Da: certincantamenti (Marsilio 2014)

                   

Pensieropugno scoppia e ammicca
a quel superstite nucleo indefinibile
accarezzato ancora in me

Tantotutto è squallore di mediocrità presenti
il coro smaliziato mi ammonisce
a curvare visioni percezioni desideri
e insulta la capacità di respirare
e di volare – così chino il capo
e confesso inopportuna onnipotenza
di memorie accarezzate dolorose
nate dallo sguardobugia dei mattini

*****************************

Se riesci a immaginare una grande
camera bianca pulviscolosa in soppiatti
o scostumati prepotenti raggi
luce accecante strane zone d’ombra
se la guardi senza misurarla considerando
ogni dettaglio e non accetti insidie
da presunzioni di ingannevole contezza
e accogli il pieno in quello spazio vuoto

se esegui senza accettare vertigine da altezza
o da luogo chiuso e ti lasci scivolare
in buchi neri da toccare e seguirne curve lisce
contorni imprevedibili
se ti poni in ascolto abbracciando forte il corpo
per ricordare che tu sei ora – qui
ma anche più complessa e misteriosa
se intanto sorridi accettando rughe
di concentrazione o disappunto

allora forse percepirai variabile la soglia
tra rumori e suoni – inesistente l’ombra
senza luce e impossibile
ogni forma in luce senza ombra

*************************

Tu dici che posso lasciare l’inverno
rivestirmi con pelle di seta ed
entrare nel sole.
Così vado al mercato a
cercare raggi di luna e latte d’asina
trovo solo rospi cresposi e veline lacerate
(dal mio stesso rossore).

Ho paura del sole – dei suoi doni (dei tuoi) –
delle note che il mare conserva
delle cartoline perché nulla
accade a chi è chiusa nel vento
sulla montagna stregata.
e della tua cravatta perché
amo quelle gialle e turchine un poco gualcite

Ma anche io amo i treni – lo sai –
perché non è detto se parti o se arrivi
(ci sono più salite o discese
in questa città ? )
E’ vero fa caldo Ma ho messo cubetti di
ghiaccio nel colletto della camicia
: non devo dormire.

***************************

Piccola figlia di mio figlio
fagiolina non ancora pensata
ranocchietta dolcissima
raggino di sole
uccellina dalle ali potenti

se ti penso
ti vedo protetta da amore
non posso pensare il dolore

ti vedo tenera e forte
non posso immaginare la morte

ti vedo minuscola e bella
non posso concepire la guerra

Così non posso accettare
bambine e bambini
con altri destini

Recensioni

Incantamentí
quotidiani
della Santoro
SILVIO PERRELL&
ANNA Santoro (nella foto) ha raccolto i suoi versi in un libro che delinea molto bene la sua fisionomia di poeta. Certincan¬tamenti: è questo il titolo, pubblicato nella collana Elleffe diretta da Cesare Ruffato per Marsilio. Il primo degli incan¬tamenti mi sembra racchiuso con molta semplicità in questi versi: «Mia madre mi donò quale sono! mostrando l’indicibile I il sogno – vita e creazione! Ma una sera mentre mi accarezzava/ – io mi confida¬vo -! capì di avere esagerato! : troppo candore nelle mie parole / distese di mare pace amore / – un assoluto puro! Questo la fece impallidire di dolore! scomparve il suo sorriso ! vergognosa di avere esagerato a disegnare zuccherose – lugubri scene! E io le avevo creduto».
Quella della Santoro è una semplicità raggiunta, dove la storia e la cronaca, l’essere donna e la solitudine si mesco¬lano in una figurati¬vità lieve. A volte viene in mente il nome di Vivianne Lamarque. Ma la Santoro racconta i suoi incantamenti con un tono di voce
e un gioco di sguar¬di con il lettore che sono tutti suoi; raggiunti, per l’appunto, come a un appunta-mento fissato da tempo.
Si capisce il valore tematico e a più facce della parola scelta per reggere il frontespizio: l’incantamento avviene quando la mente mira se stessa, o quan¬do si ferma davanti a qualcosa o a qualcu¬no che ha il potere di sospenderla nel tempo. E in questi momenti- in questi certincan-tamenti e non in altri, nei pro¬pri, nei privati e nei pubblici – che i versi si dondolano sulla lingua e possono depo¬sitarsi in equilibrio instabile sulla pagina. Come quando si evoca addirittura la felicità, così poco nominata e addirittura spesso osteggiata nel corso del Novecen¬to: «Felicità è i! pensiero I che mi pensi/ è scendere nell’aria / frizzantina mattuti¬na / non incontrare poverelli I per la strada! avere in poco tempo! libri alla Nazionale / andare con amiche / nei bar della sera / scrivere poesie fragiline / Felicità è il tuo sorridere! al vedermi».
Le aveva creduto, alla madre, nelle prime iniziazioni all’ascolto emotivo, e pur nel suo candore adesso sfregiato dall’esperienza del tempo avverso, conti¬nua a crederci; ed è in questo crederci, nel risalire ogni volta alla fonte della lingua-madre, che la Santoro vive la sua espressività, fatta di studi, di prosa narra¬tiva e di versi. Di sicuro questo nuovo suo libro segna per lei un punto di sicura conquista nel suo sfaccettato percorso.
Per lei e per i lettori