Elisabetta Sirani

 

Nata a Bologna nel 1638, ivi morì, forse per un’ulcera perforante che i limiti della medicina coeva diagnosticarono come decesso per sopravvenuto avvelenamento, nel 1665.
Nella secentesca Bologna, cittadina in cui avevano operato diverse pittrici famose come Properzia de’ Rossi e Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani era considerata, per le proprie straordinarie capacità artistiche, una sorta di virtuosa. La sua pittura era stimata di qualità suprema, denotante la grande familiarità dell’autrice con i modelli antichi e con quelli contemporanei diffusi a Roma, Firenze e Bologna. Benché la pittrice operasse col padre Gian Andrea (1610-1670), pare che egli avesse agli esordi avversato l’educazione alla pittura della figlia anche se poi si risolse a curarla lui stesso; l’abilità di Elisabetta suscitò ammirazione frammista a incredulità per le capacità raggiunte dalla sua vena creativa, tanto da costringere l’artista ad accettare l’impegno in prove pubbliche per tacitare l’assurdo sospetto su una segreta attribuzione al genitore delle opere da lei invece realizzate.

Pittrice ed incisore dall’età di diciassette anni, aprì un proprio studio molto presto, lavorando per committenti privati; la sicurezza conseguita nel settore inventivo innescò una spinta verso l’avviamento alla didattica, difatti ella promosse localmente diverse allieve consentendo il formarsi di un circolo femminile. Era così abile che a soli ventisette anni, quando morì, aveva già compiuto un cospicuo numero di opere, sovente firmate, eseguite con singolare maestria e buon disegno: più di 170 quadri, 14 acqueforti e numerosi schizzi. In molti aneddoti si narra del rapido metodo pittorico adottato dall’artista, come quando Cosimo III de’ Medici visitò lo studio dell’artista nel 1664 e le ordinò una Madonna che venne compiuta in così poco tempo che il gran duca poté portarla via con sé prontamente.
Di Elsabetta Sirani si apprezzano la grande sensibilità, la forza della pennellata, la lucida e lirica organizzazione spaziale, le invenzioni artistiche, forse da ricondurre al maestro ideale della pittrice, il felsineo Guido Reni, uno dei maggiori artisti italiani della prima metà del XVII secolo.

Il National Museum of Women in the Arts di Washington conserva, tra le altre opere di Sirani, la tela della Vergine e il bambino (1663), commissionati dal secentesco signore Paolo Poggi; riproducendo un momento dolce ed intimo di Maria e Gesù, quello in cui l’Infante circonda con una corona di rose il capo della madre, Sirani usa sottili accorgimenti per rappresentare la Madonna, dall’incarnato olivastro, ed il bambino, dalle guance rosee e paffute: numerosi sono i toni di bianco, rosso e blu per far risaltare madre e figlio dallo sfondo scuro. Nella sua opera più drammatica e maestosa Giuditta con la testa di Oloferne (), tema di nutrita rivisitazione “femminile” al quale pittrici seicentesche quali Fontana o Artemisia Gentileschi dedicarono rilevante attenzione, Sirani restituisce alla posa dell’eroina l’eco di una “distratta” partecipazione al progetto cruento, con la spada ormai appoggiata a terra in posizione di “riposo” mentre riceve l’aiuto della complice fantesca nel mantenere tra le mani il capo decapitato del sovrano. La mitica commistione di eros e thanatos è incarnata da Salomè (), che presenta l’aspetto di una dama vestita con abiti di foggia seicentesca, quietamente impegnata nel trasporto del vassoio contenente l’agognato trofeo, che riduce l’efferata teatralità dell’evento.
Opere:

Maddalena Penitente, 1660 () Olio su tela, Pinacoteca Nazionale, Bologna

Autoritratto n.d. Olio su rame, Pinacoteca Nazionale, Bologna

Susanna e Vecchioni, Olio su tela, Pinacoteca Nazionale, Bologna

Giuditta con la testa di Oloferne, n.d. , Olio su tela, Walters Art Gallery, Baltimore, Maryland

Madonna del latte, n.d. , Olio su tela, Narodni Gallerie, Praga 1638 – 1665

Bibliografia:

Monografie:

  1. Baker, Elisabetta Sirani, Her Life, Her Influence, and Her Legacy.Masters thesis, University of Cincinnati, Cincinnati, Ohio, 1995.

Cataloghi:

Maestri della pittura del seicento emiliano, Palazzo dell’Archiginnasio, Bologna, Italy, 1959.

Women Artists: 1550-1950, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California, 1976.

Italian Drawings: From the Sixteenth to the Eighteenth Centuries, Sarah Campbell Blaffer Gallery, University of Houston, University Park, Texas, 1985.

The Primacy of Drawing: An Artist’s View, The South Bank Center, Bristol Museum Art Gallery, Bristol, England, 1991.

Bibliografia:

  1. Sutherland Harris e L. Nochlin, Women Artists, 1550-1950, New York: Alfred A. Knopf, 1984.
  2. Bryan, Dictionary of Painters and Engravers, 5 vols. George Williams, ed. New York, New York: Macmillian, 1903.
  3. Pettyes, Dictionary of Women Artists: An International Dictionary of Women Artists Born Before 1900, Boston, Massachusetts: G. K. Hall, 1985.
  4. Sparrow, Women Painters of the World,New York, New York: Hacker Art Books, 1976.
  5. Waters, Women in the Fine Arts, Boston, Massachusetts and New York, New York: Houghton Mifflin, 1904.

Articoli:

  1. Broun, A. Gabhart, Old Mistresses, Women Artists of the Past. “Walters Art Gallery Bulletin” no. 24 (Aprile 1972).

Edwards e Evelyn Foster. Elisabetta Sirani. “Art in America” vol. 5 (Agosto 1929).

  1. Faxon, Elisabetta Sirani: Bolognese Jewel. “Boston Globe” (Luglio 13, 1972).
  2. Stapen, Who Are the Women Old Masters?“Artnews”  (Marzo 1994).

 

 

Allegra Alacevich