Breve nota su Fanny Salazar Zampini

Figura importantissima per la storia delle donne e del femminismo, scrittrice, giornalista, impegnata in grandi battaglie sociali, Fanny Salazar merita un ricordo di tutte noi, a patto che la si legga restituendole i meriti che ebbe e l’eredità che ha lasciato nei nostri geni.

Avendo letto una scheda su di lei (su un’importante rassegna di figure femminili) assolutamente “neutra”, pubblico questa breve nota che riprende ciò che scrissi in Il Novecento. Antologia… Bulzoni 1987, Scrittici, in Campania… 1998, e in altre occasioni.

 Antiche lotte, speranze nuove (Tocco, Napoli, 1891), opera fuori dai canoni tradizionali di Fanny Salazar Zampini, è un bellissimo diario di vita e di lavoro che lei scrive raccontando la sua infanzia felice in un ambiente politicamente progressista. La madre, Dora Calcutt, colta e gentile, accoglie nel suo salotto politico-culturale illustri perso­naggi, il padre, Demetrio Salazar, è un fervente patriota di origine calabrese trapian­tato gio­vanissimo a Napoli, esiliato dopo il 48 e rifugiatosi per qualche anno a Bruxelles.  Lì nasce Fanny nel 1853.

Fanny ha sette anni quando, nel 1860, è a Napoli tra le braccia del padre a salutare l’arrivo di Garibaldi. E tra Napoli (con puntate di lavoro e di riflessione in Calabria, a Cava dei Tirreni, a Resina…) e Roma, a parte numerosi viaggi in Italia e all’estero, trascorre la sua difficile vita di donna combattiva, colta, instancabile lavoratrice sempre gravata da problemi economici.

La sua condizione di donna sola (dopo la separazione dal marito, muoiono, tra l’82 e l’83, anche i genitori), unita alla sua intelligenza e alla sua sensibilità, la porta ad af­frontare nella vita e nella scrittu­ra quelle te­matiche fondamentali che già abbiamo segnalato in altre scrittrici del tempo, soprattutto quella del divorzio e quella del diritto al lavoro per ogni donna.

Ordinaria di lingua e letteratura inglese nella Scuola superiore di magistero femminile di Roma, Fanny prepara un Programma della scuola per ragazze. I punti essenziali sono: educazione all’autostima, alla libertà intellettuale di pensiero e di azione, formazione per un lavoro indipendente. Ma Fanny vuole an­che che le donne studino il diritto, le leggi che le riguardano, per sapersi difendere e per saper attac­care, insomma per esprimersi in piena autonomia ed essere soggetti forti, diremmo oggi, riconosciuti dal Paese e quindi con la possibilità di contribuire, dal proprio punto di vista, al progresso generale.

Della sua vastissima attività letteraria (scrittrice, traduttrice, saggista, ricercatrice, divulgatrice), iniziata da giovanissima ma abbracciata come professione alla fine degli anni ’70[i], ricordo: la raccolta di novelle Tra l’ideale e il reale (Rondinella, Napoli, 1879), Manuale di economia domestica (1880), Cenno sui co­stumi del popolo napoletano (1880), Briciole (Tip. Carluccio, Napoli, 1881), Costumi popolari (di Napoli) (in Memorie di Napoli…, C.A. Bronner e C.ia, Napoli, 1882), Uno sguardo sul­l’avve­nire delle donne in Ita­lia (E. Detken, Napoli, 1886), Antiche lotte, speranze nuove (Tocco, Napoli, 1891), La vita e le opere di Robert Browning ed Elisabeth Barrett (Ed. nazionale, Torino-Roma, 1907, ma già Tocco, Napoli, 1896, col titolo Robert e Elisabeth Browning), Cavalieri moderni (Voghera, Roma, 1905), Studi sulla vita e le opere di Cristina Rossetti e Jane Austen (1922), Olivia Agresti Rossetti (Nuova Antologia, Roma 1922), Margherita di Savoia, prima regina d’Italia (Tip. Irlandese, Roma, 191.).

Fanny è anche conferenziera e giornalista importante: nel 1881 dirige la collana “Bi­blio­teca azzurra”, nell’86 fonda “La Rassegna degli interessi femminili”[ii] e nel 1901 fonda “The Italian Review”[iii]. In tutti i suoi scritti, nelle conferenze, negli interventi ai convegni, nel suo giornale, Fanny, partendo dalla propria esperienza, affe­rma la necessità che tutte le donne abbiano indipendenza economica e culturale, per poter essere libere, autonome, sicure di sé, e, insieme, che sia recuperata la memoria della storia delle donne[iv].

Unica tra le italiane, parteci­pa al Congres­so In­terna­zionale femminile a Washington, con una rela­zione che non può portare di persona, ma che le procura let­tere e conoscen­ze d’ol­tre oceano.  Nel 1889 va a Parigi per il Congresso inter­nazionale delle opere ed istitu­zioni femminili, e prosegue per l’Inghilterra, dopo essere riuscita ad ottenere un incarico ufficiale che le copra le spese. Nel 1890 manda un intervento, La donna italiana nella beneficenza, alla Esposizione delle Arti e delle industrie fem­minili di Firenze[v].

Con le pubbliche conferenze, tra le quali segnalo Schiavitù in Africa[vi] (ma Fanny sposta il discorso sulla schiavitù delle donne), Convenzionalità e riforme, Igiene e bel­lezza, Carità[vii], La unità della patria[viii], L’Italia all’estero[ix], Fanny porta avanti, con altre donne[x],  due importanti o­perazio­ni: la battaglia per il riconoscimento delle professionalità femminili[xi] e quella della visibiliz­zazione del corpo femminile, elemento fonda­mentale di svelamento e di eversione[xii].

In Antiche lotte, speranze nuove (ma anche altrove) i diritti delle donne che Fanny rivendica (al lavoro, alla libertà, al rispetto, alla visibilità) contraddicono quel corpo debole, quella fragilità nervosa che sempre più diven­tavano le caratteristiche assegnate alle donne dalla lettera­tura del tempo[xiii]. In più Fanny osa affrontare il discorso dell’educazione sessuale e propone corsi di ana­tomia e fisiologia per eliminare le morbose sentimentalità, le ipocrisie e i miti decadenti del romanticismo i­dealista.

Fanny denuncia che le casalinghe non vengono riconosciute come lavoratrici, che le donne non hanno diritto al voto e non godono di pieni diritti civili, che la condizione delle maestre è insostenibile sia dal punto di vista economico sia da quello di immagine sociale e professionale. E si batte perché vengano approvate leggi contro i sedutto­ri, per la ri­cerca del­la paternità, per la tutela dei bambini abban­donati, fino a proporre che, se gli uomini non vogliono riconoscere la pate­rnità, si ­torni al Matriar­cato. Convinzione di Fanny, ripetuta da lei più volte, è che i paesi ci­vili sono tali se tale è la condizione delle donne.

La questi­one femminile diventa questione sociale, culturale, eco­nomica, per la produttività, per la cultura, per la morale di un paese.

In Olivia Agresti Rossetti (nipote del poeta Dante Gabriele e di Cristina Rossetti), Fanny scrive una biografia che mette in luce, in modo appropriato, questa donna, colta, intelligente, conferenziera, organizzatrice culturale, manager, politica. E legge, come ho anticipato, in modo nuovo (per i tempi) Elisabeth Barrett, Cristina Rossetti e Jane Austen.

Tutti questi temi (in particolare il diritto di voto e di lavoro per le donne, il divorzio, la ricerca della paternità, l’educazione e la cultura per le donne, ma anche lo sfruttamento del lavoro da parte del Capitalismo, le leggi ingiuste e il rapporto delle donne con le Istituzioni…) sono presenti anche in Cavalieri Moderni, romanzo “a tesi”, forse non compiuto perfettamente sul piano narrativo ma rispondente ad una scelta precisa, dichiarata in apertura dall’autrice citando una affermazione di Mazzini sul valore e sulla necessità della scrittura “impegnata”. Cavalieri Moderni che, nei propositi di Fanny, doveva essere il primo “di una serie di romanzi, intesi a rappresentare la società contemporanea”, resta un romanzo interessante. Ripresa dallo sguardo femminile, viene rappresentata una realtà dove le donne devono fare gran fatica ad uscire dai ruoli fissati. Ciascun personaggio è emblematico di mentalità negative o, al contrario, libere da pregiudizi: l’uomo vanitoso, fatuo e cinico, la fanciulla inesperta, la donna intelligente e colta, il politico progressista, eccetera. Le loro storie si sviluppano, a volte parallele, per rincontrarsi nel finale tragico, che tuttavia non rinnega le ragioni dell’impegno.

 

[i] Nei primi anni ’80, Fanny si trasferisce a Roma per cercare lavoro. Già nel 79 Matilde Serao la invita a collaborare al “Giornale di Napoli”. Fanny ha mille impedimenti di carattere familiare e la collaborazione sarà saltuaria, ma da allora tra Matilde e Fanny si stringe una importante amicizia.

[ii] La sede del giorna­le divie­ne salotto intellettuale, frequentato anche dal giovane Croce, e punto di riferimento di donne che a Fanny raccontano le proprie storie di emarginazione, di violenza, di povertà, di ingiustizie subite. Di Croce, scrive Fanny: “un mio giova­ne amico…. dotto e modesto cultore di studi storici…”  in Antiche lotte, speranze nuove, cit.

[iii] Nella Prefazione a Olivia Agresti Rossetti, del 1922, Fanny ricorda che “vent’anni or sono” aveva fondato “The Italian Review” , rivista di politica, letteratura, scienza, arte, archeologia, industria, agricoltura,  con diffusione in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il giornale venne pubblicato dal dicembre 1900 a tutto il 1902.

[iv]Cfr. il bellissimo articolo “Difendiamoci!” (in “La rassegna degli interessi femminili”, cit..) che rivendica l’importanza di Eleonora Pimentel Fonseca e Luigia Sanfelice, contro i gesuiti, le ipocrisie, la maldicenza, l’ignoranza.

[v] Questo intervento, insieme a quello di altre scrittrici, sarà incluso in: La Donna italiana descritta da scrittrici italiane in una serie di conferenze all’esposizione Beatrice di Firenze, Civelli, Firenze, 1890.

[vi] Conferenza tenuta a Napoli nel 1889. Con essa abbiamo il debutto di Fanny come oratrice, e lei stessa racconta il panico (e la forza per vincerlo) in Antiche lotte…, cit.

[vii] Conferenza tenuta a Reggio Calabria nel 1896, pubblicata con Prefazione di F. Cavallotti (Tip. Messaggi, Treviglio, 1896).

[viii] Conferenza tenuta in Calabria nel 1896, pubblicata da Pierro e Veraldi, a Napoli, nel 1896.

[ix] Conferenza tenuta a Roma, all’Associazione della stampa, nel 1901 e pubblicata dall’Officina Poligrafica Romana, nel 1902.

[x] Per lo meno dalla Mozzoni, molte furono le donne, femministe suffragiste, donne politicamente impegnate o scrittrici, che osarono esporsi al pubblico con le conferenze. Cfr. Michela De Giorgio, Le italiane dall’Unità ad oggi, Laterza, Bari, 1992, specie pp. 397 e seg.

[xi] Le conferenze sono a pagamento e tra le motivazioni che spingono Fanny c’è quella importantissima delle ristrettezze economiche.  Si noti che una delle protagoniste di Cavalieri moderni, è una giovane donna, separata, intellettuale, che mantiene i figli facendo conferenze e collaborando ai giornali.

[xii] La Commissione Municipale blocca a lungo la pubblicazione del suo libro sull’igiene, perché lo giudica “non spiri­tuale”: Fanny, infatti, ha attribuito alla fisicità quanto in genere era attribuito alla morale. E’ una questione che si sostanzia proprio nel linguaggio: ad esempio, la Commissione imputa come colpa grave a Fanny, di aver usato il termine “sensazioni” e non “sentimenti”.

[xiii] Si pensi alle nevrotiche protagoniste di tanti romanzi, alle pallide e svenevoli creature dalle vene pulsanti e dagli occhi cerchiati, si pensi a D’Annunzio. Le donne sono pallide, ribatte Fanny, perché portano busti troppo stretti, non curano il corpo, non fanno ginnastica, non respirano, non escono in strada liberamente.