Le autrici che ho scelto per questo “speciale”,  Maria Savy Lopez,  Elda Gianelli,  la Contessa Lara,  Marinska,  Willy Diaz, appartengono a quella schiera di scrittrici italiane riconosciute e stimate ai loro tempi, successivamente cancellate dalle storie letterarie, dai cataloghi delle case editrici, dalla memoria.

La poesia, Tacete o maschi,  è di Leonora de’ Conti della Genga, una nobildonna colta del sec. XIV di cui non si conosce altro che il nome. Ci pare una buona epigrafe delle pagine che vi offriamo da leggere e assaporare. E’ una poesia che ci è arrivata, con altre, solo grazie al lavoro di Luisa Bergalli, scrittrice e giornalista del sec. XVIII, moglie “bisbetica” del poeta Gaspare Gozzi e autrice, oltre che di commedie,  dell’Antologia di poetesse italiane Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo (Venezia, 1726), che è venuta alla luce grazie al lavoro del Catalogo… da me realizzato.

I cinque racconti qui presentati sono stati scritti e pubblicati tra il  1892 e il 1927. Sono testi reperibili solo in biblioteca. Per quel che riguarda il linguaggio e la struttura narrativa, credo che questi racconti siano tra i più belli della tradizione letteraria dell’epoca. Sono delle sorprese per la studiosa, di quelle che si ricevono quando si sa cosa si sta cercando e si dedica tempo, capacità, energia ed amore a cercare. Mi auguro che lo siano anche per le lettrici “nuove” perché sono racconti che costituiscono un esempio alto di scrittura che smentisce chi, pur ammettendo che magari sì qualcosa le donne scrivevano,  precisa che questo “qualcosa” è comunque lontano anni luce dalla produzione maschile o anche da quella femminile di altre nazioni. Mentre, assieme alle altre riletture o scoperte che in questi anni si vanno facendo riguardo la scrittura femminile italiana, questi racconti costituiscono una risposta (naturalmente ancora parziale dal punto di vista quantitativo) a chi ancora stia a chiedersi se le donne in Italia abbiano scritto o addirittura perché non lo abbiano fatto.

Di diversa provenienza, con tragitti differenti, con scelte ed esiti vari, le cinque autrici hanno in comune il fatto che, assieme ad altre scrittrici loro contemporanee,  introducono nella narrativa italiana il punto di vista femminile.  Non solo i personaggi femminili sono assolutamente protagonisti, ma l’occhio,  la mano, il corpo e la testa di chi scrive lo è. In tutti (tranne che in Padron Paolo) c’è un io narrante dichiaratamente femminile, nel quale ampiamente si identifica l’autrice che racconta la leggenda o l’evento che l’ha vista spettatrice. In questo modo, senza equivoci, è detta la realtà dal punto di vista femminile, è svelata l’esistenza stessa di una prospettiva di genere, e vengono fissati tasselli di coscienza, concetti formalizzati in immagini di immediata chiarezza. Così Maria Savy Lopez mette in campo e sottolinea la centralità dell’intelligenza e della capacità delle donne; Elda Gianelli sottolinea quanto il possesso del potere nelle mani degli uomini sia decisivo per i destini delle donne; Eva Cattermole rappresenta uno spaccato di dolore in un ospedale di Napoli, dove donne-madri pagano il loro tributo alla miseria materiale e al dolore avvertito e sofferto in quanto donne, in quanto cioè persone che soffrono per i figli (non c’è un padre a piangere); Marinska tesse una storia che è rilettura moderna di un rapporto d’amore, mettendo a fuoco il senso profondo di una sola frase pronunciata dall’uomo dopo la prima notte d’amore (“Alzati e va a prepararmi una minestra paesana…”); Willy Diaz, infine, colpisce con parole  cattive la banalità della donnina in viaggio di nozze, ma, suo malgrado quasi, avverte una misteriosa comune appartenenza con quell’altra tanto diversa da lei. E questo è indicativo di quanto, anche nella raffigurazione delle “altre”, le non protagoniste, le umiliate, le vinte, le addomesticate, giochi sempre il punto di vista femminile. Le “altre” sono criticate, nei loro confronti vengono fissate distanze che poi però cadono in nome di una non ben definita né fino in fondo chiara, eppure reale e vissuta “solidarietà femminile”.

Questi racconti, dati alle stampe rispettivamente nel  1892 (Padron Paolo), nel 1894 (Leggende del mare), nel 1914 (Agl’Incurabili), nel 1921 (Vendetta), nel 1927 (Venezia), scandiscono il cambiamento dei tempi nell’Italia a cavallo dei due secoli: dallo svelamento della brutalità maschile, si va verso una sempre maggiore libertà del pensiero e dell’azione delle donne, per lo meno di colei che racconta.  Sempre più siamo in presenza di donne sicure di sé, spigliate. Perciò appare tanto più significativo che, ad esempio, Marinska prenda spunto da una storia apparentemente lontanissima da lei e che Willy Diaz si occupi di una donna egualmente distante e alla  quale parrebbe non debba prestare la minima attenzione.

Questi racconti pongono anche dei problemi e forniscono anche delle indicazioni.

Per esempio per quante si chiedono (studiose di  discipline storiche,  filosofiche,  sociologiche…oltre che letterarie) dove cercare le fonti, i documenti che diano notizie dei costumi delle donne, dei loro pensieri, della loro mentalità, dei loro desideri, del loro immaginario, oltre che delle loro azioni, l’indicazione che viene anche da questi racconti è questa: nel “farsi” e nel “fatto” dell’opera (in questo caso letteraria) c’è materia di indagine. Forse in pochi altri “luoghi”  (nella tradizione orale, per esempio: ma è più difficile da rintracciare) è possibile trovare “tracce” tanto significative.

E soprattutto la cancellazioni di questi e di altri nomi di donne e la cancellazione delle loro opere fa prendere atto del fatto che le autrici, proprio perché attive,  forti, autonome, furono attaccate con una violenza che conferma la loro esistenza e la loro azione di disturbo.  Cioè la cancellazione subita fa prendere atto sia della resistenza da parte delle donne e sia della durezza usata dal Potere. E fa, inoltre, cogliere con maggiore chiarezza l’ambiguità del sec.XIX.

L’Ottocento infatti si presenta come momento chiave della ristrutturazione della società italiana con la sua spinta all’omologazione ad un modello prefissato (maschile, nordico, unitario, borghese) e che anche in campo letterario stabilisce i canoni (grazie a De Sanctis) della letteratura, cancellando tutto ciò che non sia funzionale a questo schema, cioè tutta la letteratura così detta minore, popolare, minoritaria, e femminile. Questo Ottocento toglie potere alle donne: a quelle che nell’aristocrazia un potere l’avevano esercitato, uno spazio pubblico l’avevano occupato, e anche alle borghesi, per le quali radicalizza il ruolo familiare, assegnando loro una serie di compiti non remunerati e non riconosciuti come “produttivi”. In quanto alle altre, saranno gettate indifese in lavori mal pagati e guardate con sospetto (le maestre, le cameriere, le impiegate). Per le contadine e le operaie il discorso è ancora più drastico, ma è altro. Dunque, le donne nell’Ottocento perdono potere, quel potere che solo una parte di esse possedeva, questo è certo, ma che comunque costituiva una parvenza di “licenza di esistere”,  una prova della loro  “visibilità”.

Eppure nello stesso Ottocento nasce il movimento femminista e -finalmente lo stiamo scoprendo- si registra la diffusa presenza di scritti di donne impegnate a livello intellettuale e politico. La presenza di queste scrittrici e l’evidenza degli attacchi che esse subirono dalla cultura allora egemone è prova  dell’esistenza di una diffusa rete femminile della quale esse furono interpreti.

Ma si comprende anche che, oltre le azioni e gli attacchi da parte del potere maschile, evidentemente c’è stato un problema in più e decisivo: quello della mancanza di pubblico forte, cioè di un pubblico che sostenesse a dovere le sue scrittrici e le sue interpreti. Un errore che non va ripetuto.

 

 

Anna Santoro

 

MARIA  SAVI  LOPEZ

Maria Savi Lopez nacque a Napoli nel 1846. Musicista, poeta, narratrice, studiosa di letteratura italiana, fu ricercatrice, a livello internazionale, di tradizioni popolari e di leggende. Insegnante, si occupò dei problemi della scuola e dell’educazione. Morì nel 1940. Della sua vastissima produzione, cito: Casa Leardi (Torino,1886), Versi (Torino 1886), Battaglie nell’ombra (Torino 1887), Leggende delle Alpi (Torino 1889), Fra le Ginestre (Napoli 1892), Nei paesi del Nord (Torino 1893), Leggende del mare (Torino 1894), Miti e leggende degli indigeni americani (Milano 1894), La dama bianca (Catania 1899).

In Leggende del Mare, da dove è tratto il brano che segue, Maria Savi Lopez raccoglie leggende, fiorite in tutti i tempi e in tutti i luoghi, sul mare, e le racconta con un linguaggio coinvolgente, narrandoci anche di streghe, di sirene, di fate. E’ un’opera di alta sensibilità poetica e di acuta indagine analitica, ricca bibliograficamente e sparsa di puntuali citazioni, riferimenti e rimandi a studi utili per eventuali approfondimenti della ricerca.

 

ELDA GIANELLI

Elda Gianelli nacque a Trieste nel 1848. Del 1879 è la prima raccolta di versi Fuscelli, stampata a Napoli, di cui scrisse molto bene anche il giovane Scarfoglio. Dopo la ristampa (1880) del libretto, seguono altre raccolte di poesia, accolte sempre con calore dalla critica: Sonetti (Milano 1885), Riflessi (Firenze 1889), Sonetti a Nella (Trieste 1894), Tenue stile (Rocca S. Casciano 1895). E seguono anche opere di narrativa:  Incontro, Racconti e bozzetti (Trieste 1892), Due amori (Milano 1911), Nebbie dorate (che ebbe gran fortuna e fu anche pubblicato a puntato sull’Indipendente di Trieste e su Il resto del carlino di Bologna). Elda Gianelli collaborò anche a giornali, tra i quali La donna di Venezia e La Margherita di Cosenza.

Elda Gianelli appartiene al numero di quelle scrittrici che, inspiegabilmente, sono cadute nell’oblio pur essendo di una sicura qualità. Ciò che colpisce in lei è la sua maturità e la sua padronanza sia riguardo il linguaggio, compiuto, personale, sia riguardo la struttura del racconto.  Sia infine riguardo problematiche più specificamente “femminili” da lei, più che affrontate, dette con una autentica posizione di avanguardia, che appare nè faticosa nè provocatoria, ma naturale, vissuta.

Il racconto che segue è tratto da Incontro.

 

EVA  CATTERMOLE  MANCINI  (CONTESSA LARA)

Evelina Cattermole nacque nel 1849 a Firenze.

Nel 1867 pubblica la prima raccolta di versi Canti e ghirlande  che le procura immediata notorietà.  Nel 1871 sposa il tenente Eugenio Mancini e insieme si danno a una vita mondano-culturale.  Lei si interessa in particolare all’ambiente della scapigliatura e lui riprende presto le  avventure galanti, come era uso nella “buona” società.  Ma la natura libera e appassionata di Eva non le fa accettare un matrimonio tradizionale. Anche lei ha una relazione e, assendo donna, è subito scandalo. Eugenio Mancini uccide in duello il rivale, i coniugi si separano.  Eva Cattermole si stabilisce di nuovo a Firenze (dopo Roma, Napoli, Milano), frequenta artisti e intellettuali, svolge attività giornalistica (sul quotidiano Fieramosca).

Finalmente nel 1883 pubblica, presso Sommaruga,  Versi, firmandosi “Contessa Lara”.  E’ un successo.

Negli anni seguenti, continua a collaborare con vari giornali (Tribuna illustrata, La donna, Roma letteraria, Il Capitan Fracassa, Il Fanfulla della Domenica, L’illustrazione italiana...), si trasferisce a Roma, pubblica altre raccolte di poesia (E ancora versi, Firenze 1886; Versi, edizione arricchita in cinque parti, Napoli 1892-1895), approdando ad uno stile personale, e inizia a cimentarsi anche nella prosa. Pubblica libri per ragazzi, romanzi e racconti, tra i quali: Così è (1887), L’innamorata (Catania 1892), Storia d’amore e di dolore (Milano 1893).

Nel 1896 muore, uccisa con un colpo di pistola da Giuseppe Pierantoni, un pittore col quale conviveva e che aveva illustrato Il romanzo della bambola (Milano 1895).

Postumi uscirono: Nuovi versi (1897), Storia di Natale (Rocca S. Cascaino 1897), Lettere intime (Roma 1897), Novelle (Napoli 1914), Racconti e novelle (Napoli 1917)….

Il racconto che segue è tratto da Novelle.

 

MANTICA  PESAVENTO  BARZINI   (MARINSKA)

Di Mantica Pesavento per ora so solo che nel 1905 sposò Luigi Barzini, noto giornalista, e che ebbe quattro figli.

Il racconto che segue è tratto da Senza titolo-Novelle (Firenze, Bemporad, 1921),   un volumetto di 237 pagine che raccoglie 14 storie.

Nella prima pagina, prima del frontespizio, dove c’è di solito il titolo del libro,  credo che  lei stessa abbia dettato:

Senza titolo, senza ritratto dell’autrice, senza dedica, senza prefazione, ma,  speriamo non senza lettori

 

FORTUNATA  MORPURGO  PETRONIO  (WILLY  DIAZ)

Anche di questa scrittrice so pochissimo.

Nata nel 1872 a Trieste, scrisse, pare, il primo romanzo a 18 anni.

Conobbe Giovanni Cena che la incoraggiò a pubblicare in Nuova Antologia alcune novelle ed ottenne immediato riscontro da parte di critica e di pubblico, tanto che poi le fu facile continuare a scrivere e a pubblicare ( alcuni romanzi furono anche tradotti in inglese e francese).

Alcuni titoli: Il romanzo di un cuore, Gli occhi aperti, Maria Lamberti, La cattiva moglie, Uomini, L’errore di Alberta, L’amica innamorata….).

Fu redattrice del Carlino, del Corriere di Genova, del Corriere mercantile.

Certamente dovè trovare insopportabile  questo suo nome così pomposo e adottò l’agile Willy  (qualche volta Villy)  Diaz (o Dias).  Firma con questo pseudonimo anche il racconto che segue, tratto da Seduzioni, rivista letteraria fondata a diretta da Amalia Guglielminetti.

Le Seduzioni, con sottotitolo “Raccolta quindicinale di novelle seducenti”, fu pubblicata a Torino dal 1926 al 1929