia sia sempre una lucida e appassionata
resistenza al dire convenzionale», scrive in prefazione al volume Carla Locatelli. L’autrice infatti si mette in gioco in prima persona («Io sono qui e in questo istante») e contemporaneamente indaga territori intimi («nei recessi
di anime e di corpi») denunciando con sconcerto la «definitiva perdita di verginità» che rende il mondo, e noi tutti, irrimediabilmente disillusi e barricati nel cinismo.
C’è di che riflettere quando racconta «Questa neapolis/ violata dall’ignoranza e
dalla cupidigia/ di una borghesia stracciona/ da certi artisti e intellettuali a tanto al
chilo/ dall’inconsistenza di politiche/ oltraggiose…». E non si tratta qui di assumere
il ruolo di fustigatore, piuttosto è la voce dolente di una Pizia che soffre «Per l’impasto osceno/ di pessimi ingredienti» che «ha contribuito a questo mondo triste/ai viaggi di bambini maltrattati/di bambine negate donne violate/ uomini abbrutiti e instupiditi».
Una chiarezza di denuncia che è un grido di battaglia e che testimonia la forza del
suo«pensieropugno». Il riscatto, sotto questo «cielo capovolto», non può che arrivare dalla normalità di «donne che ogni giorno/ nel loro quotidiano/fanno il mondo».
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