Miei testi degli anni ’60

*
assaporare
le cose
bere
la luce
diventare
sole
rompere
il mare
portarne via
un pezzo
tra le mani
strappare
la coda del vento
tirarmela indietro
attorcigliata
al braccio
afferrare
stelle
staccare
un quadrato
di cielo

*
Tutte le lune
di questo universo
dovrebbero scendere
sulle loro terre

Vedremmo allora
quei grandi occhi
delle nostre lune
laghi di lacrime
chiuderli per sempre

*
suono di chitarre
lontano
i ragazzi cantano
alla luna
senza saperlo
il loro amore

*
ubriacata di vento
stordita dal rombo del mare

*
tu
fermo
con la mia mano tra le mani
suonavi su di lei
tutto il tuo amore

*
sei solitario
come un contadino vecchio
che mai ha voluto vendere
la sua terra
e come lui
sei ostinato

hai mani larghe
un po’ tozze

mi parli
occhi socchiusi

*
quel contadino
guarda la sua terra
che ha dovuto vendere
con lacrime di bimbo
che cade la prima volta

ora sa il dolore
delle volte che verranno
e sta pensando
di portare con sé
all’indomani
un po’ di terra
in un sacchetto

*
momenti di follia stupendi
fiori robusti su steli di neve
una mano sul fianco

*
Questa superba
estrema malattia

quanti di v o i fa
malati immaginari

credete d’esser vivi
e siete morti

*
Il capo ricciuto
piegato di lato
Ulisse guardava
la riva lontana

Lui sa del canto
di quelle sirene
vuole ascoltare
senza rischiare
Si fa legare
al palo centrale

Ai buoni compagni
-tappate le orecchie-
penserà poi
a raccontare

*
scaviamo il mare
occhi attenti
senza sapere
in quale ricordo
rifugiarci

ingombri pesanti
superarli
e vincerli
questi giorni

*

Eri
nera
e alta
eri
volto severo
folte ciglia abbassate
unica tua dolcezza
eri
labbra morbide
pallore della pelle
eri
capo eretto
qualche volta
ripiegato sulla
mano per
chiudere negli occhi il
tuo silenzio

Eri c o s i’ poi
ti piacque
vivere un gioco

e per un poco
fu un gioco
questo piccolo corpo
biondo

Ora è il tuo
: i suoi sorrisi teneri
tutto il suo sgomento
la sua curiosità
non puoi p i ù lasciare

*
azzannerò alla gola
la bestia di sangue
che semina lutti

sputerò quello che
ha nelle vene

strapperò
con colpi sicuri
occhi di brace
e visceri molli

*
Sei arrivata dove
neanche io ero riuscita
Sottile ora
ora disperata
commossa a volte
trepida tenera padrona

Dissacrante per i miei pensieri
ironica per le mie speranze
amara per i miei sorrisi
o r a
sei immensaaaaaaaa nel dolore

*
Oscure quasi oscene
parole si rincorrono pigre
(fuori si muore)

Tremanti g r i d i a m o
la nostra appartenenza alla v i t a