Attualità (pur se datata nel linguaggio) del mio diario

21-11-77

La sfiducia, l’angoscia delle classi medio-basse, porta, a lungo andare, al fascismo. Vedono ciò che succede attorno e, essendo piccoli borghesi, e non la “classe rivoluzionaria”, pensano di non poter fare nulla. Stanno male e vivono drammaticamente ogni aspetto della vita, tenendo fermo che “tanto tutto è inutile, la vita è una merda”. E’ minima la differenza (ma è fondamentale)  tra chi ha coscienza politica e chi non ce l’ha, tra chi sa perché sta male e sa fare un’analisi di sé e della realtà, e chi no. In questo senso il fascismo ieri ha potuto legare a sé gli scontenti, gli sballati.

Di fatto una parte del fascismo, quello “intellettuale”, basandosi sull’ignoranza politica di questa classe, portò a soluzioni e scelte reazionarie, ma la gente non era sempre reazionaria, era scontenta.

Oggi, se ci si avvilisce costatando tutti i giorni e in tutti i casi la propria individuale impotenza, ci si chiude nel personale (che altrimenti è cosa fondamentale e  scoperta essenziale) e si diventa apolitici, non si prende posizione, nulla stupisce, (e in questo senso Breckt parlava della funzione del teatro che presenta le cose sempre con un senso di scoperta e di meraviglia, non di consueto, e Lenin sosteneva che la meraviglia è rivoluzionaria).