IMPREVEDIBILE COME L’AMORE, IMPREVEDIBILE COME LA POESIA DI ANNA SANTORO
Dopo Sestessenze, Per corsi, La ballata delle sette streghe e altri versi, Anna Santoro approda alla complessità poetica matura di Certincantamenti (Marsilio, Venezia 2005). Si tratta infatti di una raccolta che, mentre ripercorre le tematiche care dei quattro elementi archetipi – tempo, spazio, vita, amore -, ne supera la visione in una pienamente acquisita coscienza del valore supremo della poesia.
La contraddizione tra il tempo dentro di noi e quello dilatato, lungo, della memoria, tra un inesausto desiderio di vita e la costatazione della sua brevità (“tutto è molto breve:/l’amore il dolore la separazione/la gioia un torto”), tra le docezze dei ricordi d’infanzia e la paura della vecchiaia e della morte, tra il desiderio di amore e il volgare e ottuso tradimento, tra gli antagonismi che straziano il mondo e la pietas che strazia il cuore non può essere resa dalle parole abusate e logore di un canone che traduce in versi una grammatica del potere maschile che “gronda di lacrime e sangue”.
Perciò la poetessa contamina, cita ludicamente con sottile ironia, sbugiarda, giunge al ” matricidio” della parola poetica della tradizione e, attraverso un plurilinguismo spinto e funamboleschi giochi di parole arditamente padroneggiati, rinnova il vocabolario, crea parole nuove in una pluralità di modi: fondendo semanticamente fonemi per consueto separati, mettendo insieme in un solo corpo significante parole inusitate secondo rapporti di causa -effetto o di accostamento sensoriale o analogici (“pensieropugno”, “sguardobugia”…) o giocando con le assonanze e le consonanze che creano effetti dì straniamento (“assenza assassina”, “Bràdipo dei Maldentati/brancoli tra lucifughi bruchi/imbracando ubriacature e/sole”), o attraverso veri e propri coni (“follettare”, “algebrava”…).
Tuttavia questi giochi di parole non nascondono una concezione del poeta come “saltimbanco” di crespuscolare memoria, perché qui il (la) poeta non “si diverte pazzamente” né chiede di essere lasciato/a in pace perché possa continuare nel suo divertissement, anzi, ella è una “guitta di pessimo umore”, una donna dotata di una acuta sensibilità sentimentale e sociale, non più una bambina, ma una donna che, crescendo, con dolore ha scoperto che le hanno mentito quando le hanno detto che diventare adulti significava perdere la propria sete di giustizia, la rabbia nei confronti dell’ingiustizia, diventare cinica (“Mi sono fatta donna – amore mio/una persona – e per questo ora/vado sola”) .
La rabbia del cuore, difesa dai compromessi della vita adulta, è il sentimento dominante sotteso alla raccolta, perciò la poesia, lungi dall’essere evasione, è ancora impegno, militanza sul fronte della vita, suonata a volte come tuba guerresca in difesa della dignità, della civiltà, della pace, nel generale dilagare della cattiveria (“Un po’ mi annienta/il dilagare della cattiveria”).
Ma è già il domani della speranza che “azzurra l’orizzonte”, di quella speranza che come lei nutrono “altre donne naso all’aria sguardo bellicoso, (…) donne spiritose”, che si rifiutano di assuefarsi alla routine delle convenzioni sessiste e all’inautenticità e alla violenza dei rapporti sociali e, forti della loro intelligenza, del loro spirito critico e della loro autonomia, provate dai duri colpi della vita, sanno ancora confidare nel domani.
La originalità e la complessità della raccolta consiste nella capacità della Santoro di essere riuscita a rinnovare la poetica della parola, mettendo al bando le vecchie parole dbusate, “inadeguate a dire”, “palle al piede di questa rabbia del cuore nauseato” e creando parole in grado di esprimere e tradurre il grido e/o il silenzio che scaturisce da questa non comune sensibilità e coscienza (“a me sola appartiene/ il privilegio di gridare”).
Una sensibilità capace di incantarsi ancora davanti al cielo turchino, all’azzurro del mare, al verde dei prati, di guardare alla vita con la pulita ingenuità degli anni di un’infanzia definitivamente andata solo in un corpo invecchiato che si fa fatica a riconoscere come proprio.
Ma verso dove andrà il domani è un mistero, imprevedibile come l’amore, imprevedibile come la poesia, perché “per l’amore e la poesia questo accade: /non sai dove arrivi/ né il perché della partenza”…
Marinella Fiume
1