Anna Santoro, Le Amiche di Carla, Filema, 1999

Recensione di Mercedes Arriaga, in Immaginazione, n.176, 2001

La restituzione di una Storia recente dell´Italia, raccontata da voci inconsuete. Voci di giovani donne, e da un punto di vista ancora più inconsueto: quello dei sentimenti, delle incertezze, delle contraddizioni personali. Anna Santoro apre uno scorcio di luce rassicurante su ciò che si nasconde dietro la Stortia ufficiale, anonima e “neutrale”, compilatrice di date e fatti. Si tratta della rassicurazione di sapere che quelle che sono venute prima di noi hanno dubitato, si sono perdute, hanno lasciato delle cose incompiute alle spalle e ci hanno lasciato delle domande sempre valide, domande condivise.

Le amiche di Carla è un romanzo autobiografico corale, dove i ricordi e le aspirazioni di tre donne (Rosanna, Renata, Nina, si intrecciano attorno alla figura di Carla, la loro insegnante di filosofia. Poi c´è anche Chiara, la figlia di Carla che dopo la morte violenta della mamma in qualche modo entra a far parte della storia. Ognuna di queste donne parla con voce propria, ma allo stesso tempo fa un discorso generazionale, che torna dagli anni settanta, per “il piacere” (che direbbe R. Barthes) di chi legge, con tutta la sua freschezza in una sintassi veloce e spumeggiante che dimentica le virgole e lascia le righe a metà per saltare appresso. Si direbbe un “chiacchierare di donne”, ma anche fra donne, attraverso lettere e pensieri con le donne morte e con le vive, con le donne conosciute soltanto attraverso testi e con le donne con cui si è cresciute. Anna Santoro, che ha passato molte ore nelle biblioteche leggendo testi di altre donne sa raccontare questo legame che va oltre l´erudizione e l´intellettualismo, un legame dove la passione si insinua perché i testi che leggiamo sono inseparabili dalla nostra esistenza (“Rinunciare alla passione, alle passioni per tutto ciò che c´era attorno, ci sembrava sempre che dovesse significare, stasi, abbrutimento, chiusura”).

L´interruzione, la sospensione delle parole, l´incompiutezza delle frasi, il cortocircuito caratterizzano questo “racconto parlato”, quasi a sottolineare l´impossibilità di rinchiudere la vita in teorie, in un “Ideologia” totalizzante perché c´è sempre un punto di fuga e questo punto sembra essere fatto apposta per le donne, da sempre abituate a posizioni scomode, posizioni mobili, “posizioni di mezzo”. Le Amiche di Carla è un romanzo sul coraggio delle donne che si trovano in questo punto critico dove le teorie fanno acqua al contatto con la vita avida e mutevole. Il che non significa lasciare da parte l´impegno politico e i grandi ideali di trasformazione, ma semplicemente la necessità di non dare per scontata la semplice vita, che scontata non è (“Io prendevo in giro Nina perché diceva di cercare il “punto di leva” per sollevare il mondo, e la verità è che ero io a cercarlo. Lo cercavo e non l´ho trovato, anzi forse ho smesso di cercarlo perchè sono stata distratta da altro: dalla vita”).

Le amiche di Carla cercano un equilibrio fra l´io e il mondo, perché comunque hanno messo al primo posto i sentimenti e la ricerca della felicità. La loro è una forma mentis aperta verso la vita, che si scontra con l´ambiente degli uomini impegnati, loro compagni, rinchiusi nelle consegne dei partiti. Sono donne ancorate al proprio corpo e alle persone con cui lo condividono: i figli, gli amanti. E´ questo ancoraggio che segna la dualità delle donne, che anche quando partecipano al mondo delle idee dei maschi sono viste con sospetto (“Lì erano tutti uomini, alcuni intelligenti altri meno, che contribuivano però tutti ad una atmosfera di soffocamento e chiusura che io non sempre sopportavo”).

La domanda implicita che queste donne si fanno è come salvare la distanza fra la verità e la vita ed è così che scaturisce la loro “confessione”, un genere che, come Maria Zambrano dice, “ha osato riempire il vuoto e l´abisso creatosi per l´inimicizia fra la ragione e la vita”. Si può dire che la confusione fra tempo del racconto e tempo della vita riflette le vicende ribelli e confuse di tutta una generazione, ma anche la confusione che caratterizza la giovinezza come periodo di formazione e di contestazione. Dagli anni del liceo, l´epoca in cui tutto è possibile e la vita è materia trasformabile e mutevole, man mano che il libro va avanti, gli anni dell´allegria di Rosanna, si trasformano nell´invisibilità di Renata, nell´assenza presente di Nina e nella continuità di Chiara. Cioè, l´immediatezza e la spontaneità diventa a poco a poco ricordo e riflessione sul vissuto (“I miei gesti mi appartengono, seppure ora appartengono a questa storia che non mi appartiene. Allora forse dire “questa storia” è troppo semplice. Ci sono tante realtà in ciascuna storia. Così poi viene fuori quella che chiamiamo la Storia”).

Le amiche di Carla è un racconto sull´amicizia, è un racconto dove l´amore è l´unico intermediario fra la vita e le teorie sulla vita (“hanno detto che questo è incapacità di sintesi, o anche incapacità alla teoria, all´astrazione, alla filosofia. Invece è amore e attenzione alla vita, è cura per ciò che abbiamo e per ciò che c´è attorno”), è un racconto sul carattere frammentario, ma anche unico di ogni singola vita, è un racconto dove una scrittrice ricorda delle donne e queste donne a sua volta ricordano una donna che è stata speciale per loro. La Storiografia dimentica la partecipazione delle donne, la Letteratura dimentica i testi delle donne. Le amiche di Carla fanno del ricordo una specie di cordone ombelicale, Anna Santoro scrive per consegnare a noi un ricordo.