Incantamentí
quotidiani
della Santoro
SILVIO PERRELL&
ANNA Santoro (nella foto) ha raccolto i suoi versi in un libro che delinia molto bene la sua fisionomia di poetessa (lei ama autodefinirsi poeta, ma a me piace lasciarle la sua femminilità, senza nulla togliere alla sua espressività). Certincan-tamenti: è questo il titolo, pubblicato nèll collana Elleffe diretta da Cesare Ruffato per Marsilio. Il primo degli incan-tamenti mi sembra racchiuso con molta semplicità in questi versi: «Mia madre mi donò quale sono! mostrando l’indicibile I il sogno – vita e creazione! Ma una sera mentre mi accarezzava/ – io mi confidavo -! capì di avere esagerato! : troppo candore nelle mie parole / distese di mare pace amore / – un assoluto puro! Questo la fece impallidire di dolore! scomparve il suo soiriso ! vergognosa di avere esagerato la disegnare zuccherose – lugubri scene! E io le avevo creduto».
Quella della Santoro è una semplicità raggiunta, dove la storia e la cronaca, l’essere donna e la solitudine si mesco-lano in una figurati-vità lieve. A volte viene in mente il nome di Vivianne Lamarque. Ma la Santoro racconta i suoi incantamenti con un tono di voce
e un gioco di sguardi con il lettore che sono tutti suoi; rag-
giunti, per l’appunto, come a un appunta-mento fissato da tempo.
Si capisce il valore tematico e a più facce della parola scelta per reggere il frontespizio: l’incantamento avviene quando la mente mira se stessa, o quandosi ferma davanti a qualcosa o a qualcuno che ha il potere di sospenderla nel tempo. E in questi momenti- in questi certmc-antameti e non in altri, nei propri, nei privati e nei pubblici – che i versi si dondolano sulla lingua e possono depositarsi in equilibrio instabile sulla pagina. Come quando si evoca addirittura la felicità, così poco nominata e additittura spesso osteggiata nel corso del Novecento: «Felicità e i! pensiero I che mi pensi/ è scendere nell’aria / frizzantina mattutina / non incontrare poverelli I per la strada! avere in poco tempo! libri alla Nazionale / andare con amiche / nei bar della sera / scrivere poesie fragiline / Felicità è il tuo sorridere! al vedermi».
Le aveva creduto, alla madre, nelle prime iniziazioni all’ascolto emotivo, e pur nel suo candore adesso sfregiato dall’esperienza del tempo avverso, continua a crederci; ed è in questo crederci, nel risalire ogni volta alla fonte della lingua-madre, che la Santoro vive la sua espressività, fatta di studi, di prosa narrativa e diversi. Di sicuro questo nuovo suo libro segna per lei un punto di sicura conquista nel suo sfaccettato percorso.
Per lei e per i lettori