Certe volte ho paura. Certe volte temo che tra, non so, die­ci, venti anni, si di­mentichi tutto, cioè si dimentichi il diritto di tutti a una vita vera, si chiudano gli occhi di fronte alle guerre, alle radici della violenza, alle condizioni tremen­de di tante perso­ne, ai giochi di ruolo che fanno tanti pubblici personaggi. Si dimenti­chi quanto purtroppo sia vero che esistono perso­ne privilegiate e altre no, per­so­ne che vivono una vita che non è degna di questo nome. Mi auguro che all’ipocrisia di questi anni non si sosti­tuisca la tracotante affermazione del diritto del più forte. Perché, ricordatelo, non si deve accettare, mai, in nessun caso, questa logica del più forte, fosse anche quando si spacciasse per senso della modernità, coscienza del reale, eccetera. Sì, bisogna conoscere la realtà, ma ricordare che noi ne facciamo parte. E’ una questione di sentimenti. Perché abituarsi al dolore, alla povertà, alla violenza, alla disperazione, indurisce il cuore. E anche l’intelligenza. Di fronte allo spa­zio, al tempo, non siamo niente, è vero, ma siamo tanto ora, qui. Io so bene che il mondo è, e che non pos­siamo essere così folli da star lì a pensare sempre di cam­biarlo…però, caspita, perché no? Almeno un poco, perché no?