Le ragioni dell’odio

Non c’è alcun dubbio che il fascismo, inteso come violenza, prevaricazione, avidità, uso e incremento dell’ignoranza, attenzione agli interessi personali, mito dell’omaccione nerboruto e padrone, sia presente in Italia e che a Roma, e non solo e già da tempo, abbia dato una ennesima prova di sé, della sua esistenza e della sua buona salute.

Per anni lo abbiamo visto farsi strada strisciando nei mille anfratti e buchi neri che tanti hanno ignorato, anzi, promosso, strumentalizzato, accarezzato. La cultura del fascismo, pur se, di tanto in tanto, denunciata da inchieste e additata in fenomeni erroneamente reputati folklore dalla cattiva stampa, non solo si è sviluppata e inacerbita in circoli circoscritti ma ha influito sulla condotta e sui linguaggi dei partiti di destra e di tanta parte della popolazione. Ricordo gli stabilimenti balneari dedicati, i proprietari di armi intervistati con accanto simboli fascisti e nazisti, e i partiti del boss e della virago, a cinguettare di libertà. E non solo. Anni fa, con amici, sono capitata (e ne siamo subito fuggiti) in un ristorante nei pressi di Arezzo, addobbato con ritratti del duce, svastiche e armi, e quando il giorno dopo raccontai il caso a esponenti della sinistra aretina, chiedendo come fosse possibile che stesse lì, aperto, tranquillo, quelli mi risposero “vabbè, sono riflussi inoffensivi”, e potrei continuare.

Sebbene estremamente minoritari, i partiti e i gruppi che si ispirano alla cultura fascista e nazista, e alle loro azioni, sono presenti sul territorio apertamente e sempre più diffusamente. Se una volta i fascisti si infiltravano in cortei di protesta di vario genere, oggi ne prendono la testa e permeano di sé tutta la manifestazione. Il che incide. Logico che la prima evidente mossa delle Istituzioni è, dovrebbe essere, mettere fuori legge questa gentaglia. Lo si chiede da tempo e lo stupore è che ancora non si sia fatto.

Ma non basta. E vorrei aggiungere un’altra riflessione.

Mai come in questi tempi sono nauseata dal quadro generale. Siamo super informate/i dello sfruttamento criminale del pianeta e delle sue conseguenze, letteralmente bombardate/i da notizie tipo: guerre, morti, catastrofi, fame, persone in condizioni inimmaginabili, nuove malattie (l’attuale pandemia è una pacchia in questo senso per i commentatori), penuria delle risorse elementari del pianeta, prosciugamento dei mari, scioglimento dei ghiacciai, inquinamento delle acque, e pure dell’aria. Insomma il pianeta sta morendo. E assieme a ciò, bombardate/i da sfilate di moda milionarie, appartamenti superlussuosi, stili di vita inimmaginabili, trasmissioni che spingono e mostrano giovani che vogliono “realizzare i loro sogni”, lusso e plauso come unica possibile realizzazione di sé, eccetera eccetera.

E ancora: sappiamo bene (non solo noi “rivoluzionarie/i: i dati compaiono in tg di quasi tutte le reti e su quasi tutti i giornali) che la forbice tra paesi ricchi e poveri, e, all’intero dello stesso paese, tra poveri e ricchi, sta aumentando. Si chiacchera tanto dei diritti civili (che ovviamente appoggio e desidero) perché, ammettiamolo, riguardano più fortemente la classe media, eppure anche i diritti civili non vanno avanti, anzi vengono attaccati perfino quelli elementari. La violenza sulle donne è sbandierata senza pudore, glorificata in tante trasmissioni che apparentemente la denunciano, in alcuni paesi vengono modificate leggi e conquiste femminili per anni date per acquisite (es. l’aborto).

Nel frattempo, in tutto il mondo, e l’Italia è in prima fila, ogni pur minima forma elementare di riequilibrio di ricchezze o di difesa dell’ambiente è scartata con sdegno da benestanti, ipocriti e ignoranti e miopi e egoisti. E, forse ancora più grave, la stessa nozione di “cultura” sempre più viene rappresentata come valore neutro, cioè slegata e indipendente dai corpi che la producono e dalle ragioni per cui viene prodotta. E soprattutto dalla funzione che le è sempre stata riconosciuta.

Ricordo i grandi dibattiti sulla scuola di decenni fa, sulla didattica, sulla differenza e seguente scontro tra semplice trasmissione di convenzioni di classe e patriarcali e cura delle capacità critiche. Oggi gran parte dei libri di testo che ho guardato sono semplicistici, superficiali, ancora nutriti di una impostazione violenta, patriarcale e di classe, con il contentino, in alcuni, di stralci ipocriti sulla necessità dell’inclusione (si badi: dell’inclusione) di altre culture e popoli e di ogni genere di identità (!!!).

Eppure, la rabbia il dolore e la frustrazione che avverto, è niente di fronte a quella di milioni di persone, rincitrullite, in più, da una scuola da decenni priva o quasi di senso critico, di passione di intelligenza, di ricerca di etica e bellezza, e dall’indecente rete di comunicazione che abbiamo.

Durante gli anni del cosiddetto terrorismo, era molto in voga l’espressione “il brodo di cottura dell’estremismo” e lo si cucinava in tutte le salse. Attualmente quel brodo è semplicemente presente qui, ora, in tv, sui giornali, per strada, a cinema, nei libri, negli sguardi e nei comportamenti, oltre che incarnato da orrendi individui che si insiste a definire “i nostri politici”.

Dopo l’attacco alle torri gemelle ci furono alcuni che, al di là di analisi articolate e ricostruzioni, si chiesero: perché l’America è tanto odiata?

Bene, ora mi chiedo: perché è tanto odiato il nostro governo, le nostre istituzioni, le nostre leggi? E mi rispondo che è perché è ingiusto, perpetua le ingiustizie, non si occupa né si preoccupa del livello di tensione, di scontento, di sofferenza, e di stupidità a cui non mette rimedio, anzi: col suo (no)fare, incoraggia.

Tutta questa farsa attorno a vaccini e green pass, comunque la si pensi, è ridicola. Tutto lo spazio dato alla pandemia (importante certo però) è stata la scappatoia per non parlare di ciò che rende tanto difficile affrontarla. Tutti questi personaggini che sgomitano per apparire in tv non sono più simbolo dell’autoreferenza e della vanità di quel singolo che crede che se non è “nominato e visto” non è nessuno, sono diventati il comune sentire di una sottocultura che pervade tutto.

Insomma le ragioni dell’odio sono nel nostro vivere, e i sentimenti più gettonati e pubblicizzati sono: risentimento, rabbia, desiderio di rivalsa, quale che sia e in qualsiasi modo, e così via.

In questa situazione le donne… mi fermo.