Anna Santoro : “LA QUINTA STAGIONE” – Ed. Kairòs – Napoli 2017 – pagg 128 € 12,00 –
Sempre densa di lusinghe , nel riflesso delle luci mutevoli , la poesia appare quotidianamente tra gli anfratti delle sfumature della sospensione. Il linguaggio consuetudinario perde il suo spirito di appiattimento per diventare intuizioni immediate e spirito di deliberazione , referenza nell’ambito della dinamica creatrice dell’idioma. Nelle sfumature , nel timbro , nel ritmo , i versi sono coerentemente ed intimamente connessi al pensiero che vaga in maniera incontestata tra quelle immagini che garantiscono la forma e la sintonia della cifra. Anna Santoro confessa la sua fedeltà alla poesia coinvolgendo il lettore su aspetti comuni della esistenza e dell’esperienza quotidiana, con un linguaggio non sempre semplice , ma capace di penetrare nell’essenza del pensiero , e specularmente apre spazi vivaci e luminosi con la scrittura accorta di laboratorio. Il testo perlustra i contatti a volte ingenui , a volte altamente profondi , nella tonalità musicale , della metrica e della conciliazione sintattica , qui campione originale della parola poetica che ricuce e sollecita le ampiezze di sfaccettature.
Scrive in prefazione Carla Locatelli : “In quello che vedo come una consolidata poetica dell’enunciazione troviamo un nuovo cambio di passo : si tratta di un diverso ritmo del respiro intonativo e di una nuova ricerca formale che confermano ancora una volta come la poesia sia sempre una lucida e appassionata resistenza al dire convenzionale e come sia sempre sperimentazione al contempo formale e cognitiva ….Ancora una volta il quotidiano è in analisi , ma quello delle ultime poesie è un quotidiano profondamente cambiato , è una quinta stagione pur sempre collegata alle precedenti.”
Scorrere le pagine di questo volume è come penetrare in uno spazio utopico nel quale la realtà rompe barriere e la fantasia ricuce tessuti. Una fiducia totale di ripercorrere emozioni e illusioni , tensioni carnali e sigilli di memorie. Il libro , in elegante veste tipografica propone due nuclei densi di poesie inedite e ben sei capitoli di testi estrapolati da volumi precedenti. Un viaggio , insomma , ricco di sorprese , se scorriamo le varie inquietudini di una ricerca culturale di tutto rispetto, avvinti da una variegata completezza umorale ed emotiva . Il colloquio che Anna Santoro introduce veicola rappresentazioni ed emozioni che riescono ad alimentare sicurezze psicologiche , uncinature intellettuali , flussi di modulazioni varie. L’immaginario diventa qualcosa che rompe barriere e cresce nel potenziamento personale del verso.
Scorrendo le poesie di questo volume , sia le nuove che fanno parte della prima sezione, sia le più antiche che fanno parte della sezione antologica di testi elaborati in precedenti edizioni , si intravede il discorso attentamente ricamato da Anna Santoro , in un registro che si realizza nei prodigi della memoria , esplorando ed interrogando , nella singolarità delle carte scritte , delle derive psicologiche , nel segreto del sub conscio , nel tormento dell’ordine naturale delle cose, e chiede di essere ascoltata e capita , quasi sempre in cerca di una possibile risposta , che tarda a venire e che potrebbe sciogliere il sortilegio degli inganni. In chiave onirica , o nella semplicità del discorso , l’inventiva diventa fantastica , ed interviene sempre ad animare le situazioni rispecchiate, facendole levitare e caratterizzando le presenze nello spessore della filigrana documentabile e incorruttibile.
La consapevolezza dell’inutile , dell’improbabile, trasforma la poesia in un pensiero ombratamente filosofico , che lascia una lenta evoluzione dell’inconscio verso la rappresentazione di un presente inaspettato.
A volte il colloquio intreccia il suo “dialogo – resistenza” allo specchio e si iscrive nel metro libero, nutritissimo da certi scarti e lacerti, squarci e riflessi , che oscillano tra passato e presente , in un tempo sedimentato e inquietante. Gli imput colgono la sorpresa della parola che ricama il verso con elementi improvvisi, quando ricorrono al gioco della danza o del falsetto, puri e innocenti , in un codice che appartiene alla sperimentazione e nel contempo schiarisce dentro ed oltre il preconscio la tavolozza del segreto.
Improvvisamente il momento attuale si confonde con le repentine fulminazioni che il verso, a volte molto breve e luccicante , a volte lungo e intonativo , mirabilmente registra per memorie e straniamenti .
La materia qui prende di tanto in tanto forma di canto e l’affabulazione è una leggenda che va letta e riletta , per rincorrere le onde della musicalità. Ogni pagina ha la sua filigrana , molto spesso sottile e speculativa , a volte provocatoria , a volte crudelmente ingemmate, ove la pregnanza è incipit di chiare visioni, di sofferte esperienze, di fanciullesche preghiere , tutto nel crogiolo della “parola” e del “verso”.

ANTONIO SPAGNUOLO